Se Laura Pausini si è rifiutata di cantare Bella Ciao ("no, è un inno politico"), la fortuna internazionale di quel brano - dall'Iran alla Spagna, dalla Grecia al Cile, dalla interpretazione di Mercedes Sosa a quella di Tom Waits - dice come le idee e i sentimenti della politica esigano sempre simbologie e iconografie. E immagini e suoni.
L'interesse suscitato dal bel film di Nanni Moretti risiede già nel suo titolo: Il sol dell'avvenire. Una formulazione potentemente evocativa: non solo una utopia consolatoria, ma anche una luce che può rischiarare le miserie di ogni giorno, un affrancamento da un presente ingrato e una promessa di un risarcimento futuro. Ma oggi, esauritosi un carico così intensamente emotivo, quel titolo segnala forse, più semplicemente, la possibilità di un riscatto quotidiano - anche solo come parola e desiderio - dalla sconfitta quotidiana.
Qui non è determinante sapere quanti tuttor…
Se Laura Pausini si è rifiutata di cantare Bella Ciao ("no, è un inno politico"), la fortuna internazionale di quel brano - dall'Iran alla Spagna, dalla Grecia al Cile, dalla interpretazione di Mercedes Sosa a quella di Tom Waits - dice come le idee e i sentimenti della politica esigano sempre simbologie e iconografie. E immagini e suoni.
L'interesse suscitato dal bel film di Nanni Moretti risiede già nel suo titolo: Il sol dell'avvenire. Una formulazione potentemente evocativa: non solo una utopia consolatoria, ma anche una luce che può rischiarare le miserie di ogni giorno, un affrancamento da un presente ingrato e una promessa di un risarcimento futuro. Ma oggi, esauritosi un carico così intensamente emotivo, quel titolo segnala forse, più semplicemente, la possibilità di un riscatto quotidiano - anche solo come parola e desiderio - dalla sconfitta quotidiana.
Qui non è determinante sapere quanti tuttora ripongano davvero aspettative nella realizzazione di una società ispirata ai valori del progresso: ciò che conta è che, di quei valori, si avverta una sottile nostalgia. E che una loro versione - aggiornata e rinnovata - continui a evocare un contenuto di senso in alcune aree della società. Una minoranza, probabilmente, ma dotata di una notevole capacità di comunicazione e di animazione sociale. È in quelle stesse aree che nascono, in genere, i nuovi movimenti, che si presentano tuttavia come freddi e incolori e di gracile costituzione.
Sia chiaro, la loro debolezza attuale si deve a ragioni materiali assai più ruvide, che rimandano innanzitutto alla frammentazione della composizione sociale del Paese e alla rigidità del quadro politico-istituzionale: ma la povertà espressiva e culturale di quei movimenti gioca un ruolo importante nel determinarne la fragilità.
Le associazioni pacifiste sventolano bandiere arcobaleno disegnate negli anni '80 e propongono simboli, slogan e figure carismatiche, anch'essi risalenti a mezzo secolo e a un secolo fa; e la loro canzone-inno è Give peace a chance, composta da John Lennon nel 1969.
La mobilitazione ecologista indossa un colore, il Verde, che conserva una sua capacità di attrazione, e un Sole che ride, che sembra già impallidito; non propone nuove parole d'ordine e nuove immagini. Ma la cosa riguarda pressoché tutti i movimenti, compresi quelli spiccatamente politici.
A sinistra, i gruppi minori sembrano aver rinunciato alla formazione di una propria e riconoscibile identità; e il partito più importante, il Pd, per un verso ha smantellato l'apparato iconografico originario, a partire da quello antecedente la sua costituzione e, per l'altro, non è stato in grado di inventare un nuovo sistema di segni e di simboli, di codici comuni e di gesti condivisi.
Ciò vale anche a destra. Uno dei maggiori affanni di Fratelli d'Italia consiste nella necessità di liberarsi di una fisionomia politicamente e storicamente compromessa; e, al contempo, nell'urgenza di darsi un abito nuovo che, conservando tratti del passato, offra una diversa rappresentazione di sé.
La cosa non si risolve, certo, con l'assunzione di una schiera di consulenti d'immagine. Come si è detto, è l'intero sistema dei rapporti sociali ad aver subito una radicale trasformazione e a rendere ardua l'elaborazione di un immaginario adeguato ai tempi. Dunque, le cause del complessivo appannamento dell'espressività politica e di uno scenario sobrio fino al pauperismo sono profonde.
Gli attuali movimenti sociali e politici condividono due condizioni: 1. Il declino di ogni idea di organizzazione-comunità capace di offrire conforto e sicurezza, una soggettività comune e una prospettiva nella quale riconoscersi. 2. La riduzione delle finalità politiche alla dimensione del breve periodo.
Di conseguenza, le solidarietà si accorciano, i programmi perdono slancio, i progetti si fanno di corto respiro. La politica diventa amministrazione e, nel migliore dei casi, buona amministrazione.
Per alcuni, non si tratta necessariamente di un male, bensì del risultato di un provvidenziale bagno di realismo. Ma ne discende quella situazione di smarrimento e di astenia. Ciò in un periodo storico che vede il ripiegamento delle aspettative, mentre il futuro non è più sentito come una promessa, piuttosto come una minaccia. O, ancora più spesso, come un'assenza. È "l'epoca delle passioni tristi", secondo la definizione di Spinoza. Vent'anni fa, Miguel Benasayag e Gérard Schmit, in un saggio dal medesimo titolo, scrivevano che il riferimento di Spinoza non era alla tristezza del pianto, bensì "all'impotenza e alla disgregazione". E poi: "La speranza era quella di un sapere globale, capace di spiegare le leggi del reale e della natura per poterli dominare". Quella promessa non si è realizzata, lasciando gli uomini "nell'incertezza".
Da qui, quel sentimento di tristezza collettiva che produce un immaginario spento, una simbologia frustra, un'identità debole. Le utopie salvifiche sono state sostituite dalla Grande Depressione. E se il marxismo è in crisi dal secondo dopoguerra, e - come ricorda il film di Moretti - la rivolta ungherese del 1956 ne è stata una delle più crudeli manifestazioni, le discipline della psiche e la psicoanalisi non si sono rivelate la soluzione sperata. Come si fa a non essere tristi?