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Alluvioni e siccità, perché dobbiamo imparare la lezione del passato

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Le fasi di rapido cambiamento climatico rendono più probabile il verificarsi di eventi meteorologici estremi. E determinano una situazione ambientale favorevole alle epidemie e alle carestie
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Per l'Italia il 2023 si è aperto all'insegna degli eventi meteorologici estremi: prima un inverno eccezionalmente arido, specialmente al Nord (stando alla Fondazione Cima, nel corso dell'ultimo inverno l'accumulo di neve sull'arco alpino è stato inferiore del 64% rispetto alla norma), e ora le terribili alluvioni che hanno devastato l'Emilia-Romagna. Per l'estate si prevede un'elevata instabilità con piogge frequenti, violente e improvvise.

In passato, condizioni di questo tipo avrebbero fatto presagire carestia (il proverbio contadino "sotto la neve pane, sotto la pioggia fame" ci ricorda che le precipitazioni devono avvenire al momento giusto per non danneggiare i raccolti), anche considerato che spesso, nella storia, episodi di instabilità si sono susseguiti per anni se non per decenni.

Premesso che un episodio singolo di siccità o piovosità eccessiva è sempre possibile, la ragione per cui …

Per l'Italia il 2023 si è aperto all'insegna degli eventi meteorologici estremi: prima un inverno eccezionalmente arido, specialmente al Nord (stando alla Fondazione Cima, nel corso dell'ultimo inverno l'accumulo di neve sull'arco alpino è stato inferiore del 64% rispetto alla norma), e ora le terribili alluvioni che hanno devastato l'Emilia-Romagna. Per l'estate si prevede un'elevata instabilità con piogge frequenti, violente e improvvise.

In passato, condizioni di questo tipo avrebbero fatto presagire carestia (il proverbio contadino "sotto la neve pane, sotto la pioggia fame" ci ricorda che le precipitazioni devono avvenire al momento giusto per non danneggiare i raccolti), anche considerato che spesso, nella storia, episodi di instabilità si sono susseguiti per anni se non per decenni.

Premesso che un episodio singolo di siccità o piovosità eccessiva è sempre possibile, la ragione per cui gli eventi estremi tendono a raggrupparsi in sequenze devastanti è che alla loro origine spesso vi è una fase di rapido cambiamento climatico.

Ad esempio, tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento (quando in Italia e in Europa si susseguirono piogge e alluvioni che causarono una delle più terribili carestie della storia, nel 1590-93, seguita da una fase di scarsità alimentare) il ciclo climatico di lungo periodo stava invertendo direzione: da raffreddamento a riscaldamento.

Oggi il problema è costituito dal rapido surriscaldamento, dovuto anche a fattori antropici. Aggiungiamo un ulteriore elemento perché, come dice un altro proverbio, "le disgrazie non vengono mai sole". L'instabilità meteorologica perturba l'ambiente biologico e favorisce l'emergere di nuovi patogeni.

La Peste Nera del Trecento fu preceduta da una lunga serie di eventi estremi (e da gravi carestie), come la peste che colpì l'Europa centro-meridionale attorno al 1630.

In tempi più vicini a noi, il colera, che per millenni era rimasto isolato nella sua area d'origine nel delta del Gange, iniziò a diffondersi su scala globale nel 1817 dopo che per due anni l'India era stata flagellata da alluvioni e carestie. Anche la pandemia di Covid-19 potrebbe essere stata favorita dal cambiamento climatico.

Riassumendo, fasi di rapido cambiamento climatico rendono più probabile il verificarsi di eventi meteorologici estremi e determinano una situazione ambientale favorevole all'emergere di nuovi patogeni o alla diffusione di patogeni già esistenti. Le carestie sono un'altra conseguenza di un ambiente instabile e possono a loro volta favorire l'insorgere di epidemie e pandemie.

Stando così le cose, la sfortunata verità è che probabilmente, in Italia e nel mondo, siamo solo all'inizio di una lunga serie di disastri ambientali e umani. Che fare? Senza dubbio il cambiamento climatico continuerà per anni.

Possiamo cercare di rallentarlo con la transizione ecologica, cosa utile a evitare scenari peggiori, ma non possiamo impedire l'inizio di una fase di instabilità meteorologica perché essa è già iniziata. Dobbiamo accettare la realtà e prepararci a contenere gli effetti dell'instabilità.

In Italia è chiaro da decenni che occorrono investimenti consistenti e sistematici per mettere in sicurezza i territori più fragili. Qualsiasi governo centrasse questo obiettivo renderebbe un enorme servigio alla nazione.

Nel mondo servirebbe più cooperazione in vari ambiti, a partire da quello sanitario, per rafforzare la capacità di contenere i nuovi patogeni prima che inneschino pandemie globali.

Purtroppo, nella tempesta perfetta che stiamo attraversando, figura una crescente conflittualità internazionale. L'invasione russa dell'Ucraina ha spazzato via ogni speranza che l'esperienza del Covid ci rendesse più uniti nel fronteggiare minacce comuni. Non è di consolazione sapere che saremo uniti nel pagarne le conseguenze.

guido.alfani@unibocconi.it