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La tattica elusiva di Elly Schlein

La segretaria del Pd, Elly Schlein (ansa)
Il nuovo Pd, al di là di qualche giudizio spot, dimostra uno strano modo di concepire il suo ruolo di opposizione
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Da un paio di giorni alcuni commentatori tutt'altro che ostili al centrosinistra (in primo luogo Alessandro De Angelis su Huffington ma anche Mario Lavia su linkiesta) si interrogano stupiti circa l'assenza dalla scena di Elly Schlein.

In Italia sta accadendo quasi tutto quello che poteva accadere, ma la leader dell'opposizione sembra afona; o per meglio dire, pare scomparsa dall'epicentro dei problemi, salvo un intervento a Piazza Pulita.

Si tratti dell'alluvione in Emilia-Romagna con il caso Bonaccini - commissario sì o no - ovvero delle critiche europee all'Italia per un Pnrr in affanno, oppure ancora delle nomine alla Rai, il nuovo Pd - al di là di qualche giudizio spot - dimostra uno strano modo di concepire il suo ruolo di opposizione.

È mancata anche la capacità di inquadrare gli incidenti al Salone del Libro di Torino: bene aver speso qualche parola a favore del direttore Nicola Lagioia, molto meno bene avere giustif…

Da un paio di giorni alcuni commentatori tutt'altro che ostili al centrosinistra (in primo luogo Alessandro De Angelis su Huffington ma anche Mario Lavia su linkiesta) si interrogano stupiti circa l'assenza dalla scena di Elly Schlein.

In Italia sta accadendo quasi tutto quello che poteva accadere, ma la leader dell'opposizione sembra afona; o per meglio dire, pare scomparsa dall'epicentro dei problemi, salvo un intervento a Piazza Pulita.

Si tratti dell'alluvione in Emilia-Romagna con il caso Bonaccini - commissario sì o no - ovvero delle critiche europee all'Italia per un Pnrr in affanno, oppure ancora delle nomine alla Rai, il nuovo Pd - al di là di qualche giudizio spot - dimostra uno strano modo di concepire il suo ruolo di opposizione.

È mancata anche la capacità di inquadrare gli incidenti al Salone del Libro di Torino: bene aver speso qualche parola a favore del direttore Nicola Lagioia, molto meno bene avere giustificato l'intolleranza verso la ministra Roccella.

E non sono solo gli osservatori ad aver colto queste incongruenze. Anche all'interno del partito si avvertono perplessità varie e si diffondono interrogativi senza risposta. Ci si attendeva un passo diverso dopo le prime settimane di doveroso apprendistato.

È comprensibile che la leader non voglia farsi rappresentare da altri volti, a parte raramente la vice-presidente Chiara Gribaudo. Ed è altrettanto logico che i vecchi dirigenti del Pd, sconfessati ed emarginati, anche quelli che l'avevano appoggiata nella scalata, siano poco inclini a darsi da fare a sostegno della neo segretaria.

Ma forse c'è di più. La linea politica radicalizzata, quasi una variante dei Cinque Stelle, ha bisogno di essere sostenuta con idee, fantasia e un particolare dinamismo. Altrimenti, una volta esaurita la novità, si disperde in un manierismo fumoso, diventa una mera collezione di slogan per le tv e i giornali. Che a loro volta finiscono per stancarsi.

Finora Elly Schlein ha tenuto una posizione abbastanza netta, benché forse poco convinta, solo sull'Ucraina. E c'è da immaginare che su questo punto cruciale non sia mancato il consiglio del Quirinale. Per il resto non c'è granché, soprattutto a pochi giorni dal secondo turno delle amministrative.

Esiste una spiegazione di tipo politico per questa scelta? Forse sì. Si mormora a mezza bocca che la leader vuole conservare e diffondere un profilo radicale, in puro stile "liberal" americano, cioè alla Ocasio-Cortez, almeno fino alle elezioni europee del 2024. È convinta che in tal modo riuscirà a recuperare i voti degli astenuti, di quanti per diverse ragioni avevano preso le distanze dal moderatismo della vecchia guardia.

E non si tratta solo di chi ha disertato le urne: la speranza, peraltro evidente, è quella di recuperare un discreto segmento del voto che negli ultimi anni è scivolato verso i 5S. In fondo lo si considera un voto "in libera uscita", per usare un'espressione da Prima Repubblica: un altro modo per protestare contro il partito di prima, un dissenso che ora si può e si deve riportare a casa.

Tutto legittimo. Salvo che l'operazione è molto ambiziosa e richiede un surplus di intelligenza politica e di attivismo, non il contrario. Del resto, il recupero degli elettori radicalizzati può determinare lo sconcerto e quindi il distacco di un certo mondo cattolico e liberal-democratico. Quello che un tempo si riconosceva nel "centrismo" della Dc e delle forze laiche: una posizione, a essere più precisi, di centro-sinistra, volta ad allargare l'area del consenso e non a restringerla.

Vedremo come andranno i ballottaggi dei giorni 28 e 29 maggio. Un successo darebbe ragione alla inconsueta tattica di Schlein, altrimenti sarà quasi inevitabile aprire una discussione interna. Anche perché la campagna elettorale per le europee è di fatto già cominciata: il che non è positivo, visto che manca un anno.