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Brescia, una spinta psicologica

Laura Castelletti, eletta sindaca di Brescia (fotogramma)

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La vittoria del centrosinistra nel capoluogo lombardo indica che la grande partita nazionale si può riaprire. Se non oggi, forse entro un paio d'anni
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Non è semplice ricavare un dato coerente da elezioni circoscritte in cui i fattori locali hanno avuto un peso decisivo, tuttavia bisogna tentare. Magari per concludere che il dato coerente non c'è e che le conseguenze di questo voto sugli equilibri nazionali saranno quasi nulle.

Il 25 settembre scorso le elezioni per il Parlamento avevano modificato, come sappiamo, l'assetto politico del Paese come mai in precedenza. Il successivo voto regionale aveva testimoniato che l'onda di destra non si era esaurita, e anzi non si poteva parlare di un evento eccezionale e irripetibile. Oggi il risultato è meno netto, come è naturale quando sono in gioco liste civiche e logiche particolari, legate alle città e ai campanili.

È un test. Meritevole come tale di essere valutato con scrupolo, come sempre quando i cittadini si esprimono (lo hanno fatto con poco slancio, visto che l'astensione è cresciuta di qualcosa più del …

Non è semplice ricavare un dato coerente da elezioni circoscritte in cui i fattori locali hanno avuto un peso decisivo, tuttavia bisogna tentare. Magari per concludere che il dato coerente non c'è e che le conseguenze di questo voto sugli equilibri nazionali saranno quasi nulle.

Il 25 settembre scorso le elezioni per il Parlamento avevano modificato, come sappiamo, l'assetto politico del Paese come mai in precedenza. Il successivo voto regionale aveva testimoniato che l'onda di destra non si era esaurita, e anzi non si poteva parlare di un evento eccezionale e irripetibile. Oggi il risultato è meno netto, come è naturale quando sono in gioco liste civiche e logiche particolari, legate alle città e ai campanili.

È un test. Meritevole come tale di essere valutato con scrupolo, come sempre quando i cittadini si esprimono (lo hanno fatto con poco slancio, visto che l'astensione è cresciuta di qualcosa più del 2 per cento: comunque non si è trattato della fuga catastrofica dalle urne che alcune cifre parziali avevano fatto presagire).

Non si può quindi negare che qualcosa è accaduto. Qualcosa i cui riflessi politici immediati saranno abbastanza modesti, mentre saranno tutt'altro che trascurabili i risvolti psicologici. Soprattutto a sinistra.

La vittoria del centrosinistra a Brescia, netta e brillante già al primo turno con una candidata, Laura Castelletti, che eredita un modello di buona amministrazione, è rinfrancante e incoraggiante per il Pd di Elly Schlein. Lo è per i numeri del successo (oltre il 53 per cento) e soprattutto perché il centrodestra si era presentato al gran completo, da Giorgia Meloni a Salvini, per sostenere il suo candidato Fabio Rolfi.

Con ogni evidenza ritenevano plausibile strappare il capoluogo alla sinistra, che proprio a Brescia ha una lunga e significativa tradizione. Invece la risposta dei cittadini è stata inequivocabile, forse più di quanto gli stessi protagonisti avessero previsto.

Sotto questo aspetto, Brescia è certo il risultato più significativo, conseguito nel cuore di quel settentrione che il 25 settembre si era dato quasi completamente alla destra: e più a Giorgia Meloni che ai leghisti di Salvini.

S'intende, i limiti di questo voto comunale sono quelli che tutti sono in grado di vedere. Ma Brescia indica che la grande partita nazionale si può riaprire: se non oggi, forse entro un paio d'anni.

Occorrerà prima superare le elezioni europee dell'anno prossimo, scadenza che per il momento resta favorevole al centrodestra (ovviamente in assenza di colpi di scena negativi per la coalizione di governo).

Nessuno dimentica, del resto, che per le europee si voterà con il classico sistema proporzionale, per cui ogni partito tenderà a raccogliere il massimo a favore di se stesso.

Da un lato ciò renderà meno compatto il centrodestra, a differenza di quel che è avvenuto anche nel voto comunale. Dall'altro il centrosinistra sarà chiamato a chiarire i suoi rapporti con i Cinque Stelle di Conte, e anche con le sigle alla sua destra: Azione, Italia Viva, +Europa.

Il voto del 14 e 15 maggio a Brescia, ma anche a Siena, a Teramo, nei centri dove i nomi del Pd o i civici di sinistra vanno al ballottaggio, racconta di un qualche risveglio delle liste "progressiste". Ma indica altresì gli ostacoli che dovranno essere superati prima di sentirsi competitivi con il centrodestra. Non è tanto la ricerca in tempi brevi di un'alleanza con Conte, visto che nella primavera del '24 si voterà, appunto, con la proporzionale.

Il problema per il Pd sarà come non pagare un prezzo politico esorbitante in vista di un patto futuro che potrebbe disarticolare l'identità che il partito di Schlein ha necessità di ricostruire, sia pure con fatica. Ecco perché il voto di Brescia e di altre città è un ricostituente psicologico, ma per ora poco di più.