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Smettetela di ucciderci

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In Italia ne viene uccisa una ogni tre giorni
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In Italia viene ammazzata una donna ogni tre giorni. Nei Paesi Ocse, invece, una donna su cinque dichiara di essere stata vittima di violenza domestica. Perché? Le donne sono la metà circa della popolazione mondiale e sono anche la più grande maggioranza di persone senza diritti o con meno diritti al mondo. A livello globale, 736 milioni di donne (secondo UN Women) hanno subito violenza fisica o sessuale dal proprio compagno almeno una volta nella vita (questi dati non includono le molestie e le aggressioni fuori dall'ambiente familiare). Purtroppo, meno del 40 per cento delle donne cerca aiuto quando subisce violenza e solo il dieci per cento si rivolge alla polizia. Solo nel 2020 sono state uccise nel mondo 81mila donne, di cui 47mila da un compagno o da un membro della propria famiglia. Ciò significa che, in quell'anno, veniva uccisa una donna ogni undici minuti. E poi, durante la pandemia, quando le donne erano costrette a rimanere in casa, la v…

In Italia viene ammazzata una donna ogni tre giorni. Nei Paesi Ocse, invece, una donna su cinque dichiara di essere stata vittima di violenza domestica. Perché? Le donne sono la metà circa della popolazione mondiale e sono anche la più grande maggioranza di persone senza diritti o con meno diritti al mondo. A livello globale, 736 milioni di donne (secondo UN Women) hanno subito violenza fisica o sessuale dal proprio compagno almeno una volta nella vita (questi dati non includono le molestie e le aggressioni fuori dall'ambiente familiare). Purtroppo, meno del 40 per cento delle donne cerca aiuto quando subisce violenza e solo il dieci per cento si rivolge alla polizia. Solo nel 2020 sono state uccise nel mondo 81mila donne, di cui 47mila da un compagno o da un membro della propria famiglia. Ciò significa che, in quell'anno, veniva uccisa una donna ogni undici minuti. E poi, durante la pandemia, quando le donne erano costrette a rimanere in casa, la violenza è aumentata di cinque volte.

Questi casi, a prescindere dal Paese, dal livello di istruzione e dalla classe sociale, hanno tutti un fattore in comune: gli uomini avevano comportamenti e attitudini che riflettevano un'idea di possesso e controllo assoluto del corpo femminile. Dice Costanza Nardocci, costituzionalista all'Università degli Studi di Milano "il controllo sul corpo della donna, sul "dove sei," "cosa fai," "con chi," sono il prodotto della costruzione diseguale delle relazioni di coppia e rappresentano la più evidente e globale violazione del principio di uguaglianza dei diritti umani". A questo proposito chiedo anche un parere a Giulia Paparelli della cooperativa sociale Be Free che gestisce centri antiviolenza e case rifugio nel Lazio, in Abruzzo e Molise. Mentre parliamo al telefono, Giulia che lavora a Spazio Donna San Basilio mi parla dell'ennesimo femminicidio. Dopo quello di Giulia Tramontano a Senago, uccisa al settimo mese di gravidanza, è accaduto a Pierpaola Romano, uccisa dal compagno poliziotto proprio nel IV municipio di Roma, dove opera la cooperativa Be Free. "Gli episodi di violenza di genere - dice Giulia - sono spesso associati al disagio sociale e ai quartieri più poveri. Questo perché è rassicurante collocarli lontano da noi e vederli come un fenomeno legato alla povertà e alla criminalità diffusa nelle periferie. Ma non è così, la violenza è trasversale, non ha colore, non appartiene a una etnia, non ha passaporto, è un fenomeno che interessa tutti i Paesi del mondo, e non ha provenienza sociale". Perché gli uomini ci ammazzano, le chiedo allora. "Ci ammazzano perché non accettano che venga sovvertito l'ordine delle cose, la gerarchia di potere. Non tollerano che ci sottraiamo al loro controllo".

 

È questo il punto vero che lega ogni forma di violenza contro le donne, il potere. E per questo non usciremo facilmente da questa spirale di lutti se non educhiamo noi stesse e gli uomini, soprattutto quelli delle nuove generazioni, al rispetto, alla parità, al consenso, alle relazioni orizzontali, sia nell'ambito familiare che in quello lavorativo e professionale. In Italia lavora solo il 52% per cento delle donne, ciò vuol dire che quasi una donna su due nel nostro Paese non è economicamente indipendente. Le donne con figli, scrive Banca d'Italia nel suo rapporto annuale, hanno progressioni di carriera più lente e salari dimezzati rispetto a quelle che non ne hanno. Questo perché le donne, nel 90 per cento dei casi, dopo aver avuto un bambino passano al part-time per occuparsi della famiglia. Se la cura dei figli fosse maggiormente condivisa con i padri e se ci fossero più servizi e politiche di sostegno, le donne non avrebbero salari più bassi, avrebbero carriere più veloci e una propria indipendenza economica. Molte donne vittime di violenza non denunciano (o non lo fanno prima) perché non hanno la possibilità di mantenere loro stesse e i loro figli senza il proprio compagno.

 

Tra gennaio e maggio di quest'anno, secondo il ministero degli Interni, sono state uccise già 45 donne, di cui 37 in ambito familiare e affettivo. E poi c'è il modo in cui si concepisce il rapporto di coppia, mi dice ancora l'operatrice di Be Free "siamo legate a una visione dell'amore e della famiglia come fine ultimo della vita di una donna e per mantenere l'unità della coppia tolleriamo soprusi e violenze indicibili". Smettetela di ammazzarci, dico allora, e smettiamola noi di essere dipendenti. Sottraiamoci. Educhiamoci. Buttiamo giù la gerarchia. Sovvertiamo la cultura del dominio. Salviamoci insieme. Aiutiamoci l'una con l'altra. Chiediamo aiuto e impegno agli uomini che credono nella parità dei diritti come valore fondante della nostra società. Pretendiamo politiche pubbliche che salvaguardino le nostre istanze. Mai più un altro giorno in cui dobbiamo piangere donne ammazzate da chi diceva di amarle.