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Eccesso di cittadinanza

Si pensa alle volte che l'esercizio dell'azione pubblica sia un monopolio dello Stato
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In questi giorni tragici per la Romagna abbiamo visto ancora una volta normali cittadini, specie giovani, che si sono attivati per fare quello che era necessario: rimuovere detriti, aiutare persone, provvedere a beni e servizi di emergenza per le comunità. Si tratta di una costante nel nostro Paese, per quanto l’abitudine sia di considerarli fatti eccezionali; degni, come del resto è sacrosanto, della massima considerazione. Questo entusiasmo, però, rischia di nascondere un fenomeno ricorrente ma di segno opposto, che si può chiamare “Imputati per eccesso di cittadinanza”.

Ricavo questa espressione da una campagna promossa alla fine degli anni ’90 da Cittadinanzattiva, che mirava a…

In questi giorni tragici per la Romagna abbiamo visto ancora una volta normali cittadini, specie giovani, che si sono attivati per fare quello che era necessario: rimuovere detriti, aiutare persone, provvedere a beni e servizi di emergenza per le comunità. Si tratta di una costante nel nostro Paese, per quanto l’abitudine sia di considerarli fatti eccezionali; degni, come del resto è sacrosanto, della massima considerazione. Questo entusiasmo, però, rischia di nascondere un fenomeno ricorrente ma di segno opposto, che si può chiamare “Imputati per eccesso di cittadinanza”.

Ricavo questa espressione da una campagna promossa alla fine degli anni ’90 da Cittadinanzattiva, che mirava a sostenere l’inserimento nella Costituzione (come poi avvenne nel 2001, all’articolo 118) del riconoscimento del valore costituzionale delle attività di interesse generale svolte dai cittadini. E lo faccio pensando a un piccolo fatto di cronaca che si poteva leggere su Repubblica qualche giorno fa. È accaduto che un cittadino di Barlassina, in Lombardia, abbia ricevuto una multa salata (oltre 800 euro) per aver riparato la buca di una strada comunale. Sicuramente la vicenda avrà una sua specificità; ma di simili ne ho viste abbastanza per proporre una riflessione sulla convivenza di questi, chiamiamoli così, opposti estremismi.

 

La fortunata campagna “Imputati per eccesso di cittadinanza” si basava su fatti reali: cittadini impegnati a curare l’interesse generale sotto la veste di strisce pedonali da riverniciare, rifiuti abbandonati da rimuovere, aree e strutture pubbliche da salvare dal degrado, scritte inneggianti all’Olocausto da cancellare dai muri delle scuole, sicurezza e qualità di ospedali e servizi sociali da monitorare, barriere architettoniche da rimuovere, mobilitando il proprio tempo e le proprie risorse. In tutti questi casi e in molti altri essi venivano multati o addirittura messi sotto processo; o anche, nel caso in cui fossero dipendenti pubblici, sottoposti ad azione disciplinare.

 

Questi fatti, seppur con minore frequenza, accadono ancora: nel nostro Paese, dove quotidianamente si ripetono lamentazioni sulla mancanza di senso civico e di partecipazione popolare alla vita pubblica, quando ci sono persone che mettono mano a problemi comuni, invece che essere ringraziate, lodate o almeno lasciate in pace, vengono perseguite e multate. Evidentemente è dura a morire l’idea che l’esercizio dell’azione pubblica sia un monopolio dello Stato. Il quale può consentirne l’esercizio, come nel caso della vendita di tabacchi. Ma se ciò avviene in modo autonomo, si entra nel contesto della usurpazione di pubblici poteri.

 

La Costituzione, però, dice qualcosa di diverso, e in modo molto semplice: che le istituzioni della Repubblica “favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”. Su quale significato abbia il verbo “favorire” si possono avere diverse interpretazioni. Ma è arduo sostenere che possa voler dire vietare, reprimere o multare.

 

Come è possibile che il fenomeno degli imputati per eccesso di cittadinanza conviva con il corale riconoscimento per l’impegno civico che si registra in questi giorni? Qualche volta ho l’impressione che da noi l’atteggiamento nei confronti dei cittadini che non si limitano a farsi gli affari propri lamentandosi per l’assenza dello Stato sia un po’ del genere “Dr. Jekyll e Mr. Hyde”: santificati come eroi e nello stesso tempo perseguiti perché fanno fronte alle inerzie dell’amministrazione, o forse perché le rendono visibili. Sarà il caso che ci decidiamo a mettere mano a questa schizofrenia, per fare, senza retorica, buon uso di questa risorsa della democrazia.