✕

Def, se la maggioranza è in ferie

Ascolta l'audio

A Montecitorio aleggia il fondatissimo sospetto che il "brutto scivolone" abbia un'altra e più imbarazzante spiegazione: il ponte. O meglio il superponte, del 25 aprile e del Primo maggio
2 minuti di lettura

Il centrodestra a trazione meloniana ha dimostrato ancora una volta di riuscire in un'impresa mai riuscita a nessun altro: farsi battere a Montecitorio potendo contare su una maggioranza del 59 per cento dei deputati.

E non su una leggina minore, o su un emendamento insignificante: sul Documento di economia e finanza - nome in codice Def - e più precisamente sulla relazione che autorizzava il governo a fare debiti per altri 7,9 miliardi. Senza i quali non era possibile approvare neanche lo sbandierato "decreto Lavoro" del Primo maggio.

I numeri sono impietosi. Dei 238 deputati della maggioranza, erano assenti ingiustificati undici leghisti su 66, nove forzisti su 44, cinque meloniani su 118 e due "moderati" su 10. Totale: 27.

Altri 17, tra i quali il capogruppo di Forza Italia, erano invece "in missione", ma l'assenza giustificata - purtroppo per il governo - non fa calare il quorum richiesto per le leggi finanziarie (la metà…

Il centrodestra a trazione meloniana ha dimostrato ancora una volta di riuscire in un'impresa mai riuscita a nessun altro: farsi battere a Montecitorio potendo contare su una maggioranza del 59 per cento dei deputati.

E non su una leggina minore, o su un emendamento insignificante: sul Documento di economia e finanza - nome in codice Def - e più precisamente sulla relazione che autorizzava il governo a fare debiti per altri 7,9 miliardi. Senza i quali non era possibile approvare neanche lo sbandierato "decreto Lavoro" del Primo maggio.

I numeri sono impietosi. Dei 238 deputati della maggioranza, erano assenti ingiustificati undici leghisti su 66, nove forzisti su 44, cinque meloniani su 118 e due "moderati" su 10. Totale: 27.

Altri 17, tra i quali il capogruppo di Forza Italia, erano invece "in missione", ma l'assenza giustificata - purtroppo per il governo - non fa calare il quorum richiesto per le leggi finanziarie (la metà più uno dei parlamentari in carica). Dunque bisognava arrivare a 201 voti, ma la maggioranza si è fermata a 195 (anzi a 190 perché cinque voti sono arrivati a sorpresa dall'ex Terzo polo).

La premier - anche lei "in missione": a Londra - si è affrettata a dire che "non è un segnale politico" ma solo "un brutto scivolone", e il buco è già stato rattoppato la sera stessa. Ma gli scivoloni non accadono mai per caso. La causa più frequente di questo tipo di incidente è la distrazione. Che è anch'essa un segnale politico.

Ventisette assenze in una votazione fondamentale possono significare, come ha detto il ministro Giorgetti, che "i deputati o non sanno o non si rendono conto". E non si sa quale delle due ipotesi sia la peggiore, tra la palese ignoranza di quei legislatori e la candida inconsapevolezza del loro ruolo.

Il fatto poi che la percentuale delle assenze di Lega e Forza Italia fosse nettamente più alta di quella di Fratelli d'Italia potrebbe essere un indizio dell'insoddisfazione che cova tra gli alleati di Giorgia Meloni per essere stati ridotti a comprimari, in una commedia dove la premier fa la sceneggiatrice, la regista e la protagonista.

Ma tutto questo varrebbe se non aleggiasse a Montecitorio il fondatissimo sospetto che il "brutto scivolone" abbia un'altra e più imbarazzante spiegazione: il ponte. O meglio il superponte, il ponte tra i due ponti: quello del 25 aprile e quello del Primo maggio.

Gli assenti naturalmente hanno negato, ma le loro balbettanti e improbabili giustificazioni ricordavano ieri la più celebre scena di scuse della storia del cinema, quella in cui (The Blues Brothers) John Belushi tenta di far credere alla fidanzata Carrie Fisher che non è stato per colpa sua se non si è presentato all'altare il giorno del matrimonio ("Ero rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. C'era il funerale di mia madre. Era crollata la casa. C'è stato un terremoto. Una tremenda inondazione. Le cavallette!").

Ora, una maggioranza che dice di voler "ridare all'Italia il ruolo che le spetta nel mondo" non ci fa una gran bella figura se i suoi deputati se la svignano come i "fannulloni" che inseguiva il ministro Brunetta prima di finire a presiedere quel Cnel del quale si dice - a torto o a ragione - che sia l'unico organo costituzionale dove l'ordine del giorno è non fare nulla.

Sarebbe dunque ora di lanciare un segnale. L'altro giorno il ministro Sangiuliano ha scritto una lettera in cui bacchettava quelli che hanno fatto il ponte proprio nel momento in cui c'era più bisogno di loro. "Per capirci - scriveva - è come se le forze dell'ordine andassero in ferie quando la città si svuota per le vacanze estive".

Lui l'ha mandata ai direttori del suo ministero, e invece avrebbe dovuto spedirla ai 27 deputati che erano assenti per il superponte. Chissà, magari sarebbe riuscito a evitare il "brutto scivolone".