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Ora il governo getti la maschera sul Pnrr

Raffaele Fitto, ministro per gli Affari europei, il Sud, le Politiche di coesione e il Pnrr  (ansa)

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L'esecutivo vuole i soldi del Piano nazionale di ripresa e resilienza o punta a farlo fallire? I comportamenti della squadra meloniana conservano un livello di incertezza indecifrabile
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È ormai giunto il momento di mettere giù la maschera. Questo governo e la presidente del Consiglio hanno il dovere e la responsabilità di spiegare ai cittadini cosa intendano davvero fare.

In particolare se credono ancora nelle riforme e nelle opportunità contenute nel Pnrr. Oppure se stiano lavorando per farlo fallire pensando così di far tramontare il progetto europeo. E di rivitalizzare i loro istinti primordiali.

Sembra paradossale. Addirittura assurdo immaginare che una classe politica decida volontariamente o involontariamente di rinunciare a quasi 200 miliardi di euro che ci vengono affidati per provare a cambiare e ammodernare il nostro Paese.

Eppure i sospetti si stanno gonfiando giorno dopo giorno. Dubbi che crescono in Italia e che si stanno facendo largo anche nelle Cancellerie europee, nelle Istituzioni dell'Ue. Sono alimentati non da fantasie costruite a tavolino, ma dai comportamenti concreti dell'esecutivo di Roma.

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È ormai giunto il momento di mettere giù la maschera. Questo governo e la presidente del Consiglio hanno il dovere e la responsabilità di spiegare ai cittadini cosa intendano davvero fare.

In particolare se credono ancora nelle riforme e nelle opportunità contenute nel Pnrr. Oppure se stiano lavorando per farlo fallire pensando così di far tramontare il progetto europeo. E di rivitalizzare i loro istinti primordiali.

Sembra paradossale. Addirittura assurdo immaginare che una classe politica decida volontariamente o involontariamente di rinunciare a quasi 200 miliardi di euro che ci vengono affidati per provare a cambiare e ammodernare il nostro Paese.

Eppure i sospetti si stanno gonfiando giorno dopo giorno. Dubbi che crescono in Italia e che si stanno facendo largo anche nelle Cancellerie europee, nelle Istituzioni dell'Ue. Sono alimentati non da fantasie costruite a tavolino, ma dai comportamenti concreti dell'esecutivo di Roma.

Se una magistratura indipendente come la Corte dei Conti avverte che l'Italia è riuscita con i soldi del NextGenerationEu a peggiorare in questi mesi qualsiasi performance relativa alla capacità di spesa dei fondi europei. Ossia ha messo ben poco a terra e nel circuito economico.

Se il Fondo monetario internazionale emette una sentenza analoga. E se addirittura l'Ufficio parlamentare di Bilancio avverte che la connessa linea di politica economica - a cominciare dai provvedimenti in materia fiscale, in particolare quelli sulla salviniana flat tax - non può funzionare.

Ecco, allora inevitabilmente i quesiti diventano impellenti, gli equivoci incessanti. Non è un accerchiamento, sono giudizi. Di cui non si può non tenere conto.

Il punto è proprio questo: nei ragionamenti e nelle riflessioni degli uffici che si occupano del Piano nazionale di ripresa e resilienza, a Roma e a Bruxelles, comincia a emergere sempre la stessa domanda.

Che per quanto paradossale è comunque il sintomo di un profondo malfunzionamento o di una gigantesca ambiguità: il governo vuole i soldi del Pnrr o punta a farlo fallire? Magari con il subdolo obiettivo di ricostruire la propaganda antieuropea in vista delle elezioni per il Parlamento Ue che si terranno l'anno prossimo.

Più che un paradosso sarebbe un suicidio. Il modo perfetto per gettare gli italiani sul lastrico e il Paese nel novero dei "paria". Ma i comportamenti della squadra meloniana conservano un livello di incertezza indecifrabile.

La maggioranza di centrodestra è al governo da sette mesi. Fin dall'inizio era cosciente che si potesse - o dovesse - modificare il Pnrr in primavera. Ma non hanno mosso un passo.

Davanti alla Commissione che prima ha esposto i suoi rilievi sugli obiettivi raggiunti nello scorso semestre e che poi ha invitato a presentare il nuovo Piano entro giugno, la risposta è stata duplice: nel primo caso ha scaricato le colpe su Mario Draghi e poi ha risposto altezzosamente all'invito annunciando che le proposte sarebbero state formulate ad agosto.

Il tutto mentre la Lega, ossia il principale partner di Fratelli d'Italia, ha cominciato a ipotizzare pubblicamente di rinunciare ai soldi in prestito del NextGenerationEu. E mentre dalle dichiarazioni dei ministri impegnati ad affrontare l'emergenza alluvione in Romagna scompariva la possibilità di utilizzare i 9 miliardi presenti proprio nel Piano in relazione al dissesto idrogeologico.

Si tratta, insomma, di una postura che ha un senso solo se assunta per far fallire il Pnrr e di conseguenza il percorso di integrazione europea. Magari in attesa e nella speranza che cinque mesi dopo le elezioni europee, negli Stati Uniti torni a vincere "l'amico" Donald Trump. Un progetto incredibile, che per di più porrebbe fine all'ipotesi di alleanza tra i Conservatori e il Ppe.

L'altra spiegazione, allora, è del tutto irrazionale ma possibile: incapacità e inconsapevolezza. Se così fosse, sarebbe altrettanto grave. Si tratterebbe infatti di un disegno poggiato sull'irrazionalità dei comportamenti e sulla impossibilità di trattenere i sentimenti antieuropei che hanno albergato stabilmente e fino a pochissimo tempo fa sia dentro Fratelli d'Italia, sia nella Lega.

Pulsioni mediate in questa fase dall'interesse utilitaristico di incassare un po' di fondi e di ricevere un po' di legittimazione internazionale. Senza però cancellare quel traino viscerale che spinge verso il conflitto con l'Europa.

Una situazione, dunque, che genera inevitabilmente confusione. O meglio produce una condizione di costante incomprensibilità da parte degli interlocutori di Bruxelles. Che non fa capire quali siano le reali intenzioni del governo italiano. Non solo sul Pnrr, ma anche sul Mes, sul Patto di Stabilità, sui migranti.

Altiero Spinelli, uno dei "padri" dell'Unione europea, scriveva nel 1947 che il rapporto tra gli Usa e il Vecchio Continente non si basava sui sentimenti ma sugli interessi e "gli interessi sono duri, tenaci, realizzatori".

Ecco forse questo governo di destra dovrebbe riflettere su queste considerazioni e valutare bene quali siano gli interessi italiani, o meglio "nazionali", nel rapporto con l'Ue.

Perché il Pnrr è adesso davvero il primo interesse nazionale. Sarebbe bene anche prendere atto che i nostri partner europei ci stanno dicendo: avete chiesto i soldi, ve li abbiamo dati, una parte (70 miliardi) ve l'abbiamo regalata, ora spendeteli. Se non lo fate non è colpa nostra.

È invece colpa del governo se l'Italia continua a danzare sull'orlo di un burrone.