Chiunque abbia a cuore la stabilità dell'Italia deve riflettere con cura sulle condizioni finanziarie che si stanno manifestando nelle economie occidentali e sul minore sostegno che può venire dalle banche centrali. Nei prossimi mesi le circostanze potrebbero rendere la situazione italiana particolarmente difficile da gestire, tra inflazione, economia fragile e crescenti incognite sulla disponibilità di credito.
Nell'ultimo anno, la Bce ha dovuto tenersi in equilibrio tra un'inflazione troppo alta e un'economia in rallentamento. Questo esercizio acrobatico da qualche settimana è stato complicato da un terzo fattore di preoccupazione che coinvolge direttamente il ruolo delle banche c…
Chiunque abbia a cuore la stabilità dell'Italia deve riflettere con cura sulle condizioni finanziarie che si stanno manifestando nelle economie occidentali e sul minore sostegno che può venire dalle banche centrali. Nei prossimi mesi le circostanze potrebbero rendere la situazione italiana particolarmente difficile da gestire, tra inflazione, economia fragile e crescenti incognite sulla disponibilità di credito.
Nell'ultimo anno, la Bce ha dovuto tenersi in equilibrio tra un'inflazione troppo alta e un'economia in rallentamento. Questo esercizio acrobatico da qualche settimana è stato complicato da un terzo fattore di preoccupazione che coinvolge direttamente il ruolo delle banche centrali: il sistema bancario negli Stati Uniti sta mettendo in luce le fragilità che derivano da un ritorno rapido a condizioni monetarie meno generose di quelle degli anni passati. Il modello con cui le banche esercitano il loro business è messo sotto sollecitazione anche in Europa dove comincia a ridursi sensibilmente la quantità di credito fornita all'economia.
Come è prevedibile quando si procede su una corda tesa, la Bce ha scelto di dare segnali che ritiene "equilibrati". Alle colombe ha offerto un aumento dei tassi d'interesse inferiore a quello dei mesi passati. Ai falchi ha invece fatto intravvedere ulteriori aumenti dei tassi, probabilmente due entro l'estate, e una dichiarazione netta sul fatto che a Francoforte si tengono gli occhi puntati su rischi significativi di persistenza dell'inflazione. Gli aumenti salariali concordati in Germania per i dipendenti pubblici (circa 12% in due anni) fanno prevedere che i tassi europei resteranno elevati più a lungo di quelli americani. Osservando il rallentamento dell'economia, le tensioni geopolitiche e la persistenza dell'inflazione, la Banca d'Italia ha concluso - in un rapporto di fine aprile - che "i rischi per la stabilità finanziaria restano elevati anche in Italia".
In questo quadro - tassi d'interesse in aumento ed economia in rallentamento - si aggiunge l'impegno della Bce a ridurre rapidamente la montagna di titoli che ha accumulato nel proprio bilancio negli ultimi anni. L'annuncio delle ultime ore, previsto invece per giugno, è stato interpretato come un'accelerazione di questo processo. Si ha ora certezza di un'ampia riduzione dei titoli pubblici detenuti dalla Bce nella seconda metà dell'anno e ancor più nel 2024. Dal 2025 saranno lasciati scadere anche i titoli pubblici che la Bce aveva acquistato durante l'emergenza pandemica.
La Bce disporrà ancora di margini di flessibilità per sostenere un Paese in difficoltà. Tuttavia, in un quadro di tale incertezza, il rapido rientro dei programmi di acquisto di titoli rappresenta un rischio in più e non verrà sottovalutato dalle agenzie di rating che monitorano la sostenibilità del debito pubblico italiano e che seguono con attenzione le decisioni di spesa pubblica del governo. Com'è noto, Moody's ha annunciato che tra due settimane prenderà in considerazione una riduzione del rating che porterebbe il giudizio sui titoli italiani a un livello scivoloso.
Nei prossimi mesi, inoltre, le banche italiane dovranno continuare a restituire i prestiti ottenuti dalla Bce nel corso delle crisi degli anni passati. Il volume di quei prestiti supera il livello della "liquidità in eccesso" di cui ora dispongono e questo potrebbe mettere sotto pressione sia il costo della raccolta sia l'offerta di credito per l'economia.
Finora l'economia italiana ha tenuto, lo spread rimane sotto controllo, l'inflazione ha qualche effetto benefico sul rapporto tra debito e Pil e i tassi reali restano bassi. Le famiglie inoltre sembrano sopportare stoicamente gli aumenti dei prezzi. Infine, i fondi che arrivano dall'Europa, per molti punti di Pil, sostengono l'attività economica nel Paese. Tuttavia, ogni autocompiacimento è pericoloso: è vitale che la ripresa si consolidi prima che sorgano dubbi mai sopiti sulla sostenibilità del debito pubblico.