La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha visitato Kiev martedì scorso, per commemorare la Festa dell’Europa. Si è trattato di un gesto significativo, come ha sottolineato Marco Minniti su Repubblica, che apre la prospettiva di un ingresso in tempi rapidi del paese nell’Ue. Un’Ucraina pienamente integrata in Europa sarebbe la risposta migliore al nazionalismo imperialista di Putin, come scrive Minniti. L’Europa deve guardare a Est, e non farsi intimidire dal dittatore che vuole esercitare il suo dominio feudale. Quali sono dunque i passi concreti — e le sfide — per mettere in pratica questa nuova visione e non commettere il drammatico errore politico di alimentare false promesse?
Accelerare la candidatura ucraina solleva la q…
La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha visitato Kiev martedì scorso, per commemorare la Festa dell’Europa. Si è trattato di un gesto significativo, come ha sottolineato Marco Minniti su Repubblica, che apre la prospettiva di un ingresso in tempi rapidi del paese nell’Ue. Un’Ucraina pienamente integrata in Europa sarebbe la risposta migliore al nazionalismo imperialista di Putin, come scrive Minniti. L’Europa deve guardare a Est, e non farsi intimidire dal dittatore che vuole esercitare il suo dominio feudale. Quali sono dunque i passi concreti — e le sfide — per mettere in pratica questa nuova visione e non commettere il drammatico errore politico di alimentare false promesse?
Accelerare la candidatura ucraina solleva la questione dell’ingresso dei cinque Stati Balcani che sono in lista d’attesa: Macedonia, Montenegro, Serbia, Albania e Kosovo, alcuni dei quali attendono da più di quindici anni. La Moldavia ha fatto domanda nel marzo del 2022 (un mese dopo l’Ucraina) e la Bosnia-Erzegovina in dicembre. I funzionari di Bruxelles considerano l’obiettivo di una adesione dei cinque Paesi Balcani nel 2030 ottimistico. Se si seguissero le vecchie regole, Ucraina, Moldavia e Bosnia non entrerebbero prima del 2035.
Perché invece non pensare l’impossibile e creare una Europa con 35 membri? L’ingresso potenziale di questi stati ha già sollevato diverse obiezioni. Considerati nel loro insieme, hanno un quarto del prodotto interno lordo pro-capite della Gran Bretagna. Se entrasse in tempi brevi, l’Ucraina sarebbe molto probabilmente ancora in guerra, con parte del suo territorio occupato. Con la Moldavia entrerebbe anche la repubblica separatista della Transnistria, foraggiata dal Cremlino. La pace nei Balcani appare sempre più fragile, grazie soprattutto alle ingerenze russe, tensioni che entrerebbero nel cuore dell’Europa. Diversi Stati dell’Est perderebbero fondi per lo sviluppo da destinarsi ai nuovi membri più poveri. La politica agricola comunitaria andrebbe rivista. La Germania e i Paesi nordici dovrebbero accettare maggiori trasferimenti fiscali e integrazione, mentre si potrebbe creare un asse Varsavia-Kiev in competizione con quello Parigi-Berlino. La Ostpolitik cara a Berlino dovrebbe smettere di guardare solo a Mosca. Infine, la Commissione e il Parlamento dovrebbero abolire il requisito di unanimità su temi quali politica estera e tasse.
Eppure i costi di continuare a tenere questi Paesi in un limbo sarebbero di gran lunga maggiori. L’Ucraina potrebbe non essere in grado di riprendersi dalla crisi economica e diventare uno Stato fallito, con una popolazione delusa per le false promesse dell’Unione, un pericolo sottolineato da Minniti. Gli aiuti economici senza integrazione dei mercati non bastano. Il rischio che ha corso l’Ucraina di diventare un satellite di Mosca è molto reale per altri Stati fuori dall’Unione, come la Moldavia. Le tensioni nei Balcani potrebbero sfociare in conflitti aperti se l’Ue non esercitasse un ruolo di guida. Se cresce l’instabilità e la povertà nell’Europa orientale e sudorientale, ne sentiremo gli effetti anche dentro i nostri confini.
Sarebbe dunque più saggio e lungimirante accogliere i nuovi Stati, come suggerito da diversi saggisti e da importanti testate, come il Financial Times e il New Statesman. Questi fanno notare che la popolazione dei nuovi aderenti sarebbe all’incirca quella del Regno Unito. Senza dubbio sono Paesi più poveri, ma era così anche per gli Stati che sono entrati nel 2004 e nel 2007 (è previsto che il Pil pro-capite della Polonia superi quello della Gran Bretagna entro la fine del decennio). Di fronte ad un calo demografico e di manodopera drammatico, i nuovi cittadini europei potrebbero essere la soluzione di cui hanno bisogno le nostre economie. Del resto, l’esperienza degli ucraini in Europa dopo l’invasione mostra come sia stato relativamente facile integrarsi. L’Europa già convive con significative inimicizie storiche. La divisione tra Germania dell’Est e dell’Ovest non ha impedito a Bonn di essere un membro fondatore. Cipro ha aderito all’Ue come Stato diviso al suo interno e tale rimane. La Slovenia e la Croazia entrarono quando non avevano ancora risolto le loro controversie sulle acque territoriali. L’adesione può servire ad appianare tali dissensi proprio perché i confini diventano meno importanti, e più in generale costringerebbe i Paesi a mettere in atto riforme strutturali.
Nell’immediato si possono adottare misure transitorie, come l’ingresso nel mercato unico e nell’area Schengen. Enrico Letta ha ammesso di recente che i leader occidentali non hanno capito in tempo il pericolo posto dalla Russia di Putin, ignorando gli avvertimenti di Polonia e dei Paesi Baltici. Oggi possono evitare di commettere lo stesso errore.