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Cambiamento climatico, i passi da fare dopo l'alluvione

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Si è concluso alla Camera il settimo Festival italiano dello sviluppo sostenibile. L'emergenza in Emilia-Romagna ha reso ancora più importanti i piani da approvare velocemente
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Il dramma dell’alluvione in Emilia-Romagna, con la sua carica di morte e distruzione, conferma tre importanti caratteristiche del nostro Paese: la fragilità di molti territori rispetto ad eventi meteorologici estremi, anche a causa di un dissesto-idrogeologico al quale nel passato non si è posta abbastanza attenzione; la straordinaria reattività delle persone, delle comunità e delle istituzioni private e pubbliche all’insorgenza di calamità che chiamiamo “naturali”, ma che sono anche frutto della nostra incuria; la competenza, la professionalità e lo spirito di collaborazione delle autorità chiamate a gestire l’emergenza, a partire dalla Protezione Civile.


Ma conferma anche un aspetto che ci deve preoccupare: un limitato accordo tra le forze politiche e l’opinione pubblica sulle cause di questi eventi (i negazionisti si sono fatti sentire anche in questa occasione, nonostante l’evidenza sc…

Il dramma dell’alluvione in Emilia-Romagna, con la sua carica di morte e distruzione, conferma tre importanti caratteristiche del nostro Paese: la fragilità di molti territori rispetto ad eventi meteorologici estremi, anche a causa di un dissesto-idrogeologico al quale nel passato non si è posta abbastanza attenzione; la straordinaria reattività delle persone, delle comunità e delle istituzioni private e pubbliche all’insorgenza di calamità che chiamiamo “naturali”, ma che sono anche frutto della nostra incuria; la competenza, la professionalità e lo spirito di collaborazione delle autorità chiamate a gestire l’emergenza, a partire dalla Protezione Civile.


Ma conferma anche un aspetto che ci deve preoccupare: un limitato accordo tra le forze politiche e l’opinione pubblica sulle cause di questi eventi (i negazionisti si sono fatti sentire anche in questa occasione, nonostante l’evidenza scientifica disponibile, anche sull’Italia) e sulle soluzioni da dare alla questione del dissesto idro-geologico e alla scarsa resilienza del nostro sistema infrastrutturale alla crisi climatica.

Alla Camera dei Deputati si è concluso il settimo Festival italiano dello sviluppo sostenibile, che ha visto lo svolgimento, nel mese di maggio, di circa mille eventi su tutto il territorio nazionale. Organizzato dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), il Festival è stato animato da centinaia di soggetti privati e pubblici e ha raggiunto milioni di persone, tutte accomunate dall’impegno all’attuazione di quell’Agenda 2030 sottoscritta nel 2015 da tutti i Paesi del mondo e richiamata con forza anche dal G7 di Hiroshima nei giorni scorsi. Proprio nella dichiarazione finale, i principali paesi industrializzati, tra cui l’Italia, hanno ribadito il loro impegno a trasformare il sistema socioeconomico per rispondere alla domanda di giustizia climatica e giustizia sociale che il Festival ha confermato essere forte anche nel nostro Paese.

Come l’ASviS ha indicato, al governo e al Parlamento spettano decisioni urgenti e importanti per affrontare subito la crisi climatica, in modo serio e con lo stesso spirito bipartisan che ha consentito, un anno fa, di introdurre nella Costituzione italiana “la tutela dell’ambiente, degli ecosistemi e della diversità, anche nell’interesse delle future generazioni” tra i compiti della Repubblica, cioè di tutti noi. La roadmap per il Governo è chiara e stringente, al di là della ricostruzione delle zone alluvionate per una ripartenza della vita economica e sociale: approvare immediatamente e dotare di adeguati finanziamenti (ricorrendo al Pnrr, ai Fondi europei e nazionali di coesione, o ai fondi nazionali) il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (Pnacc), già sottoposto alla consultazione pubblica. Approvare immediatamente la Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile predisposta dal ministero dell’Ambiente, quadro di riferimento complessivo per orientare tutte le politiche al raggiungimento degli obiettivi europei e dell’Onu. Elaborare entro giugno, come previsto dalle regole europee, il nuovo Piano Nazionale Integrato Energia Clima (Pniec), che deve disegnare il passaggio ad una economia progressivamente decarbonizzata, in grado di ridurre del 55% le emissioni di gas climalteranti entro il 2030 e la neutralità carbonica entro il 2050.


Ma anche il Parlamento ha una roadmap altrettanto chiara e in grado di fargli riassumere la giusta centralità, anche agli occhi degli elettori. Varare entro l’estate: la legge climatica italiana, come già fatto dagli altri grandi Paesi europei; il disegno di legge sulla rigenerazione urbana (che contiene anche norme sullo stop al consumo di suolo) sul quale si era trovata l’intesa nella scorsa legislatura prima della crisi di governo; una legge che renda obbligatoria la pre-valutazione delle nuove proposte legislative rispetto agli Obiettivi dell’Agenda 2030 e ai nuovi principi costituzionali.


A tutte le istituzioni, pubbliche e private, alle imprese, ai media e a noi cittadine e cittadini spetta invece di fare scelte quotidiane orientate alla sostenibilità quando produciamo, lavoriamo, consumiamo, risparmiamo, votiamo. Come ha detto Papa Francesco nel 2019: “So che a volte potrebbe sembrare un compito troppo arduo. Eppure, gli esseri umani, capaci di degradarsi fino all’estremo, possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi. Questo è il cambiamento che le circostanze attuali richiedono, perché l’ingiustizia che fa piangere la Terra e i poveri non è invincibile».
L’autore è direttore scientifico dell’ASviS