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L'escalation di Kiev

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Il Cremlino sotto attacco ha un valore simbolico: violata la sicurezza dello Zar
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L’obiettivo non era certamente quello di uccidere Vladimir Putin, che dall’inizio del Covid è rintanato nella sua residenza di Novo Ogaryovo e ha l’ossessione del distanziamento fisico anche dai suoi più stretti collaboratori. E comunque al Cremlino non ha mai dormito, come peraltro i suoi predecessori.


Ma l’attacco notturno con due droni al “sancta sanctorum” del potere — imperiale, sovietico, russo — nel pieno cuore di Mosca ha un altissimo valore simbolico e un acre sapore minaccioso, che alzerà sicuramente il livello delle paranoie, ma anche della rabbia vendicativa dell’ex colonnello del Kgb, per il quale la legge del taglione è una regola di vita.
Non c’erano riuscite le truppe del Terzo Reich a violare il Cremlino e il gigantesco monumento con le tre croci a 40 chilometri dalla Piazza Rossa ricorda con ostentato orgoglio dove erano state fermate. Napoleone, nella tragica campagna del 1…

L’obiettivo non era certamente quello di uccidere Vladimir Putin, che dall’inizio del Covid è rintanato nella sua residenza di Novo Ogaryovo e ha l’ossessione del distanziamento fisico anche dai suoi più stretti collaboratori. E comunque al Cremlino non ha mai dormito, come peraltro i suoi predecessori.


Ma l’attacco notturno con due droni al “sancta sanctorum” del potere — imperiale, sovietico, russo — nel pieno cuore di Mosca ha un altissimo valore simbolico e un acre sapore minaccioso, che alzerà sicuramente il livello delle paranoie, ma anche della rabbia vendicativa dell’ex colonnello del Kgb, per il quale la legge del taglione è una regola di vita.
Non c’erano riuscite le truppe del Terzo Reich a violare il Cremlino e il gigantesco monumento con le tre croci a 40 chilometri dalla Piazza Rossa ricorda con ostentato orgoglio dove erano state fermate. Napoleone, nella tragica campagna del 1812, all’inizio della ritirata aveva ordinato di distruggerlo: “Ho lasciato Mosca dopo aver dato l’ordine di far saltare in aria il Cremlino”. Lo aveva fatto minare, costringendo gli stesso moscoviti a scavare le buche per gli ordigni, ma alla fine aveva distrutto una torre e danneggiato altre due, però la fortezza in mattoni rossi non era saltata in aria. Lo spazio aereo è sempre stato considerato inviolabile, come indicava perfino un cartello stradale. Nel 1987 un aereo da turismo pilotato da un tedesco più matto che coraggioso era riuscito ad atterrare sulla Piazza Rossa. Ma erano altri tempi e l’incredibile violazione servì soprattutto a Gorbaciov per fare pulizia nei vertici militari a lui poco fedeli.


Per tutti questi precedenti l’attacco notturno con i droni è devastante per un ex Kgb più psicologicamente che militarmente: uno schiaffo alla sua protervia, una grossa crepa nella sua sicurezza. Gli ucraini non rivendicano, come hanno sempre fatto da quando è cominciata la guerra per le azioni più eclatanti e le incursioni più spericolate: dal ponte di Kerch in Crimea all’uccisione di Darja Dugina, la figlia di uno dei pensatori “putiniani” (e forse ci fu anche uno scambio di persona) o di Vladlen Tatarsky, il blogger molto nell’attentato a un caffè di San Pietroburgo, che era appartenuto a Prigozhin, il sanguinario padrone dell’agenzia di mercenari Wagner. Conoscendone bene la mentalità, per averla condivisa durante il periodo dell’Urss, i servizi ucraini sanno bene che per un “chekista” (come i russi usavano chiamare gli uomini del Kgb) il diniego e il silenzio sono peggio della sfida aperta. E ancora peggio è il depistaggio, quando sa di sfrontato sberleffo: quello che ha fatto Kiev attribuendo l’attacco a presunti “patriori russi”.
Perciò la furia di Putin è presumibilmente ai più alti livelli. L’attacco mina la sua autorevolezza verso i suoi “sudditi”, già provati dalla lunghezza di quella che lui si ostina a definire un’“operazione militare speciale”, mentre ormai tutti i russi hanno capito che è vera guerra. Manda all’aria i piani per le celebrazioni del 9 maggio perché segnala che la grande parata sulla Piazza Rossa per la vittoria (la festa più sentita dai russi anche perché, almeno in tempi normali, apre una lunga vacanza) ora non è più in sicurezza e questo è uno sfregio per il Cremlino perché svela clamorosamente la sua vulnerabilità. Infine fa capire che l’Ucraina è pronta a tutto, e capace di tutto.


Qui entra in gioco un altro aspetto: il rapporto di Zelensky con il suo principale alleato, cioé Biden. Non è un mistero che la Casa Bianca fosse da tempo preoccupata per un possibile attacco ucraino al Cremlino: per il timore che ne sarebbe conseguita un’“escalation” drammatica del conflitto. Nei documenti segreti svelati dal sito Discord c’è una slide creata dalla Dia (Defense Intelligence Agency) che esamina le possibili risposte russe a un attacco al Cremlino: dall’“escalation” senza limiti, appunto, a una trattiva per il cessate il fuoco. Il documento non dice quale risposta sia la più probabile. Ma dalle prime reazioni è possibile dire che quella del cessate il fuoco sia la più remota. E che la guerra sarà ancora lunga, molto lunga.