✕

Natalità, le donne al centro della politica

Ascolta l'audio

Il problema non è combattere la bassa fecondità, ma dare priorità alla valorizzazione del capitale umano femminile e giovanile. Rendere liberi e libere di scegliere se fare o non fare figli
2 minuti di lettura

Si è conclusa la due giorni sulla natalità. Con l'intervento del Papa, della premier, della ministra delle Pari opportunità e di tanti altri. Al centro un problema serio, che attanaglia il nostro Paese da anni, e che avremmo dovuto affrontare molto tempo fa: la permanente bassa fecondità. Sono ormai chiare a tutti le conseguenze che la bassa fecondità avrà sul Paese. Una nazione indebolita, si è detto a più riprese agli Stati Generali.

Attenzione, la bassa fecondità è la conseguenza di qualcosa, non è la causa. E se non lo capiamo continueremo a pensare che il nodo è che non si vogliono fare figli, e che bisogna dare una nuova immagine a maternità e paternità.

Il vero problema è un altro, la vera emergenza è un'altra. Anzi sono due. Primo: la condizione delle donne in Italia. Legata alla permanente sottovalutazione della necessità di politiche centrate…

Si è conclusa la due giorni sulla natalità. Con l'intervento del Papa, della premier, della ministra delle Pari opportunità e di tanti altri. Al centro un problema serio, che attanaglia il nostro Paese da anni, e che avremmo dovuto affrontare molto tempo fa: la permanente bassa fecondità. Sono ormai chiare a tutti le conseguenze che la bassa fecondità avrà sul Paese. Una nazione indebolita, si è detto a più riprese agli Stati Generali.

Attenzione, la bassa fecondità è la conseguenza di qualcosa, non è la causa. E se non lo capiamo continueremo a pensare che il nodo è che non si vogliono fare figli, e che bisogna dare una nuova immagine a maternità e paternità.

Il vero problema è un altro, la vera emergenza è un'altra. Anzi sono due. Primo: la condizione delle donne in Italia. Legata alla permanente sottovalutazione della necessità di politiche centrate sullo sviluppo della libertà e dell'autonomia delle donne, tramite un incremento cospicuo del lavoro femminile. Di questa rivoluzione culturale c'è bisogno.

Secondo: la situazione di precarietà permanente e di incertezza del futuro che vivono i giovani. È inutile richiamarsi alla grandezza della nazione. Donne e giovani non faranno certo figli per questo. È inutile richiamarsi alla catastrofe economica futura.

Anche perché sappiamo benissimo che la ripresa delle nascite, anche consistente, da sola non riuscirà a risolvere il problema del pagamento delle pensioni. Papa Francesco lo ha fatto capire bene nel passaggio dedicato all'importanza dell'accoglienza.

L'effetto dell'aumento delle nascite sull'incremento della popolazione in età lavorativa, quella che pagherà le pensioni degli anziani, si vedrà a distanza di 20 anni, mentre l'inserimento di nuovi migranti ha effetto immediato. Quindi, dobbiamo dircelo, è necessario agire sui due piani.

Quanto si è riflettuto veramente sul prezzo che pagano le donne quando hanno un figlio nel nostro Paese? La premier ha detto che "fare figli è una scelta bellissima che non ti impedisce di fare niente e ti dà tantissimo".

C'è bisogno di dirlo? Io sono strafelice di essere madre, quello che mi hanno dato le mie figlie è un tesoro inestimabile, ma so quanto è stata importante la condivisione con il mio compagno di vita e quanto mi hanno aiutato le risorse economiche nel far quadrare il tutto.

Chiediamolo alle donne precarie, chiediamolo a quelle ricattate e costrette alle dimissioni dal lavoro, chiediamolo a chi è costretta a fare il part time, a rinunciare agli incarichi e alla carriera. Chiediamolo ai giovani precari.

Il problema non è combattere la bassa fecondità, ma dare finalmente priorità e centralità nelle politiche alla valorizzazione del capitale umano femminile e giovanile. Rendere liberi e libere di scegliere e perseguire i propri desideri.

Questo è il nodo dei nodi per far crescere la fecondità. Perché le donne e i giovani vogliono avere due figli in media. Ma le politiche non hanno eliminato gli ostacoli ad averli. Questo Papa Francesco l'ha detto, ed è un fatto assai importante per la Chiesa. Ma il Papa ha anche invitato Giorgia Meloni ad agire. Papa Francesco può limitarsi alla prospettiva ideale e spirituale, la premier no.

Che cosa ha intenzione di fare la premier sui nidi? Raggiungeremo l'obiettivo nel 2026, oppure lo procrastiniamo o reinvestiamo? A quando il 100 per cento di bimbi ai nidi che ha promesso in campagna elettorale? Che prospettive ha intenzione di dare ai giovani disoccupati e precari?

Aggrediamo i nodi che attanagliano donne e giovani. Puntiamo sulla libertà. Liberi e libere di scegliere se fare o non fare figli, liberi di perseguire il numero di figli desiderato, sei o zero.

Ma misure parziali come quelle segnalate non servono. Serve una strategia di investimento vero su donne e giovani. E, soprattutto, non si comincia con il tagliare le misure assistenziali per i più poveri.

L'intervento dell'autrice è a carattere personale