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Colosimo e le trame nere da recidere

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La neopresidente della Commissione Antimafia ha provato a nascondere le tracce social dei suoi rapporti con l'ex Nar Ciavardini, ma la destra ha ancora molto da chiarire su stragi e terrorismo
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L'onorevole Chiara Colosimo, appena nominata presidente della Commissione Antimafia, ha tentato di ripulire il suo sito e i profili social dalle tracce di frequentazioni con l'ex terrorista nero Luigi Ciavardini. Molto simbolico: finora, l'atteggiamento della destra di governo rispetto alla storia del terrorismo di destra e delle sue stragi è stato quello di provare a cancellare tutto. Non parlarne, far finta di niente, ignorare gli anniversari scomodi, le rimostranze delle associazioni delle vittime e parlar d'altro. Un silenzio assordante. Perché?


    Partiamo dai nudi fatti. l'ex terrorista nero Ciavardini è stato condannato per l'omicidio del poliziotto Francesco Evangelista, per quello del pubblico ministero Mario Amato …

L'onorevole Chiara Colosimo, appena nominata presidente della Commissione Antimafia, ha tentato di ripulire il suo sito e i profili social dalle tracce di frequentazioni con l'ex terrorista nero Luigi Ciavardini. Molto simbolico: finora, l'atteggiamento della destra di governo rispetto alla storia del terrorismo di destra e delle sue stragi è stato quello di provare a cancellare tutto. Non parlarne, far finta di niente, ignorare gli anniversari scomodi, le rimostranze delle associazioni delle vittime e parlar d'altro. Un silenzio assordante. Perché?


    Partiamo dai nudi fatti. l'ex terrorista nero Ciavardini è stato condannato per l'omicidio del poliziotto Francesco Evangelista, per quello del pubblico ministero Mario Amato (che in solitudine e tra l'ostilità di troppi colleghi indagava sull'arcipelago della destra eversiva) e per la strage di Bologna, insieme ai Nar Fioravanti, Mambro e Cavallini (quest'ultimo solo in primo grado). Come gli altri condannati, Ciavardini non ha mai riconosciuto la propria responsabilità nella strage. E anche la destra parlamentare ha sempre disconosciuto la matrice nera della bomba. Di recente, sono stati resi consultabili una serie di documenti spesso evocati come traccia di una fantomatica "pista palestinese" per la strage di Bologna: le carte hanno smentito per l'ennesima volta il depistaggio, ma dagli esponenti della destra parlamentare e di governo, non una parola. Silenzio anche sulle recenti motivazioni dell'ultima sentenza per la strage di Bologna, anche se basterebbe sfogliarla per capire le ragioni della levata di scudi di famigliari delle vittime di strage e di mafia contro la nomina di Colosimo. L'ultimo condannato in concorso coi Nar per la bomba del 2 agosto è Paolo Bellini, estremista di destra e poi killer di 'ndrangheta, di cui sono stati documentati i legami di lungo corso con i servizi segreti. Insieme al precedente processo Cavallini, quest'ultimo giudizio ha demolito l'immagine che i Nar avevano dato di sé come "spontaneisti" antisistema. Macché: erano legati da una parte ai "vecchi tramoni" della galassia di Ordine Nuovo, responsabile di piazza Fontana e piazza Loggia, dall'altra a Carminati della Banda della Magliana, e soprattutto avevano agito entro un disegno ordito dalla loggia P2, protetti dai depistaggi dei servizi segreti da questa infiltrati. Questi legami disegnano una rete che collega i "neri" a Cosa Nostra e al crimine organizzato. Era stato Falcone, d'altro canto, a indagare Fioravanti per l'omicidio di Piersanti Mattarella, delitto a tutt'oggi impunito, che appartiene al novero dei delitti mafiosi dal fortissimo rilievo politico. Come sono state le stragi, prima neofasciste, poi mafiose. Delitti accomunati dai pervicaci depistaggi. Cosa sa, cosa pensa, cosa dice di tutto questo la neopresidente della Commissione Antimafia? Eppure è questo il "mondo di mezzo" che, più di ogni altro, ha bisogno di essere conosciuto e indagato.


    È ancora in sospeso la pratica di costituzione di parte civile in extremis del governo Meloni al nuovo processo per la strage di Brescia del 1974, per cui è stato condannato in via definitiva il reggente di Ordine Nuovo per il Veneto Carlo Maria Maggi, candidato alle elezioni politiche del 1972 con il Msi, prima di esserne espulso nel 1973. Silenzio assoluto anche su questo capitolo del lungo filo nero che collega tra loro le stragi. Anche i Nar erano usciti dalle sezioni romane del movimento giovanile missino, come molti esponenti della destra del governo. Fratelli d'Italia è nato come scissione a destra da Alleanza nazionale, erede del Msi (Meloni accusava Fini di aver ucciso la destra in Italia) e ha un forte legame identitario e affettivo col proprio passato. Da questo zoccolo duro della destra non è mai uscita una parola chiara sulla storia dello stragismo, non c'è stato un pubblico dibattito sui "camerati che sbagliano" paragonabile a quello che ha lacerato la sinistra dalla fine degli anni Settanta. Le stragi? Nella narrazione di destra sembrano ancora una specie di mistero. O si negano le evidenze passate in giudicato, o si tace. Ma sono davvero troppi i morti collegati a questo sottile filo nero, troppo gravi i legami e i risvolti che sottende. Sarebbe ora di sentire una parola chiara a riguardo.