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Intelligenza artificiale, con l'innovazione l'Ue ha una chance

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Siamo a un bivio che richiede ambizione e visione. Dovremmo guardare all'esempio del Cern, simbolo di unità e progresso scientifico. Promuovendo la cooperazione globale, possiamo sviluppare infrastrutture tecnologiche, conoscenza e applicazioni dell'IA incentrate sull'uomo per affrontare le più grandi sfide
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Come previsto è arrivato il contraccolpo: migliaia di esperti di tecnologia e accademici hanno chiesto una temporanea moratoria sull'uso dei sistemi avanzati di IA per motivi di sicurezza. Il divieto di ChatGpt da parte del Garante della Privacy italiano, l'uso non autorizzato di materiali protetti da copyright osteggiato dall'industria musicale e la collisione tra diritti degli artisti e intelligenza artificiale in una storica controversia legale evidenziano ulteriormente la necessità di un intervento regolatorio, che non può che arrivare dall'Europa.

Sin dai tempi degli antichi greci e del mito del vaso di Pandora, l'umanità ha riflettuto sulle complesse conseguenze del progresso tecnologico. L'atto di Pandora di aprire la scatola ha rilasciato sia il male che la speranza nel mondo, proprio come l'attuale "scatola nera" dell'intelligenza artificiale. Queste tecnologie offrono vantaggi, ma comportano anche potenzi…

Come previsto è arrivato il contraccolpo: migliaia di esperti di tecnologia e accademici hanno chiesto una temporanea moratoria sull'uso dei sistemi avanzati di IA per motivi di sicurezza. Il divieto di ChatGpt da parte del Garante della Privacy italiano, l'uso non autorizzato di materiali protetti da copyright osteggiato dall'industria musicale e la collisione tra diritti degli artisti e intelligenza artificiale in una storica controversia legale evidenziano ulteriormente la necessità di un intervento regolatorio, che non può che arrivare dall'Europa.

Sin dai tempi degli antichi greci e del mito del vaso di Pandora, l'umanità ha riflettuto sulle complesse conseguenze del progresso tecnologico. L'atto di Pandora di aprire la scatola ha rilasciato sia il male che la speranza nel mondo, proprio come l'attuale "scatola nera" dell'intelligenza artificiale. Queste tecnologie offrono vantaggi, ma comportano anche potenziali rischi e implicazioni per il futuro del nostro mondo.

L'intelligenza artificiale sta attraversando una crescita senza precedenti. Ogni mese vengono rilasciati nuovi modelli sempre più potenti che raggiungono prestazioni sovrumane: dalla manipolazione e analisi del testo alla generazione di immagini e software, al riconoscimento vocale e biologia computazionale.

Una crescita che genera un incredibile afflusso di talento e capitali. Il primo trimestre del 2023 ha visto 21 miliardi di dollari di capitali privati diretti all'intelligenza artificiale generativa, cifre record nei supercomputer e una vera a propria guerra per il controllo dell'hardware di nuova generazione, cruciale per addestrare i sistemi di intelligenza artificiale.

Tuttavia, il venture capital sembra dare priorità al miglioramento delle capacità di tali sistemi rispetto allo studio del loro funzionamento. È per questo che si parla di black boxes, scatole nere sempre più capaci, ma non necessariamente più sicure ed etiche. Il risultato sono modelli accessibili senza restrizioni solo alle aziende private, che si sviluppano senza supervisione alcuna da parte dei governi o del mondo accademico.

E infatti questi sistemi in apparenza sembrano "allineati" con i valori umani. Invece sono inclini alla cosiddetta "allucinazione" (termine usato dall'industria stessa) e rivelano simultaneamente i loro pregiudizi, imprevedibilità e potenziale uso improprio.

Dovremmo astenerci dal lanciarci in una inutile corsa allo sviluppo della cosiddetta "Intelligenza artificiale generale", una specie di Intelligenza con proprietà divinatorie che, dando priorità all'efficienza, trascura il potenziale impatto nefasto, compreso il costo della sua generazione, di cui il cambiamento climatico è solo la manifestazione più recente.

L'Europa si è mossa in maniera coraggiosa con la proposta di un quadro normativo generale, una vera e propria Costituzione per l'era digitale, che include la legge sui servizi digitali, la legge sui mercati digitali, la legge sulla governance dei dati e la legge sull'intelligenza artificiale. Leggi rivoluzionarie che possono diventare un modello per il resto del mondo.

Ora il Parlamento europeo è chiamato a deliberare sull'AI Act, il primo tentativo al mondo di regolamentazione orizzontale dell'Intelligenza artificiale. Un quadro regolatorio che ha al centro la trasparenza algoritmica, e definisce promettenti metodologie tecniche come l'audit degli algoritmi, valutazioni d'impatto e l'obbligo di accesso ai dati aziendali.

Come anche evidenziato dal garante italiano, è fondamentale che le aziende non sfruttino i dati personali senza consenso e che le piattaforme si assumano la responsabilità dei media sintetici che pubblicano, che si tratti di testo o altri media che diffondono disinformazione, incitamento all'odio o altri contenuti dannosi.

La trasparenza algoritmica è necessaria anche per la difesa dei diritti dei lavoratori delle piattaforme, come previsto dalla relativa direttiva dell'Unione che vuole proteggere i lavoratori da trattamenti iniqui e sfruttamento dovuto ad algoritmi che agiscono in maniera opaca e senza giusta governance.

La leadership dell'Europa nella regolamentazione digitale è ben nota, ma la nostra attenzione deve ora spostarsi sul capitalizzare il nostro potenziale di innovazione scientifica, tecnologica e industriale.

Come dimostra la recente inaugurazione del Centro per la Trasparenza algoritmica della Commissione europea, l'Europa è pronta ad assumere la leadership nella regolamentazione dell'intelligenza artificiale e delle piattaforme Big Tech, promuovendo al contempo un'innovazione radicata nei nostri principi e valori democratici. Dati e innovazione al servizio dell'interesse pubblico, ad esempio per migliorare la sanità, l'educazione, la mobilità, e rendere più ecologiche le nostre città.

Con una politica industriale proattiva e un programma di innovazione ambizioso, l'Europa può garantire la propria autonomia strategica e resilienza. Investendo nella crescita di campioni deeptech, formando un milione di ricercatori in tecnologie all'avanguardia e promuovendo una solida rete di trasferimento tecnologico, l'Europa può riprendersi la sua posizione di leader globale nell'innovazione.

Siamo a un bivio. Un momento che richiede forte ambizione e visione. La metafora del "momento Sputnik" che richiama la rivalità della Guerra Fredda, spesso usata negli Stati Uniti, non coglie il vero spirito della migliore tradizione scientifica europea.

Dovremmo invece guardare all'esempio del Cern, simbolo di unità e progresso scientifico. Promuovendo la cooperazione globale su larga scala, possiamo sviluppare infrastrutture tecnologiche, conoscenza e applicazioni dell'IA incentrate sull'uomo per affrontare le più grandi sfide dell'umanità.

È tempo che l'Europa presenti al mondo un modello di innovazione che ne assicuri l'autonomia strategica e la competitività dando priorità all'interesse pubblico. Un modello che garantisca la piena partecipazione democratica, la sovranità dei nostri dati, la protezione dell'ambiente, e dei diritti fondamentali di cittadini e lavoratori.

Francesca Bria, esperta di innovazione digitale, è presidente del Fondo Nazionale Innovazione