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Per nascondere i modesti risultati dell'esecutivo in economia, Meloni punta sulle riforme costituzionali
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Meglio anche un solo punto di Pil in più o il presidenzialismo all'italiana? A Palazzo Chigi paiono avere pochi dubbi: se rimettere in moto l'economia non è un obiettivo possibile, se scardinare le lobby è vietato dal silente patto di maggioranza, se gli interventi sul cuneo fiscale sono annunciati come decisivi ma giudicati unanimemente poca cosa, allora conviene buttare la palla in tribuna - tribuna istituzionale, naturalmente - e aprire l'ennesimo tavolo sulle riforme che dovrebbe portare a un premier più forte.


Proprio il governo Meloni, però, è la dimostrazione che i numeri e la forza di un premier non sono tutto se gli obiettivi non sono chiari o le ricette sono sbagliate. Dotata di una maggioranza parlamentare senza eguali, Meloni non riesce a fare passi avanti significativi sulle emergenze economiche.

Meglio anche un solo punto di Pil in più o il presidenzialismo all'italiana? A Palazzo Chigi paiono avere pochi dubbi: se rimettere in moto l'economia non è un obiettivo possibile, se scardinare le lobby è vietato dal silente patto di maggioranza, se gli interventi sul cuneo fiscale sono annunciati come decisivi ma giudicati unanimemente poca cosa, allora conviene buttare la palla in tribuna - tribuna istituzionale, naturalmente - e aprire l'ennesimo tavolo sulle riforme che dovrebbe portare a un premier più forte.


Proprio il governo Meloni, però, è la dimostrazione che i numeri e la forza di un premier non sono tutto se gli obiettivi non sono chiari o le ricette sono sbagliate. Dotata di una maggioranza parlamentare senza eguali, Meloni non riesce a fare passi avanti significativi sulle emergenze economiche.


Eppure, un governo che è arrivato solo pochi mesi fa con l'obiettivo dichiarato di rimettere in moto l'Italia, avrebbe di che cosa occuparsi. L'inflazione che rialza la testa e riduce in particolar modo il potere di acquisto degli stipendiati; il rialzo dei tassi che per ora quell'inflazione non riesce a domare, ma che intanto imbriglia i progetti di crescita delle imprese e le spese delle famiglie; il caro casa che affligge i grandi centri urbani riduce di fatto le opportunità di studio e di lavoro, che in queste città sono concentrate, per i meno abbienti.


Non sono problemi solo italiani, ovviamente, e non sono problemi che nascono con o da questo governo. Ma a chi sta a Palazzo Chigi, forte di un risultato elettorale netto, si chiede appunto di trovare soluzioni ai problemi che ci sono in quel momento, se possibile mettendo anche in atto riforme strutturali che cambino una volta per tutte modelli economici che hanno provato la loro inefficacia.


Invece, tra una proroga per gli stabilimenti balneari affondata preventivamente dall'Europa, un attacco al reddito di cittadinanza che non rappresenta solo la correzione degli eccessi a 5 Stelle, ma fa tabula rasa di uno strumento che finora è servito anche a tutelare chi il lavoro non lo ha e non è nemmeno in grado di averlo, e una sistematica occupazione dei posti chiave del potere economico al grido di "così fan tutti", poco altro si è visto. Il taglio al cuneo fiscale non avrà appunto, secondo molti esperti, risultati significativi né sul fronte dei redditi né su quello dell'occupazione, mentre le scelte fatte dal governo sui contratti a termine e sui voucher vanno nel senso di una ulteriore precarizzazione del lavoro. Del resto, una destra populista a caccia di ulteriori consensi anche nelle ampie platee elettorali delle partite Iva, non ha interesse tanto a ridurre le sperequazioni sociali, quanto a promettere - come ha fatto la premier "maggiori garanzie contro un Fisco che troppo spesso è sembrato vessatorio".