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Il partito dell'orsa Jj4

Una devota prega davanti alla Madonna di Trevignano (fotogramma)

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Il nostro rapporto con la tradizione - ovvero di un residuo antropologico che ci condiziona -  appare problematico
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Perché ci piace tanto l’Orsa? La prendo alla lontana. Nelle scorse settimane, in Italia, si è consumato un aspro conflitto di natura giuridica dai riflessi etici. L’autorità per la protezione dei dati personali ha temporaneamente bloccato ChatGPT, un software di intelligenza artificiale relazionale, in quanto non avrebbe garantito il rispetto della privacy.
La questione è di grande rilievo a causa delle enormi implicazioni che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale è destinato a produrre su ogni aspetto della vita: e, tuttavia, nel dibattito sul tema emergono tendenze passatiste, tentazioni regressive e pulsioni anti-moderne.


Questo a ragio…

Perché ci piace tanto l’Orsa? La prendo alla lontana. Nelle scorse settimane, in Italia, si è consumato un aspro conflitto di natura giuridica dai riflessi etici. L’autorità per la protezione dei dati personali ha temporaneamente bloccato ChatGPT, un software di intelligenza artificiale relazionale, in quanto non avrebbe garantito il rispetto della privacy.
La questione è di grande rilievo a causa delle enormi implicazioni che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale è destinato a produrre su ogni aspetto della vita: e, tuttavia, nel dibattito sul tema emergono tendenze passatiste, tentazioni regressive e pulsioni anti-moderne.


Questo a ragione del nostro rapporto problematico con la tradizione. Il termine non va qui inteso come Tradizione (con la T maiuscola), ovvero un sistema culturale con lo sguardo sul passato, bensì come residuo antropologico che condiziona il nostro agire e il nostro pensare nel presente.
Lo si vede bene in due vicende recenti. La prima riguarda la sorte cui destinare l’Orsa Jj4. Chi scrive è confusamente contrario all’esecuzione dell’animale, ma la cosa non ha il minimo interesse dal momento che ciò che più conta è la reazione del sentimento pubblico; e il fatto che la stragrande maggioranza degli italiani sembra favorevole a salvare la vita dell’Orsa.
Confesso di dedurlo anche da un singolare osservatorio, la trasmissione radiofonica La Zanzara (Radio24), al cui influsso nefasto non riesco, morbosamente, a sottrarmi. Tra gli ascoltatori, una percentuale che non so stimare, ma che è altissima tra chi telefona in diretta, è costituita da necrofili, coppie scambiste, neo-nazisti e vetero-nazisti, erotomani, fascisti e comunisti reazionari, filoputiniani e antisemiti, satanisti e no vax infoiati, pornografi e baciapile e camionisti truculenti, gente che parla con gli Ufo, con le viscere degli abbacchi, con lo Spirito Santo, che prevede i terremoti e che annuncia l’Apocalisse. Non si tratta, grazie al cielo, di un campione rappresentativo degli italiani, ma solo di una istantanea, pur esemplare, di qualcosa che cova nelle pieghe più oscure del nostro paese.
Ebbene, tra tutti quei disgraziati — disponibili a qualsiasi violenza reale o metaforica — il partito dei filo-Orsa è largamente prevalente. Ma se si considerano i consensi raccolti da questo partito a livello nazionale, e al di là delle perversioni, si scoprirà una serie di significative motivazioni.


Ossia un maggiore rispetto verso qualunque vivente, una concezione più evoluta della natura e delle relazioni tra le specie, una idea di convivenza equilibrata tra l’uomo
e “gli altri animali”. Non solo. C’è una rappresentazione idilliaco-infantile del mondo, dove gli animali hanno fattezze e comportamenti da cartoni animati, assomigliando irresistibilmente ai plantigradi di Winnie the Pooh, Yoghi e al Grande Orso amico di Masha. Emerge la nostalgia per un mondo pre-moderno, naturalistico e non artificiale, incontaminato e a suo modo innocente.
È la stessa innocenza che esprimono molti tra i seguaci della veggente di Trevignano, Gisella (all’anagrafe Maria Giuseppa Scarpulla). La donna, preferibilmente il 3 di ogni mese, si intrattiene con la Vergine Santa, custodita all’interno di una teca, copia delle Madonnine che avrebbero pianto lacrime e sangue, la cui origine resta incerta: secondo alcuni, presumibilmente ispirati dal Maligno, si tratterebbe di sangue suino, secondo altri di sangue umano femminile.


L’ambientazione di questa e altre apparizioni è quella di un paesaggio ibrido, che tiene insieme pezzi di campagna e porzioni di metropoli, e che si ritrova e si riassume nei territori circostanti i grandi centri commerciali. Dove si incontrano sentimenti e consumi, vite familiari e relazioni adulterine, culto del fitness e paganesimo delle merci.
È un mondo proiettato sul domani, ma trattenuto dal passato, dove le nuove tecnologie vengono vendute a prezzi stracciaticontati e dove, tra vent’anni, l’intelligenza artificiale non sarà — come vorrebbe la retorica — al “servizio dell’uomo”, ma, che so?, della nuova nouvelle cuisine. È qui, dentro un futuro precario e indistinto, che ci rende precari e indistinti, che si avverte più forte il bisogno di una tradizione. Che abbia tratti conosciuti e rassicuranti, meglio se favolistici, capaci di stupefarci e di lasciarci «pien’di meraviglia».
I miracoli sono comunque una cosa seria e la Chiesa cattolica ha adottato da tempo un regime rigoroso di controllo prima di ufficializzarli. A esempio, la grande impresa di credenze, pellegrinaggi e affari cresciuta intorno alla collina di Me?ugorje non ha mai ricevuto un riconoscimento da parte delle gerarchie; e nel 2015 Papa Francesco ironizzò: «Ma dove sono i veggenti che ci dicono oggi la lettera che la Madonna manderà alle 4 del pomeriggio?». Ecco, a Gisella, la Vergine Santa appare in anticipo: alle 3. E anche in questo caso non c’è stato alcun riconoscimento, ma sarebbe servita, piuttosto, una seria presa di distanza.


Tanto più che, nonostante molti connotati ciarlataneschi e lucrosi, il culto di Trevignano non sembra esaurirsi. Ancora una volta è la nostalgia di un «piccolo mondo antico», dove sui comò e sui controcomò si potevano trovare le statuette in plastica della Madonna contenenti l’acqua di Lourdes, dove la messa veniva celebrata in latino e dove per la cura delle patologie non si faceva troppa differenza tra scienza e fede e per le pene del cuore tra Maria De Filippi e San Valentino da Terni.
Tutto ciò non merita ironie laiche. Anche la radice di queste forme di smarrimento collettivo si trova nel diffuso dolore sociale del nostro tempo.