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La cecità dei negazionisti

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Meloni e Salvini sottovalutano la portata del cambiamento climatico. L'Emilia-Romagna ce l'ha ricordata tragicamente
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"Ci hanno spiegato per mesi che c'era il riscaldamento globale e abbiamo passato un maggio con l'ombrello e col passamontagna e i guanti di lana". Chi lo pensa? Chi lo ha detto? "L'ideologia di Greta Thunberg ci porterà a perdere migliaia di aziende e milioni di posti di lavoro in Europa. Ci hanno raccontato in questi anni che non c'è alternativa all'ideologia ecologista, che ci farà vivere in un mondo più pulito. Ma si sono sbagliati o ci hanno mentito". Chi lo pensa? Chi lo ha detto? La prima frase è stata pronunciata da Matteo Salvini nel 2020; la seconda da Giorgia Meloni nell'estate del 2022. Come dimostrano bene, cioè male, i leader politici del nostro Paese, l'evidenza del cambiamento climatico si scontra con una persistente e diffusa incoscienza, con una sostanziale indisponibilità ad accettare una verità. Sospesi fra larvato negazionismo e fatalismo, come molti cittadini ch…

"Ci hanno spiegato per mesi che c'era il riscaldamento globale e abbiamo passato un maggio con l'ombrello e col passamontagna e i guanti di lana". Chi lo pensa? Chi lo ha detto? "L'ideologia di Greta Thunberg ci porterà a perdere migliaia di aziende e milioni di posti di lavoro in Europa. Ci hanno raccontato in questi anni che non c'è alternativa all'ideologia ecologista, che ci farà vivere in un mondo più pulito. Ma si sono sbagliati o ci hanno mentito". Chi lo pensa? Chi lo ha detto? La prima frase è stata pronunciata da Matteo Salvini nel 2020; la seconda da Giorgia Meloni nell'estate del 2022. Come dimostrano bene, cioè male, i leader politici del nostro Paese, l'evidenza del cambiamento climatico si scontra con una persistente e diffusa incoscienza, con una sostanziale indisponibilità ad accettare una verità. Sospesi fra larvato negazionismo e fatalismo, come molti cittadini che rappresentano, alcuni leader si mostrano spesso disturbati dal discorso sul clima; le proteste e le provocazioni politiche dei giovani attivisti (i fondamentalisti climatici, li definì Meloni) suscitano rimproveri perfino sproporzionati, un paternalismo quasi insopportabile, concentrato più sull'eventuale danno, spesso di risibile entità, che sulla posta in gioco effettiva.


Se non bastassero gli studi più autorevoli, i dati che suffragano l'incontrovertibile "fisica" del cambiamento climatico, come è possibile che non sia in grado di persuaderci definitivamente nemmeno la temperatura di 47 gradi registrata a Sacramento, California, il 6 settembre scorso? Come è possibile che non riesca a sbloccare questo ostinato rifiuto inconscio nemmeno l'acqua che entrava nelle case a Cantiano, Marche, Italia otto mesi fa, o che allaga Cesena, Emilia-Romagna, in questi giorni? Se non fosse inaccettabile, la "grande cecità" di cui ha parlato per tempo lo scrittore indiano Amitav Ghosh sarebbe perfino affascinante: un meccanismo mentale (molto umano) che ci allontana da ciò che ci turba, che ci porta a ignorarlo, a confonderlo, qualche volta a negarlo. Un altro scrittore, Jonathan Safran Foer, raccontando - in un testo ripreso da Repubblica - la colata di acqua e di merda (testuale) che aveva allagato il salotto di casa sua dopo una tempesta violenta che si era abbattuta su New York, ha riflettuto in questi termini: "Abbiamo a disposizione sempre meno opzioni, e sempre peggiori: affidarci a governi che agiscano come non hanno mai fatto; "disconnetterci" dal nostro ambiente (creando sistemazioni costose o trasferendoci in climi più salutari), possibilità concessa solo ai più ricchi tra i ricchi; o semplicemente accettare più volte all'anno questa nuova realtà di merda all'interno delle nostre case".


La mala gestione del territorio, la scarsa prevenzione, il dissesto idrogeologico che in molte zone d'Italia continua a presentare conti salatissimi non possono più essere letti, come pure ci si ostina a fare, senza considerare l'impatto dei fenomeni atmosferici estremi. Perché lo facciamo? Perché non apriamo gli occhi? Perché non reagiamo? Perché, per stare su un dettaglio in ogni caso sintomatico, continuiamo a invitare negazionisti climatici nelle trasmissioni televisive? Lo ha fatto notare qualche giorno fa Fabio Deotto, autore di un libro importante sulla questione climatica, L'altro mondo (Bompiani). Perché continuiamo a parlare di "maltempo"? Siamo di fronte ad una "apocalisse a rate": fatichiamo a decifrarla forse proprio perché si tratta di un processo lungo, fatto di oscillazioni, di strappi, e non di un unico evento catastrofico, come vorrebbe una distopia paradossalmente più confortevole. Ma eventi come quelli a cui assistiamo in queste ore - con migliaia di sfollati, persone annegate in casa o in auto, porzioni di terra inghiottita dall'acqua, immobili distrutti - sono l'eccezione che sta già diventando norma. Come facciamo a non crederci ancora?