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Dalla fantascienza a Neuralink, migliorare le nostre menti

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Da Bill Gates a Mark Zuckerberg, da Jeff Bezos a Elon Musk, una generazione di imprenditori hi-tech ha visto nella possibilità dell'interfaccia tra cervello e microchip una frontiera da presidiare e da sfruttare economicamente
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Da almeno quarant'anni la fantascienza ha iniziato a prepararci al momento in cui la tecnologia sarebbe stata in grado di intervenire in maniera diretta sul funzionamento del nostro cervello. Era il 1984 quando William Gibson pubblicava Neuromante, il romanzo che sarebbe diventato il capostipite del movimento cyberpunk.

La storia immaginata da Gibson, ambientata in un futuro imprecisato (ma non troppo lontano dagli anni che stiamo vivendo), era zeppa di idee che sarebbero state saccheggiate nei decenni successivi da innumerevoli altri romanzi, fumetti, film e videogiochi, dalla serie giapponese Ghost in the Shell alla trilogia di Matrix, passando per una delle rare incursioni italiane nel genere fantascientifico, Nirvana di Salvatores.

In tutte queste storie, un tema ricorrente è quello di personaggi in grado di potenziare il proprio sistema nervoso e le sinapsi cerebrali attraverso innesti elettronici, così da acquistare capacità di gran lunga superiori a q…

Da almeno quarant'anni la fantascienza ha iniziato a prepararci al momento in cui la tecnologia sarebbe stata in grado di intervenire in maniera diretta sul funzionamento del nostro cervello. Era il 1984 quando William Gibson pubblicava Neuromante, il romanzo che sarebbe diventato il capostipite del movimento cyberpunk.

La storia immaginata da Gibson, ambientata in un futuro imprecisato (ma non troppo lontano dagli anni che stiamo vivendo), era zeppa di idee che sarebbero state saccheggiate nei decenni successivi da innumerevoli altri romanzi, fumetti, film e videogiochi, dalla serie giapponese Ghost in the Shell alla trilogia di Matrix, passando per una delle rare incursioni italiane nel genere fantascientifico, Nirvana di Salvatores.

In tutte queste storie, un tema ricorrente è quello di personaggi in grado di potenziare il proprio sistema nervoso e le sinapsi cerebrali attraverso innesti elettronici, così da acquistare capacità di gran lunga superiori a quelle di un essere umano "standard": memoria aumentata, velocità di calcolo quasi illimitata, percezioni sensoriali, coordinazione motoria e forza fuori dalla norma.

Non a caso il movimento cyberpunk ha influenzato profondamente i fautori del transumanesimo, come Raymond Kurzweil, che prefigurano l'ibridazione con l'elettronica come prossimo passo nell'evoluzione umana.

Più concretamente, una generazione di imprenditori hi-tech formatisi nell'immaginario fantascientifico degli anni Ottanta ha visto nella possibilità dell'interfaccia tra cervello e microchip una possibile frontiera da presidiare e da sfruttare economicamente: da Bill Gates a Mark Zuckerberg, da Jeff Bezos per finire con Elon Musk e Neuralink, non c'è multimilionario del settore informatico che non abbia investito nella creazione di compagnie che studiano la fattibilità pratica di innesti cerebrali.

Va detto che, se molta della fantascienza sul tema è, come spesso accade, più attenta alle implicazioni negative della tecnologia e alle sue proiezioni distopiche, la ricerca scientifica sugli impianti neurali è soprattutto diretta al miglioramento delle condizioni di vita di persone affette da gravi disabilità, patologie neurodegenerative o lesioni cerebrali.

Da questo punto di vista, più che al cyberpunk dovremmo forse guardare all'universo di Star Trek che, con il suo tipico ottimismo, immaginava al timone della nave stellare Enterprise un non vedente dotato di una sofisticata protesi visiva, Geordi La Forge.

Ridare la vista a chi non ce l'ha è solo una delle possibilità aperte dagli studi sugli impianti neurali, su cui negli ultimi anni sono stati fatti enormi passi avanti. Una delle aree di ricerca più promettenti è quella della riconnessione tra il cervello e la colonna vertebrale nei pazienti affetti da lesioni.

Uno studio pubblicato sulla rivista Nature riportava i risultati ottenuti su un paziente quarantenne, paralizzato da oltre un decennio, che grazie a un impianto neurale è riuscito ad alzarsi e camminare. Negli anni passati, altri pazienti con simili disabilità sono riusciti ad azionare arti meccanici attraverso un'interfaccia cerebrale.

In prospettiva, gli impianti neurali potrebbero consentire un monitoraggio diretto delle condizioni di salute dei pazienti e aiutare nella gestione del dolore, o nel recupero delle capacità cognitive in pazienti affetti da malattie del sistema nervoso centrale.

Naturalmente, si può anche immaginare di usare gli impianti neurali per potenziare le capacità di persone sane, come preconizzavano gli esponenti del cyberpunk.

Forse, in un lontano futuro potremo collegare direttamente i nostri cervelli alla rete, comunicare istantaneamente con altre menti, accedere a una quantità illimitata di informazioni e di sapere e accelerare l'apprendimento di nuove abilità e conoscenze. Migliorare l'intelligenza collettiva dell'umanità, in fondo, non sarebbe male.

Ma come tutto quello che la fantascienza ci lascia intravedere con grande anticipo, anche questa prospettiva potrà sembrare un sogno ad alcuni, un incubo ad altri. La realtà, in ogni caso, è che la simbiosi tra mente umana e intelligenza artificiale, ammesso che sia possibile, è ancora molto remota.