Nell’ultimo anno di lavoro, prima delle elezioni 2024, il Parlamento Europeo affronta un tour de force legislativo sui temi tecnologici del nostro tempo, dei cui diritti l’Unione si vuole pioniera e paladina. Il Media Freedom Act per difendere la libertà di informazione, il Digital Services Act per regolare la sterminata prateria delle relazioni online, il Codice sulla disinformazione, contro lobby ostili, e infine il monumentale Artificial Intelligence Act, con l’ambizione di fondare il diritto europeo nella dimensione Intelligenza Artificiale (AI), dove si formeranno sapere, vita, scuola, sanità, famiglia, cultura, pace e guerra per le future generazioni.
Piattaforme social, Usa e Cina, il Sud globale, Asia, Africa e America Latina, sanno che Bruxelles è laboratorio di avanguardia su quella che lo studioso Mario G. Losano, già nel suo manuale del 1969 definiva Giuscibernetica: macchine e modelli cibernetici nel diritto (Einaudi). Tutela …
Nell’ultimo anno di lavoro, prima delle elezioni 2024, il Parlamento Europeo affronta un tour de force legislativo sui temi tecnologici del nostro tempo, dei cui diritti l’Unione si vuole pioniera e paladina. Il Media Freedom Act per difendere la libertà di informazione, il Digital Services Act per regolare la sterminata prateria delle relazioni online, il Codice sulla disinformazione, contro lobby ostili, e infine il monumentale Artificial Intelligence Act, con l’ambizione di fondare il diritto europeo nella dimensione Intelligenza Artificiale (AI), dove si formeranno sapere, vita, scuola, sanità, famiglia, cultura, pace e guerra per le future generazioni.
Piattaforme social, Usa e Cina, il Sud globale, Asia, Africa e America Latina, sanno che Bruxelles è laboratorio di avanguardia su quella che lo studioso Mario G. Losano, già nel suo manuale del 1969 definiva Giuscibernetica: macchine e modelli cibernetici nel diritto (Einaudi). Tutela di privacy e copyright, freno alla vigilanza occhiuta, confine ai conflitti ibridi sulla comunicazione sono i nobili principi dell’AI Act, ma perché il nuovo regolamento non sia subito reso impotente dal turbolento progresso, vedi il trionfo di ChatGPT, sistema di generazione di linguaggi naturali, codici informatici e testi originali, anche fiction, creato da OpenAI, è bene correggere subito alcuni punti, pena venir superati dalla realtà prima di partire.
Come rileva infatti il giurista Filiberto Brozzetti, docente di AI, Diritto ed Etica all’Università Luiss, il rischio è implementare una legge che pretenda di inglobare l’intero sistema di Intelligenza Artificiale nella sua complessità, dal machine learning agli algoritmi, allo scraping, la raccolta dei dati, in un solo modello illusorio ed artificiale. I deputati sono consapevoli di trovarsi davanti a una rivoluzione esistenziale per il genere umano, al punto che tutti han voluto presentare emendamenti, alcuni a dozzine. Ma, ad esempio, il pur lodevole intento di frenare il riconoscimento facciale, tecnica che in Cina è usata per reprimere il dissenso o perseguitare le minoranze, vedi gli Uiguri, può tarpare la ricerca sugli algoritmi predittivi, pericolosi in dittatura, ma che in democrazia, da sanità, a cambio climatico e lotta alla criminalità organizzata hanno applicazioni benefiche.
Anche la difesa del contenuto originale, miccia dello sciopero che agita la Hollywood degli Oscar, è cruciale, ma un atteggiamento di puro divieto digitale all’accesso online a dati e nodi di relazione, tout court, nuocerebbe al nascente giornalismo computazionale, i cui quadri si riuniranno, da tutto il mondo, dal 22 al 24 giugno a Zurigo, proprio per forgiare la tecnologia in strumento di libertà e cultura nei media. Creare testi, immagini, video, musica grazie ai prompt dell’Intelligenza Artificiale è già anche tecnica artistica preziosa, capace di firmare lavori d’avanguardia nello studio di Francoforte “Merzmensch”, inaugurato da Vladimir Alexeev.
Il diritto anglosassone, con il National AI Initiative del 2020 negli Usa e il recente policy paper del Department for Science, Innovation and Technology britannico, “AI Regulation: a pro-innovation approach” del 29 marzo 2023, propugnano un sentimento più fiducioso verso l’Intelligenza Artificiale, per non recidere sviluppo e innovazione, con cui anche l’Ue deve confrontarsi. Resta da chiarire, infine, chi, nei 27 paesi, controllerà l’applicazione quotidiana dell’AI Act: le Agenzie sulla Privacy, sulle Telecomunicazioni, sul Digitale o si vareranno nuove Autorità ad hoc, come la Spagna che ha inaugurato lo scorso settembre l’Aesia “Agencia Española de Supervisión de la Inteligencia Artificial”. Avremo anche noi l’AISIA, Agenzia Italiana sull’AI, magari per evitare gaffes come la censura nostrana, subito revocata, a ChatGPT? E chi la guiderà e con quale strategia?
AI Act deve fungere da arbitro, non Azzeccagarbugli, con gli algoritmi al posto delle grida manzoniane, pena lasciare a Washington e Pechino il dominio della rivoluzione del nostro sapere: nel bilancio per la Difesa 2024 il Pentagono investirà sull’Intelligenza Artificiale tre miliardi di dollari e, secondo un rapporto riservato del Dipartimento di Stato, presentato al nostro governo in maggio, la Cina mette sul piatto analoghe cifre monstre. L’Europa non resti indietro!