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Clima, se Biden è un alleato

Il presidente cercherà il secondo mandato alla Casa Bianca nel 2024. Il voto degli ambientalisti può pesare. Senza dimenticare la variabile Trump
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La ricandidatura di Joe Biden per un secondo mandato alla Casa Bianca è una buona notizia per il clima? Poche ore dopo la diffusione del video con il quale il presidente americano annunciava la sua decisione di correre per essere rieletto, il New York Times evidenziava come molti giovani elettori democratici, attentissimi alle questioni ambientali, difficilmente perdoneranno a Biden il suo via libera, il mese scorso, a Willow, un progetto da 8 miliardi di dollari per trivellazioni petrolifere su terreni federali in Alaska.


Le più severe con l'anziano leader americano sono state le attiviste Sophia Kianni, Greta Thunberg e Vanessa Nakate che hanno firmato un …

La ricandidatura di Joe Biden per un secondo mandato alla Casa Bianca è una buona notizia per il clima? Poche ore dopo la diffusione del video con il quale il presidente americano annunciava la sua decisione di correre per essere rieletto, il New York Times evidenziava come molti giovani elettori democratici, attentissimi alle questioni ambientali, difficilmente perdoneranno a Biden il suo via libera, il mese scorso, a Willow, un progetto da 8 miliardi di dollari per trivellazioni petrolifere su terreni federali in Alaska.


Le più severe con l'anziano leader americano sono state le attiviste Sophia Kianni, Greta Thunberg e Vanessa Nakate che hanno firmato un editoriale al vetriolo per la Cnn: "La sua decisione di dare il via libera al massiccio progetto petrolifero di ConocoPhillips non è solo un tradimento delle sue promesse durante la campagna elettorale, quando aveva detto che avrebbe fermato le trivellazioni su terre federali e aiutato gli Stati Uniti a compiere la transizione verso l'energia pulita. È un tradimento del futuro della nostra generazione". E il giorno del varo di Willow, che emetterà nell'atmosfera 9,2 milioni di tonnellate di carbonio all'anno, quanto 2 milioni di auto a benzina, il Sunrise Movement, vicino alle posizioni della democratica Alexandria Ocasio-Cortez, ha twittato: "Invece di attenersi ai propri obiettivi climatici e ascoltare i milioni di giovani che hanno sostenuto il partito negli ultimi tre cicli elettorali", hanno twittato i giovani di Sunrise, "il Presidente sta lasciando che l'industria dei combustibili fossili faccia a modo suo".


Il timore che quei milioni di giovani possano davvero mollare il Partito democratico si sta materializzando nello staff della Casa Bianca, ma la coperta è corta: spostarsi su posizioni più ambientaliste rischia di scoprire il fianco destro. Le politiche climatiche dell'Amministrazione hanno dovuto tener conto dei delicati equilibri politici di Capitol Hill. Le concessioni di Biden sui combustibili fossili, per esempio, sono da ricondurre alla necessità di tenere a bordo il senatore Joe Manchin, a lungo ago della bilancia in una maggioranza risicatissima e referente nel Partito democratico della lobby dell'oil and gas.
Se però il progetto Willow è una macchia indelebile e nera come il petrolio, Biden rivendica provvedimenti "verdi" senza precedenti. A cominciare dall'Inflaction reduction act (Ira), che stanzia finanziamenti pubblici (in totale 369 miliardi di dollari) per le tecnologie green. Ci sono poi i giri di vite dell'Epa (l'Agenzia federale per la protezione dell'ambiente) che ha imposto nuovi e più stringenti limiti alle emissioni delle auto a combustione: un modo per non vietarne la produzione ma renderla anti-economica.


Sempre l'Epa ha appena annunciato che presto potrebbe imporre nuovi limiti di emissioni anche alle centrali elettriche americane. Così da spingere fotovoltaico ed eolico, ma anche accelerare lo sviluppo delle controverse tecnologie di cattura e stoccaggio della CO2. E infatti, tra le maglie dell'Ira ci siano anche 3,5 miliardi di dollari per lo sviluppo la direct air capture, vale a dire il sequestro della CO2 dall'aria (e non dalle ciminiere). Molte associazioni ambientaliste attaccano tutte le forme di sequestro del carbonio, perché ritengono che siano un alibi per continuare a briciare combustibili fossili. Le accuse hanno coinvolto anche Biden, tanto che sull'argomento è dovuto intervenire l'inviato speciale per il clima della Casa Bianca. In una intervista al Guardian John Kerry ha precisato che "affidarsi troppo alla tecnologia per rimuovere l'anidride carbonica dall'atmosfera è pericoloso e motivo di allarme". E tuttavia ha difeso le decisioni "fossili" di Biden, da Willow alle nuove aste per le trivellazioni nel Golfo del Messico: "La guerra in Ucraina ha reso necessari più combustibili fossili, e una loro espansione potrebbe rispettare i limiti climatici, in particolare se si potessero utilizzare la cattura e lo stoccaggio del carbonio, o altri modi per ridurre le emissioni".


Tornando alle presidenziali, se da un lato Biden rischia di perdere il consenso dei giovani, dall'altro ha gioco facile ad agitare lo spettro del probabile rivale: Donald Trump. Con tutte le sue contraddizioni, la politica ambientale del presidente in carica non può essere nemmeno lontanamente paragonata a quella del predecessore, che fece uscire gli Usa dagli Accordi di Parigi. Anche gli attivisti più critici, di fronte a un nuovo duello Biden-Trump, difficilmente diserterebbero le urne. Ma lo scenario potrebbe cambiare se "The Donald" non vincesse le primarie repubblicane. Sul clima molti esponenti del Great Old Party sono più avanti dei colleghi democratici. Non tanto a Washington, ma negli Stati che governano. Il Texas e la Georgia, entrambi a guida repubblicana, sono in testa alle classifiche per la crescita delle rinnovabili.
Il clima e l'energia giocheranno dunque certamente un ruolo cruciale nelle prossime presidenziali americane. Ma è vero anche il contrario: l'esito del prossimo voto Usa sarà cruciale per il futuro del clima.