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Il fumo di Londra e i conti di Bruxelles

La premier Meloni in visita a Londra cerca alleanze con i conservatori inglesi dimenticando l'Europa
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Lo sguardo oltre la Manica per non scoprirsi terribilmente isolati in Europa. La mano tesa al premier conservatore Sunak per fare squadra coi duri e puri del rimpatrio facile, quelli dei “migranti li rimando indietro, fosse pure in Ruanda”. La stessa Giorgia Meloni che si è limitata a una fugace visita alla Cancelleria di Berlino a febbraio e che non ha mai raggiunto l’ostico Macron all’Eliseo, la premier italiana che nei Consigli europei si è ritrovata puntualmente sulla sponda opposta rispetto a Francia e Germania, trasforma la tappa di Londra nella prima vera missione del suo governo. Certo, quella alla quale ha più lavorato nei primi sei mesi di governo. Due lunghi giorni per consolidare i rapporti col Paese al quale ci lega sì una forte cooperazione commerciale, ma che ha sbattuto forte la porta dell’Unione lasciandosi l’Europa alle spalle. Quarantotto ore per rafforzare due punti di convergenza strategica, gli stess…

Lo sguardo oltre la Manica per non scoprirsi terribilmente isolati in Europa. La mano tesa al premier conservatore Sunak per fare squadra coi duri e puri del rimpatrio facile, quelli dei “migranti li rimando indietro, fosse pure in Ruanda”. La stessa Giorgia Meloni che si è limitata a una fugace visita alla Cancelleria di Berlino a febbraio e che non ha mai raggiunto l’ostico Macron all’Eliseo, la premier italiana che nei Consigli europei si è ritrovata puntualmente sulla sponda opposta rispetto a Francia e Germania, trasforma la tappa di Londra nella prima vera missione del suo governo. Certo, quella alla quale ha più lavorato nei primi sei mesi di governo. Due lunghi giorni per consolidare i rapporti col Paese al quale ci lega sì una forte cooperazione commerciale, ma che ha sbattuto forte la porta dell’Unione lasciandosi l’Europa alle spalle. Quarantotto ore per rafforzare due punti di convergenza strategica, gli stessi che da ottobre ci legano in fondo alla Polonia di Mateusz Morawiecki: il sostegno all’Ucraina in chiave atlantica e l’ostilità verso i migranti.

Sta di fatto che questo primo viaggio ufficiale della presidente del Consiglio a Londra conferma come il sodalizio politico della fondatrice di Fratelli d’Italia sia rimasto intatto con i conservatori britannici. Ai tories lei si ispira, da quando pensa in grande, sognando di sbianchettare la destra italiana e guidare i conservatori europei. Del resto, è anche grazie a loro che il suo partito è approdato a Bruxelles nella storica famiglia dell’Ecr, gruppo dal quale gli inglesi sono infine usciti causa Brexit. Meloni nel frattempo è diventata presidente dei Conservatori continentali, mantenendo tuttavia intatta, alle sue spalle, una mappa geografica dell’Europa pre Brexit. La premier è rimasta esattamente lì, il calendario fermo al primo febbraio 2020 (data della ratifica dell’accordo di uscita britannica dall’Ue). E ora con loro vuole stringere una nuova alleanza.

Questo, va detto, è tutt’altro che confortante per gli interessi italiani. Perché se una rete Roma ha bisogno di costruire, ebbene è quella che deve tessere con Parigi, con Madrid, con Berlino. Non certo con Varsavia e con Londra, smaccatamente in chiave anti-Ue. Cercare la sponda britannica è un segno di debolezza, non di forza. L’interesse nazionale si difende a Bruxelles e non sulle rive del Tamigi. La sostenibilità del debito la garantisce Francoforte, non Downing Street.

La missione londinese cade per di più in ore assai concitate e complicate per i destini economici del nostro Paese. Ore in cui ci ritroviamo, unici in Europa, a rispondere della mancata ratifica del Mes, nel tentativo vano di esorcizzare un meccanismo di salvaguardia vissuto dagli euroscettici di casa nostra alla stregua di un virus. Ore in cui il governo che ci rappresenta ha manifestato perplessità, per non dire ostilità, rispetto alla riforma del Patto di stabilità prospettata da Bruxelles e accettata dai più. Come se non bastasse, da principali beneficiari del Pnrr, col suo carico da duecento miliardi, siamo in colpevole ritardo sui progetti di spesa, con la concreta possibilità di perdere le prime tranche di finanziamenti nel 2023.

Sunak a Meloni: “Sei qui anche con figlia? Che bello!”

Ecco, nello spettro di questo triplice fuoco incrociato, il duo Meloni-Giorgetti si ritrova a fronteggiare il poco rassicurante scetticismo che sta maturando di converso nei nostri confronti. Negli ultimi giorni Moody’s e Goldman Sachs hanno inferto un duro colpo ai Btp italiani. Il rating dell’Italia è a rischio, a un passo dal livello “junk”: spazzatura, con la possibilità di un declassamento il prossimo 19 maggio, accompagnato dal minaccioso consiglio da parte delle agenzie di rating di non acquistare i buoni italiani. Effetti sullo spread per fortuna non se ne registrano, per ora. Ma se il debito pubblico resta il nostro ciclopico macigno, una fuga degli investitori potrebbe costituire un serio, serissimo problema per la tenuta finanziaria del Paese.

Ecco perché le troppe manovre allegramente “eurocritiche” della premier e dei suoi spensierati ministri possono trasformarsi in un clamoroso boomerang. Ecco perché un’Italia che si candida a diventare la Polonia d’Occidente rischia di cacciarsi pericolosamente ai margini.

Giorgia Meloni fa bene a godersi queste ore di vacanza a Londra con la famiglia, dopo la missione ufficiale, ma rientri presto a casa. Metta la testa sui troppi conti lasciati in sospeso con Bruxelles. E, soprattutto, torni in Europa.