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Tetto al debito, vincono l'America e Biden

Joe Biden (afp)
L’accordo bipartisan nell’interesse del paese ha prevalso
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WASHINGTON - Ieri notte con il voto bipartisan per innalzare il tetto sul debito hanno vinto in due, l’America e Joe Biden. Troppe volte gli Stati Uniti e il loro modello di governance globale che poggia su un’alleanza fra democrazie è stato dato in declino irreversibile negli ultimi tempi. Ma il voto di ieri conferma che la democrazia americana tiene duro. Con un voto peraltro che, sul piano politico, era difficile, con gli estremisti repubblicani pronti alla rottura e alla crisi economica pur di non cedere sulle loro priorità. E sappiamo quanto debole fosse il Presidente della Camera Kevin McCarthy, ostaggio proprio di quelle forze che gli hanno concesso la leadership solo dopo 15 votazioni e dopo aver ridimensionato il suo potere e la sua autonomia. Eppure McCarthy ce l’ha fatta ed è emerso anche lui come vincitore: oggi è certamente più forte di quanto non fosse prima che cominciasse il dialogo per il rinnovo del tetto sul debit…

WASHINGTON - Ieri notte con il voto bipartisan per innalzare il tetto sul debito hanno vinto in due, l’America e Joe Biden. Troppe volte gli Stati Uniti e il loro modello di governance globale che poggia su un’alleanza fra democrazie è stato dato in declino irreversibile negli ultimi tempi. Ma il voto di ieri conferma che la democrazia americana tiene duro. Con un voto peraltro che, sul piano politico, era difficile, con gli estremisti repubblicani pronti alla rottura e alla crisi economica pur di non cedere sulle loro priorità. E sappiamo quanto debole fosse il Presidente della Camera Kevin McCarthy, ostaggio proprio di quelle forze che gli hanno concesso la leadership solo dopo 15 votazioni e dopo aver ridimensionato il suo potere e la sua autonomia. Eppure McCarthy ce l’ha fatta ed è emerso anche lui come vincitore: oggi è certamente più forte di quanto non fosse prima che cominciasse il dialogo per il rinnovo del tetto sul debito. Non staremo qui a valutare chi abbia prevalso nel negoziato, alla fine un po’ tutti hanno dovuto cedere qualcosa. Ricordiamo invece che la maggioranza dei senatori repubblicani, ben 36, ha votato contro il compromesso passato con una maggioranza mista di 63 senatori e che in un voto procedurale chiave alla Camera McCarthy è riuscito ad andare avanti solo grazie ai voti dell’opposizione (165 democratici si sono uniti a 149 repubblicani). Ma è proprio questo il punto: l’accordo bipartisan nell’interesse del paese prevale sul voto di parte che ha caratterizzato il muro contro muro del nostro tempo.

Arriviamo a Joe Biden. Chi lo ha visto da vicino anche di recente, al G7 di Hiroshima, è allarmato: debole invecchiato, privo della prontezza di un tempo. Ce la farà davvero nel 2024? Non c’è un'alternativa? Eppure mai come in questi giorni Biden è emerso come un gigante della politica americana. Ricordiamo l’understatement e i gesti di apertura del Presidente al suo debutto alla Casa Bianca, rinfrescanti e apprezzati dopo le iperboli incontrollate di Donald Trump. L’essere riuscito a far prevalere uno spirito bipartisan che, nelle statistiche del New York Times, “non si registrava da qualche decennio” è l’elemento centrale che definisce la sua presidenza. Anche perché prima in campagna elettorale e poi nel suo discorso inaugurale, aveva promesso che avrebbe portato tutti attorno a un tavolo per lavorare insieme alla soluzione dei problemi comuni. Per giudicare Biden e le sue possibilità di correre con credibilità alle elezioni del 2024 occorre dunque rimettere insieme il puzzle della sua presidenza. Ha stabilizzato gli umori americani, nel mezzo della pandemia ha favorito una ripresa dell’economia. Ha gestito con freddezza e lucidità la crisi ucraina restituendo solidità alla Nato e alle alleanze attorno a quell’America che appariva debole (in primis agli occhi di Putin)- di nuovo con un consenso bipartisan. Ha ottenuto il re-shoring di certi comparti del manifatturiero avanzato. Ha tenuto la linea dura contro la Cina, di nuovo in spirito bipartisan. Ha promosso certi programmi sociali, rimasti anche dopo gli accordi per il tetto sul debito. Capitalizzando sulla Pandemia ha organizzato stanziamenti e un programma per investimenti infrastrutturali, sempre con approccio bipartisan. Ha avallato la lotta contro l’inflazione da parte della Federal Reserve. E nella mattinata di venerdì’ ha ricevuto l’ultima buona notizia: l’economia americana ha creato in maggio 399,000 nuovi posti di lavoro, contro i 199.000 attesi. E i salari sono aumentati del 4,1%. Forse questo costringerà la Fed a innalzare di nuovo i tassi di interesse, ma l’America ha il numero più alto di occupati dal 1969. E alle urne sappiamo quanto conti avere uno stipendio sicuro. Forse Biden apparirà debole ad alcuni. Ma come sappiamo anche da studi recenti, la saggezza e l’esperienza, compensano il declino che il passare degli anni porta al vigore fisico.