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Rai, l'Operazione Pigliatutto della destra: la cacciata di Fabio Fazio

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Non c'è neanche stato bisogno di licenziarlo, è bastato non rinnovargli il contratto per metterlo fuori dai palinsesti. Ma il vero significato di quanto accaduto è rivelato dal tweet di Matteo Salvini
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"Belli ciao" ha twittato Matteo Salvini, che una mattina si è svegliato e non ha trovato Fazio&Littizzetto. Già, perché ora sappiamo con certezza che il feroce invasor che turbava il sonno del partigiano leghista - incidentalmente ministro e vicepresidente del Consiglio - dopo 39 anni e otto mesi lascerà la Rai. Lui e tutta la sua squadra dovranno trasferirsi altrove: sul Nove, per la precisione.

Non c'è neanche stato bisogno di licenziarlo, di estrometterlo o di sfrattarlo: è bastato non rinnovargli il contratto, che scade il mese prossimo, per metterlo fuori dai palinsesti.

Una cacciata implicita, silenziosa, il cui vero significato è però rivelato dal tweet di Salvini, che da sempre ce l'ha con Fazio ("Da lui ho subito finora 123 attacchi" disse il conduttore, e la cifra andrebbe aggiornata perché risale a tre anni fa) ma anche dal commento del berlusconiano Maurizio Gasparri, che sugge…

"Belli ciao" ha twittato Matteo Salvini, che una mattina si è svegliato e non ha trovato Fazio&Littizzetto. Già, perché ora sappiamo con certezza che il feroce invasor che turbava il sonno del partigiano leghista - incidentalmente ministro e vicepresidente del Consiglio - dopo 39 anni e otto mesi lascerà la Rai. Lui e tutta la sua squadra dovranno trasferirsi altrove: sul Nove, per la precisione.

Non c'è neanche stato bisogno di licenziarlo, di estrometterlo o di sfrattarlo: è bastato non rinnovargli il contratto, che scade il mese prossimo, per metterlo fuori dai palinsesti.

Una cacciata implicita, silenziosa, il cui vero significato è però rivelato dal tweet di Salvini, che da sempre ce l'ha con Fazio ("Da lui ho subito finora 123 attacchi" disse il conduttore, e la cifra andrebbe aggiornata perché risale a tre anni fa) ma anche dal commento del berlusconiano Maurizio Gasparri, che suggerisce con sarcasmo alla Rai di mandare in onda un'immagine fissa al posto di Che tempo che fa, visto che nessuno potrebbe mai sostituire Fazio "e i suoi dibattiti notoriamente equilibrati".

Ecco, è proprio "equilibrio" la parola chiave di questa vicenda, perché da quando il centro-destra ha vinto le elezioni lo stato maggiore di Fratelli d'Italia ripete che è necessario "il riequilibrio delle narrazioni", dando finalmente alla destra quello che le spetta, mentre ai convegni sulla nuova egemonia culturale meloniana si dice chiaramente che è arrivata l'ora di liberare, alla Rai, gli spazi "usurpati dalla sinistra".

Fazio è dunque il primo (e non sarà l'ultimo). Ma quali sarebbero, esattamente, le sue colpe? Cosa ha combinato, dopo quasi quarant'anni, per spingere la Rai a chiudere un programma che è passato da RaiTre a RaiUno, poi a RaiDue e quindi di nuovo a RaiTre?

È in crisi di ascolti? Macché: domenica scorsa (7 maggio) l'hanno visto due milioni e 200 mila spettatori: il triplo di quelli che guardavano RaiDue, per dire.

È una tv diseducativa, non adatta al servizio pubblico? Per carità: il politicamente corretto è la religione di Fazio, che a differenza di altri conduttori usa sempre la corda civile e mai la corda pazza, è un cultore del garbo fin quasi all'eccesso. Infatti è accusato - non senza fondamento - di un eccesso di compiacimento verso i suoi ospiti.

Forse si serve della sua trasmissione per fare propaganda politica? Neanche questo è vero. Che sia un uomo di sinistra è evidente, ma la sua è un'appartenenza non urticante, senza proclami e senza bordate. Il suo, come ha scritto Francesco Merlo, è il garbo che intona contro lo sgarbo che rintrona.

E certamente quella che si riconosce nel suo programma non è l'Italia che salta le code, non paga le tasse e parcheggia in seconda fila, quella della prepotenza e non della solidarietà, quella che si gira dall'altra parte ed eleva a pedagogia l'arte di fregare il prossimo. Ma se fosse un conduttore-propagandista, Fazio non sarebbe mai riuscito ad avere come ospiti Barack Obama e papa Francesco, Michail Gorbaciov ed Emmanuel Macron.

Ecco, festeggiare a champagne la chiusura della trasmissione di Fazio, proprio nel momento in cui gli uomini scelti da Giorgia Meloni stanno per prendere il controllo della direzione generale della Rai e del Tg1 (il Tg2 ce l'hanno già), autorizza a sospettare che nei piani della destra non ci sia il riequilibrio ma lo squilibrio, non un arricchimento dell'offerta ma una "sostituzione etnica". Che si stia preparando, insomma, l'Operazione Pigliatutto.

Se fosse così, ci troveremmo di fronte a un'occupazione del servizio pubblico che non è riuscita neanche a Berlusconi. Il quale aveva già usato, e con successo, le sue televisioni per cambiare la cultura di questo Paese, ma nemmeno lui - che emanò il celebre editto bulgaro contro Biagi, Santoro e Luttazzi - pensò di cacciare dalla Rai tutti gli "usurpatori" di sinistra.

Oggi invece qualcuno pensa di poter usare Viale Mazzini per affermare l'egemonia culturale della destra. Finora abbiamo visto l'egemonia. Di culturale non c'è nulla.