Chissà cosa avrebbe detto Eugenio Turri, il geografo autore de Gli uomini delle tende (Comunità, 1983), classico sul nomadismo asiatico e africano, vedendo le tende aperte davanti alle sedi universitarie o nei pressi di rettorati da giovani universitari che protestano per il caro affitti delle case e stanze per i "fuori sede". Avrebbe forse aggiunto un capitolo alla sua opera che riporta nella quarta di copertina una frase di T. E. Lawrence dedicata agli arabi che assaporano il vento del deserto nelle loro abitazioni provvisorie?
La prima grande protesta delle tende è avvenuta in Israele, a Tel Aviv, nel 2011, quando gli studenti di quel Paese chiesero la medesima cosa in Rothschild Avenue: impegni economici per le case e il sostegno per chi studia. David Grossman ne scrisse all'epoca e la lotta andò avanti per un pezzo.
Chissà cosa avrebbe detto Eugenio Turri, il geografo autore de Gli uomini delle tende (Comunità, 1983), classico sul nomadismo asiatico e africano, vedendo le tende aperte davanti alle sedi universitarie o nei pressi di rettorati da giovani universitari che protestano per il caro affitti delle case e stanze per i "fuori sede". Avrebbe forse aggiunto un capitolo alla sua opera che riporta nella quarta di copertina una frase di T. E. Lawrence dedicata agli arabi che assaporano il vento del deserto nelle loro abitazioni provvisorie?
La prima grande protesta delle tende è avvenuta in Israele, a Tel Aviv, nel 2011, quando gli studenti di quel Paese chiesero la medesima cosa in Rothschild Avenue: impegni economici per le case e il sostegno per chi studia. David Grossman ne scrisse all'epoca e la lotta andò avanti per un pezzo.
I risultati non furono purtroppo eccellenti, ma il problema fu sollevato con forza attraverso questa inusuale protesta. Certo questa forma di contestazione, che si fonda sulla figura retorica della sineddoche - la tenda come casa - , non sarebbe possibile se non ci fosse stato un designer francese, Vincent Chiffoleau, che quasi venti anni fa ebbe l'intuizione d'ideare un nuovo tipo di tenda con lo slogan: "Al riparo in un batter d'occhio".
Mentre i campeggiatori d'una volta dovevano armeggiare con picchetti e martello, paletti e cordicelle delle cosiddette canadesi o da campo militare, dopo Chiffoleau, divinità mercuriale del campeggio, c'è il cerchio magico prodotto per primo da Decathlon col marchio Quechua. Si aprono all'istante e si reggono senza doverle ancorare a terra come le precedenti; chiuse hanno la forma del cerchio, mentre aperte sono un'ottima copertura a due o tre posti sorretta da due aste flessibili che la tendono.
La tenda fa parte della storia dell'umanità, come spiega il paleontologo André Leroi-Gourhan in Ambiente e tecniche (Jaca Book), ma da quando l'escursionismo è diventato un fenomeno di massa, intorno agli anni Venti e Trenta del Novecento, per effetto dell'associazionismo socialista e della richiesta di vivere all'aria aperta dopo quasi un secolo di smog e di inquinamento industriale nelle città europee, la tenda è diventata col sacco a pelo un oggetto d'uso comune.
Chi non ha mai campeggiato? Sono i giovani a usare le tende, perché questo è il modo più economico per viaggiare e fare vacanze durante l'estate; anche se oggi, nell'età del turismo di massa, di cui ha scritto con intelligenza Marco D'Eramo in un suo importante libro, Il selfie del mondo (Feltrinelli), anche i campeggi sono diventati cari.
Abitare è un diritto primario, insieme al cibo e al lavoro. La casa per tutti andrebbe scritta nelle costituzioni di tutti i Paesi, per ovvi motivi, e in particolare nelle città sempre più gentrificate, diventate una fonte di reddito per alcuni ceti sociali, mentre per altri è un salasso insostenibile. Lo Stato sociale deve iscrivere la casa nei diritti dei cittadini e provvedere con interventi da Welfare State.
Le case dei nomadi che i giovani usano per porre al governo ora in carica un problema non più procrastinabile - i problemi da risolvere spettano a chi governa: questo e non altro ci si aspetta da chi guida il Paese - sono un simbolo del nostro tempo: le usano i migranti e i senza casa, che s'accampano nelle nostre città per sopravvivere nelle stagioni inclementi dell'anno.
Sono un rifugio provvisorio perché, come spiega bene la fiaba dei tre porcellini raccolta dai fratelli Grimm nell'Ottocento, solo l'abitazione di mattoni può resistere al lupo che ci vuole divorare. E il lupo oggi ha tante facce e tante forme, e soprattutto ha imparato a soffiare forte, quasi come il vento del deserto.