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Serie A, nell'anno del Napoli l'Europa ci guarda

Napoli: tifosi festeggiano lo scudetto (ansa)

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Il campionato che si chiude è stato bello per due motivi: la cavalcata della squadra di Spalletti e il comportamento complessivo nelle coppe europee
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Mancano le sei partite di oggi (domenica 4 giugno) per completare il programma del 38esimo turno, e poi un altro campionato di Serie A se ne andrà, lasciandoci le due settimane del dessert - due finali europee con Inter e Fiorentina, la Nazionale alla final four della Nations League - e poi un paio di mesi per stemperare i troppi veleni in circuito e farci tornare la voglia di pallone.

Il torneo che si chiude è stato molto bello per due motivi. Il primo è la cavalcata del Napoli, splendida non solo per uno scudetto di portata storica - nello stadio intitolato a Maradona, 33 anni dopo l'ultima impresa di Diego - ma anche per la qualità del gioco espresso dalla squadra di Spalletti.

Il secondo fronte di soddisfazione è il comportamento complessivo delle nostre squadre nelle coppe europee, largamente oltre le previsioni e non soltanto - come dicono i cinici - per qualche sorteggio fortunato.

È possibile che il modesto contributo dell…

Mancano le sei partite di oggi (domenica 4 giugno) per completare il programma del 38esimo turno, e poi un altro campionato di Serie A se ne andrà, lasciandoci le due settimane del dessert - due finali europee con Inter e Fiorentina, la Nazionale alla final four della Nations League - e poi un paio di mesi per stemperare i troppi veleni in circuito e farci tornare la voglia di pallone.

Il torneo che si chiude è stato molto bello per due motivi. Il primo è la cavalcata del Napoli, splendida non solo per uno scudetto di portata storica - nello stadio intitolato a Maradona, 33 anni dopo l'ultima impresa di Diego - ma anche per la qualità del gioco espresso dalla squadra di Spalletti.

Il secondo fronte di soddisfazione è il comportamento complessivo delle nostre squadre nelle coppe europee, largamente oltre le previsioni e non soltanto - come dicono i cinici - per qualche sorteggio fortunato.

È possibile che il modesto contributo della Serie A al Mondiale d'autunno, chiave di una stagione inedita che ha implicato un superlavoro dal punto di vista fisico, abbia favorito a primavera il buon rendimento delle squadre italiane.

Di certo la Roma ha sfiorato l'Europa League, Inter e Fiorentina si presentano con le loro chance alle finali di Champions e Conference, ma anche il Milan, la Juve (in Europa League) e lo stesso Napoli sono arrivati molto lontano.

Il monologo del Napoli, realisticamente certo dello scudetto da fine gennaio, ha tolto al torneo quella contendibilità che da sempre ne costituisce il principale appeal.

La sensazione che il distacco molto pronunciato già alla fine del girone d'andata abbia un po' sedato le "inseguitrici" (a quella distanza, virgolette d'obbligo) è netta: o meglio, le abbia indotte a concentrarsi sulle coppe, anche perché le vicende giudiziarie della Juventus hanno fatto pensare alle altre grandi che il posto in Champions - spartiacque economico di ogni stagione - fosse un'impresa semplice.

Alla fine è andata esattamente così, con l'Inter qualificata malgrado le 12 sconfitte e il Milan nella sua scia malgrado i 16 punti in meno (alla 37esima) rispetto all'anno scorso: ma la paura di restare fuori che filtrava dai rispettivi management soltanto un mese fa era palpabile.

Non a caso la Lazio, esclusa dall'Europa a metà marzo, è stata la prima a staccare il passaporto Champions dopo il Napoli. Davvero notevole il lavoro di Sarri.

Tornando ai processi alla Juve, hanno pesantemente condizionato il torneo lasciando al di là di ogni discussione soltanto lo scudetto partenopeo (prezioso in questo senso il fatto che il 5-1 del Maradona sia arrivato qualche giorno prima della sentenza del meno 15). La tempistica dei verdetti ha sballottato la Juve di qua e di là, ma ha disturbato anche il cammino delle sue rivali.

La conclusione - almeno italiana - dei procedimenti ha alimentato mille polemiche, com'è normale in uno scenario talebano come il nostro: l'impressione a spanne è che la punizione sia stata pesante dal lato plusvalenze e leggera da quello stipendi, sia pure attraverso un patteggiamento.

Una specie di sentenza "complessiva" che dal punto di vista del diritto è un obbrobrio, ma che obbedisce anche a una logica politica: alla fine la Juve ha perso un anno - danno non piccolo - e che sia sufficiente lo dice il silenzio assoluto dei club rivali, dovuto a qualche scheletro nell'armadio e all'esigenza di continuare a fare affari assieme.

Anche quest'anno numerosi episodi di razzismo hanno segnato le nostre domeniche, e le analisi sociologiche sull'aumentata tossicità della società tutta dopo il passaggio del Covid non consolano granché.

Serve una risposta su due livelli: la prevenzione nelle scuole elementari, portando gli stessi protagonisti a spiegare ai bambini cosa prova un giocatore insultato e discriminato, e la repressione nei confronti di chi non ne vuol sapere di adeguarsi alle regole civili.

L'idea di punire i club non è praticabile, perché assegnerebbe ai razzisti un potere di ricatto: andrebbero chiusi i settori responsabili, come e più di quanto succede ora, a meno che le telecamere non vengano usate per individuare ed espellere dallo stadio i colpevoli. Se la Juve ne è capace, devono esserne capaci tutti.

Chiudendo con lo scenario macro, da molti anni ormai la Serie A è diventata un campionato di formazione: i nostri talent-scout scoprono giovani di valore in giro per il mondo e dopo un paio d'anni li vendono per sistemare il bilancio, salvo vederli tornare nel finale di carriera.

È successo a Ibrahimovic, che oggi saluta, a Pogba, che la prossima stagione non può fallire, a Lukaku, che spera di essere decisivo sabato a Istanbul. Il Milan è riuscito a trattenere Leao, l'auspicio è che vada allo stesso modo con Osimhen e Kvaratskhelia, con Hojlund e Milinkovic, con Rabiot e Dybala, perché almeno per un'estate sarebbe bello aggiungere anziché sostituire.

Chiusura dedicata ai giovani, che Mancini aspetta per rendere meno schizofrenico l'andamento della Nazionale, campione d'Europa e poi esclusa dal Mondiale, e adesso qualificata alla fase finale della Nations. Baldanzi e Casadei, protagonisti in questi giorni al Mondiale Under 20, sono talenti sui quali ci sbilanciamo.