Meloni-Sunak, ecco perché le parole dure sui migranti non servono
di Enrico Franceschini , di Enrico FranceschiniC'è qualcosa di paradossale nell'incontro a Downing Street tra Rishi Sunak e Giorgia Meloni: due leader europei uniti dalla comune posizione di porte chiuse ai migranti, quando le loro storie personali e nazionali contengono lezioni sull'importanza di tenere le porte aperte.
Sebbene sia lui stesso figlio di immigrati indiani, il premier britannico vuole deportare in Ruanda gli immigrati che attraversano la Manica, una decisione giudicata illegale dalla Corte Europea dei Diritti Umani.
E la premier italiana si preoccupa di fermare i barconi nel Mediterraneo, mentre la sua visita a Londra dovrebbe farla riflettere sulle centinaia di migliaia di nostri connazionali che non possono più cercare lavoro su questa sponda del Canale a causa della Brexit: in fondo erano migranti anche quelli.
Purtroppo per l'Europa, Sunak e Meloni non sono i soli a mancare di una visione a lungo termine sul problema. Il piano di fondi europei per la Tunisia è fermo.…
C'è qualcosa di paradossale nell'incontro a Downing Street tra Rishi Sunak e Giorgia Meloni: due leader europei uniti dalla comune posizione di porte chiuse ai migranti, quando le loro storie personali e nazionali contengono lezioni sull'importanza di tenere le porte aperte.
Sebbene sia lui stesso figlio di immigrati indiani, il premier britannico vuole deportare in Ruanda gli immigrati che attraversano la Manica, una decisione giudicata illegale dalla Corte Europea dei Diritti Umani.
E la premier italiana si preoccupa di fermare i barconi nel Mediterraneo, mentre la sua visita a Londra dovrebbe farla riflettere sulle centinaia di migliaia di nostri connazionali che non possono più cercare lavoro su questa sponda del Canale a causa della Brexit: in fondo erano migranti anche quelli.
Purtroppo per l'Europa, Sunak e Meloni non sono i soli a mancare di una visione a lungo termine sul problema. Il piano di fondi europei per la Tunisia è fermo. Il presidente francese Macron manda i gendarmi a Ventimiglia, come succede ogni volta che tira aria di crisi ai confini con l'Italia. Lampedusa è al collasso per gli sbarchi.
Sei mesi or sono, la leader di Fratelli d'Italia aveva scommesso su un asse con Grecia, Malta e Visegrad, i Paesi dell'Europa Centrale (Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Polonia), per fare la voce grossa con Berlino e con Parigi allo scopo di costringere la Ue a rivedere le sue politiche sull'immigrazione, ma il risultato è il caos. Alla prova dei fatti, la politica delle dure parole non serve a nessuno.
Davanti all'assenza di una politica di vigilanza dignitosa e di un piano comune per l'Africa, in questo momento l'unico leader europeo, anzi mondiale, che mantiene idee chiare e il coraggio di esprimerle sembra papa Francesco. Il pontefice si prepara a volare a Budapest per dire al premier ungherese Orbán che non è immaginabile risolvere la questione alzando muri.
Un messaggio analogo dovrebbe provenire da Bruxelles. Ma il dibattito in corso a livello europeo ha dimostrato, come sottolinea un recente simposio dell'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, che il sistema attuale per governare i flussi migratori in Europa è disfunzionale e non offre risposte.
Le domande essenziali da porsi sono tre. In che modo la Ue dovrebbe equilibrare la protezione delle vite dei migranti e dei suoi confini esterni con la promozione della solidarietà fra gli Stati membri? Come verrà ridisegnata l'Europa dalla migrazione nell'arco dei prossimi decenni? E come può essere migliorato il sistema per governare la migrazione a livello europeo?
Ecco un altro paradosso: la retorica sui migranti occulta il fatto che le soluzioni a quesiti del genere, in sostanza, sono ben note da tempo a tutti. Una politica di accoglienza condivisa fra i 27 membri della Ue; un efficace coordinamento con i Paesi nord-africani nella lotta ai trafficanti di esseri umani; e un vero e proprio "piano Marshall" di aiuti economici all'Africa per diminuire alla radice la necessità dell'emigrazione di massa.
Nulla di misterioso, ma se ogni capitale d'Europa continua a fare per conto proprio, la situazione potrà soltanto peggiorare. Certo non migliorerà, se l'argomento viene affrontato alla stregua di una ricorrente emergenza.
"Come comunità globale, abbiamo davanti a noi una scelta", ripete il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres, "vogliamo che l'immigrazione sia una fonte di prosperità e di solidarietà internazionale, o un sinonimo per disumanità e tensioni sociali?"
Intanto la Russia invade l'Africa militarmente con i mercenari del Gruppo Wagner, che gioca un ruolo chiave anche dietro le quinte del conflitto tra avidi generali golpisti in corso in Sudan, e la Cina invade l'Africa economicamente, per appropriarsi delle sue risorse naturali.
L'Europa, che a differenza di Mosca e Pechino ha l'Africa davanti a casa, sta a guardare, perde occasioni, si divide. Non è con iniziative come l'opportunistica amicizia fra Sunak e Meloni che si affronta la sfida geopolitica oggi più seria, insieme alla guerra in Ucraina, per il nostro continente.