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L'Europa matrioska

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Scholz e Macron avvertono serbi e kosovari che un'altra guerra non sarà tollerata nel Continente. Ma l'Unione deve allargarsi: ecco le idee del presidente francese
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Il contrasto è evidente. Alla fine del secolo scorso, gli Stati Uniti dovettero prendere l’iniziativa per far tacere le armi nell’ex Jugoslavia, mentre oggi, a fronte di un nuovo focolaio che minaccia il Kosovo, sono gli europei a intervenire per spegnere le fiamme.


Giovedì il presidente francese e il cancelliere tedesco hanno ricevuto insieme il leader serbo e il leader kosovaro per comunicare loro che l’Unione non tollererà l’apertura di un secondo fronte di guerra nel continente. Alle autorità albanesi del Kosovo hanno detto che è indispensabile indire nuove elezioni nelle città del nord a maggioranza serba. Alla Serbia e ai serbi del Kosovo hanno detto che non è più il ca…

Il contrasto è evidente. Alla fine del secolo scorso, gli Stati Uniti dovettero prendere l’iniziativa per far tacere le armi nell’ex Jugoslavia, mentre oggi, a fronte di un nuovo focolaio che minaccia il Kosovo, sono gli europei a intervenire per spegnere le fiamme.


Giovedì il presidente francese e il cancelliere tedesco hanno ricevuto insieme il leader serbo e il leader kosovaro per comunicare loro che l’Unione non tollererà l’apertura di un secondo fronte di guerra nel continente. Alle autorità albanesi del Kosovo hanno detto che è indispensabile indire nuove elezioni nelle città del nord a maggioranza serba. Alla Serbia e ai serbi del Kosovo hanno detto che non è più il caso di boicottare queste elezioni, ma di garantire una grande affluenza alle urne per dirigersi così verso il riconoscimento dell’indipendenza di quel territorio. Questo è anche ciò che gli americani avevano fatto capire ma, tramite Emmanuel Macron e Olaf Scholz, è stata l’Unione ad aver agito e aver detto al Kosovo e alla Serbia che, se non faranno niente per ridurre la tensione, chiuderanno loro le porte e ritireranno gli aiuti. Il problema del Kosovo, tuttavia, sussiste. Senza dubbio, occorrerà altro tempo per spingere la Serbia a rinunciare alla sua provincia perduta e convincere la maggioranza albanese ad accordare un’autonomia alle minoranze serbe, ma a questo punto in Europa al timone ci sono gli europei e gli Stati Uniti non sono più protagonisti.


Ventiquattro ore prima, a Bratislava, in un discorso che passerà alla Storia il presidente francese non si è accontentato di riconoscere che l’Europa occidentale ha sottovalutato la volontà di rivalsa imperialistica del Cremlino contro la quale l’Europa centrale ha messo invano in guardia l’Unione. Questo è solo ciò che se ne è tratto, perché l’autocritica in politica è rara, ma il suo discorso ha messo in luce anche altri due punti ancora più importanti.
Il primo è la chiarezza con la quale Emmanuel Macron ha insistito sul fatto che la Difesa europea non si prefigge di sostituirsi alla Nato, bensì di rafforzarla realizzando il pilastro europeo che attualmente le manca. Per la Francia non è una svolta politica. Questo è ciò che i suoi dirigenti hanno sempre pensato dall’inizio della Quinta repubblica, ma molti sospettano la Francia di voler realizzare una Difesa europea solo per smantellare l’Alleanza atlantica.


In Ucraina come in Kosovo, l’Unione europea attualmente agisce da protagonista della scena internazionale. Unificata come non mai dall’aggressione russa, sostiene l’Ucraina. In Kosovo fa appello alla ragione, con il sostegno di un alleato americano che desidera che essa si assuma le sue responsabilità in Europa proprio come lui se le assume in Asia.
Questa condivisione di responsabilità avviene senza dibattiti inutili e senza riscrivere trattati. Inedito è il fatto che la condivisione di responsabilità si imponga da sola, perché gli interessi vitali degli Stati Uniti sono in Asia tanto quanto quelli dei Ventisette sono in Europa, ma il discorso di Macron non si è limitato a questa nuova realtà del secolo nascente.


Nel momento in cui l’Unione europea ha concesso all’Ucraina e alla Moldavia lo status di Paesi candidati all’adesione, nel momento in cui si impegna in prima persona in Kosovo e deve prendere in considerazione l’allargamento a una decina di altri Stati, il presidente francese ha anche delineato come sarà l’Unione del futuro. Questa si dovrà articolare attorno a “format” diversi, in altri termini gradi differenti di integrazione. Oltretutto, sarebbe irrealizzabile lasciare i Paesi candidati in sala d’attesa per quindici o vent’anni, come pure avviarsi alla paralisi totale integrandone troppi troppo rapidamente.
Emmanuel Macron ha proposto di unire a poco a poco tutto il continente a esclusione della Russia in un tutt’uno di cui la Comunità politica europea, sua invenzione, ha appena gettato le basi. Col tempo, l’Ue potrebbe avere così almeno tre format diversi di adesione, uno dentro l’altro come matrioske e a cui non sarà vincolata per sempre: prima un mercato comune, poi l’Unione odierna e infine un’unione politica comunque più stretta.


Traduzione di Anna Bissanti