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Legge Basaglia, quello che manca sui disagi mentali

Trieste, uno striscione dedicato a Franco Basaglia (agf)

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Serve un sistema integrato di servizi e strutture. È l'unica strada per rispondere ai bisogni e alle difficoltà dei pazienti psichiatrici e delle loro famiglie. Ma anche degli operatori
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Come ho raccontato nel mio libro di memorie Passoscuro, erano gli anni '70 del secolo scorso ed io, giovane neuropsichiatra infantile, avevo accettato l'invito di Franco Basaglia di trasferirmi a Trieste per occuparmi della salute mentale di bambini e adolescenti nell'ambito dei servizi psichiatrici da lui diretti.

Avevo accolto la sua proposta con entusiasmo, ero molto interessato al suo lavoro di smantellamento degli ospedali psichiatrici, che non servivano a curare i pazienti psichiatrici e addirittura ne provocavano l'emarginazione sociale e l'isolamento affettivo. Ne avevo avuto esperienza diretta nell'Ospedale Psichiatrico di Roma, all'interno del Padiglione dei bambini considerati irrecuperabili, vittime di un sistema di custodia degradante che provocava soltanto l'aggravamento della loro disabilità.

Ero pronto a trasferirmi a Trieste con la mia famiglia e nel tragitto mi fermai a Venezia per una notte. Durante quella notte insonne mi in…

Come ho raccontato nel mio libro di memorie Passoscuro, erano gli anni '70 del secolo scorso ed io, giovane neuropsichiatra infantile, avevo accettato l'invito di Franco Basaglia di trasferirmi a Trieste per occuparmi della salute mentale di bambini e adolescenti nell'ambito dei servizi psichiatrici da lui diretti.

Avevo accolto la sua proposta con entusiasmo, ero molto interessato al suo lavoro di smantellamento degli ospedali psichiatrici, che non servivano a curare i pazienti psichiatrici e addirittura ne provocavano l'emarginazione sociale e l'isolamento affettivo. Ne avevo avuto esperienza diretta nell'Ospedale Psichiatrico di Roma, all'interno del Padiglione dei bambini considerati irrecuperabili, vittime di un sistema di custodia degradante che provocava soltanto l'aggravamento della loro disabilità.

Ero pronto a trasferirmi a Trieste con la mia famiglia e nel tragitto mi fermai a Venezia per una notte. Durante quella notte insonne mi interrogai sulla mia scelta, se era sufficientemente ragionata. Sicuramente sarebbe stata un'esperienza di lavoro importante, tuttavia dal mio punto di vista Basaglia e il suo gruppo davano troppa enfasi all'ambiente sociale, non valorizzando le sofferenze personali dei pazienti psichiatrici, che richiedevano trattamenti più complessi sul piano psicologico.

Quando finalmente giunse l'alba la mia decisione era presa, non sarei andato a Trieste perché desideravo studiare a fondo i più recenti sviluppi scientifici della psicopatologia e della psicoanalisi e le stesse strategie terapeutiche.

Non sono stato un basagliano, quantunque apprezzassi molto il suo lavoro di critica verso una psichiatria ottocentesca inadeguata a prendersi cura dei malati mentali, tuttavia credo che sia necessario oggi riconoscere il suo grande contributo senza nascondere allo stesso tempo luci e ombre.

La Legge 180 del 1978, ossia la Legge Basaglia, ha rappresentato un grande passo avanti di civiltà e di riaffermazione dei diritti umani e anche di apertura di una nuova stagione nella cura mentale. Va tuttavia riconosciuto che la legge rappresentò un compromesso per evitare il referendum e lo stesso Basaglia non ne era completamente soddisfatto.

Le Legge decretava la chiusura degli ospedali psichiatrici che venivano sostituiti dai Centri di Igiene mentale, ossia ambulatori nel territorio, e da Servizi psichiatrici di diagnosi e cura negli Ospedali generali per i disturbi in fase acuta.

Tuttavia questo sistema assistenziale non poteva rispondere ai bisogni complessi della salute mentale e della psicopatologia che richiede una rete di servizi per le varie fasce di età, dall'infanzia all'adolescenza, all'età adulta e all'età senile.

E poi le patologie psichiatriche, prima compresse nel chiuso dei manicomi, si sono differenziate, dalle tossicodipendenze ai disturbi alimentari in adolescenza, dalle psicosi in fase acuta e alle depressioni dell'età adulta e alle cronicizzazioni delle patologie gravi.

Purtroppo alla Legge non hanno fatto seguito circolari e provvedimenti applicativi che indicassero le vie da percorrere e quali servizi e strutture realizzare per rispondere ai bisogni e alle esigenze dei malati. Si sono verificate molte smagliature nei ricoveri ospedalieri durante le fasi acute e negli interventi nei confronti dei pazienti con gravi disturbi di comportamento anche di rilevanza giudiziaria.

La Legge 180 ha rappresentato soltanto un provvedimento che ha aperto un nuovo capitolo nell'assistenza psichiatrica, a cui dovevano far seguito misure, provvedimenti e adeguati finanziamenti. E allo stesso tempo il tema della salute mentale e dell'assistenza psichiatrica ha perso la sua rilevanza a livello sociale e politico ed anche nel Sistema sanitario nazionale.

Gli stessi finanziamenti per la salute mentale si sono ulteriormente ridotti nel Fondo sanitario nazionale: negli ultimi anni addirittura al di sotto del 3%, mentre negli altri Paesi europei raggiungono il 10%.

Era inevitabile che si andasse incontro a un bilancio fallimentare: mancanza di 10 mila operatori fra psichiatri, psicologi e infermieri e carenza di servizi e strutture residenziali.

È questa la situazione attuale, che si può risolvere definendo il quadro normativo dei Dipartimenti di Salute mentale in modo da realizzare un sistema articolato e integrato di servizi e strutture.

È questa l'unica strada per rispondere ai bisogni e alle difficoltà dei pazienti psichiatrici e delle loro famiglie, ma anche degli stessi operatori che lavorano in condizioni quanto mai stressanti.