Forse perché reduce dalla disastrosa alluvione della Romagna, oggi per l'Italia dovrebbe essere più facile identificarsi nel dramma della diga colpita in Ucraina: il rischio di inondazioni in tutta la regione di Kherson, il pericolo di morte per 40 mila civili ucraini che potrebbero ritrovarsi sommersi dall'acqua. Come in altri atti dell'invasione decisa da Vladimir Putin nel febbraio 2022, per ora anche qui siamo di fronte a due opposte versioni. Per Kiev sono stati i russi a fare esplodere nella notte fra lunedì e martedì la diga di Nova Kakhovka, con l'obiettivo di allagare le campagne e rallentare la controffensiva ucraina ormai in corso: "Un crimine di guerra", lo definisce un consigliere del presidente Zelensky. Per Mosca sono stati gli ucraini a farla saltare, nel tentativo di tagliare il rifornimento idrico alla Crimea, illegalmente annessa dalla Russia nella prima invasione dell'Ucraina, avvenuta nel 2014.
Nel pr…
Forse perché reduce dalla disastrosa alluvione della Romagna, oggi per l'Italia dovrebbe essere più facile identificarsi nel dramma della diga colpita in Ucraina: il rischio di inondazioni in tutta la regione di Kherson, il pericolo di morte per 40 mila civili ucraini che potrebbero ritrovarsi sommersi dall'acqua. Come in altri atti dell'invasione decisa da Vladimir Putin nel febbraio 2022, per ora anche qui siamo di fronte a due opposte versioni. Per Kiev sono stati i russi a fare esplodere nella notte fra lunedì e martedì la diga di Nova Kakhovka, con l'obiettivo di allagare le campagne e rallentare la controffensiva ucraina ormai in corso: "Un crimine di guerra", lo definisce un consigliere del presidente Zelensky. Per Mosca sono stati gli ucraini a farla saltare, nel tentativo di tagliare il rifornimento idrico alla Crimea, illegalmente annessa dalla Russia nella prima invasione dell'Ucraina, avvenuta nel 2014.
Nel primo caso ci sarebbe un precedente: quello di Stalin, nel 1941, durante la Seconda guerra mondiale, quando il leader sovietico, per rallentare l'avanzata delle forze tedesche, fece inondare una parte ancora più ampia dell'Ucraina, provocando secondo alcune stime fino a 200 mila morti, in prevalenza civili ucraini, ovvero a quell'epoca cittadini sovietici. Koba il Terribile, come veniva chiamato e come lo ha ricordato fin dal titolo una biografia di Martin Amis, non si faceva certo scrupoli a usare la popolazione sovietica come "carne da cannone": non per nulla in un'intervista a Repubblica dopo il crollo dell'Urss, lo storico dissidente russo Dmitrij Likachev argomentò che Hitler e Stalin sono stati i due peggiori tiranni del ventesimo secolo, con la differenza che Hitler ha massacrato per lo più popoli stranieri, mentre Stalin ha mandato al massacro, in guerra e nel Gulag, i propri connazionali. Sempre più simile a Stalin, in passato Putin non ha esitato a fare altrettanto, per esempio facendo morire con il gas centinaia di russi, presi in ostaggio da un commando ceceno in un teatro di Mosca. Tantomeno avrebbe incertezze a provocare una strage di ucraini, nei confronti dei quali ha agitato più volte perfino la minaccia delle armi nucleari. Vengono in mente i pozzi di petrolio incendiati da Saddam Hussein, durante la guerra in Iraq che portò alla sua caduta: i dittatori non si trattengono dal fare del male a sé stessi, nella speranza di fare male al nemico.
La seconda ipotesi, quella di un sabotaggio ucraino per togliere o ridurre i rifornimenti di acqua alla Crimea sotto controllo russo, solleva maggiori dubbi. Mettere in pericolo di vita la propria gente, allagandola con i 18 chilometri cubici d'acqua della diga, soltanto per complicare l'esistenza alla penisola che l'Ucraina afferma di voler riconquistare, sarebbe un piano estremamente azzardato per Volodymyr Zelensky. Secondo vari analisti militari, il presidente ucraino ha atteso a lanciare la controffensiva proprio nel timore che, senza armi e circostanze sufficientemente favorevoli, essa crei un numero troppo alto di vittime al suo esercito. A differenza di Putin e di Stalin, Zelensky sembra preoccuparsi del costo in vite umane per il proprio popolo: sintomo di un animo più nobile, oltre che di un diverso sistema di governo, perché nella democrazia ucraina un leader teme di perdere consensi, nell'autocrazia russa no.
Così come la vicina centrale nucleare di Zaporizhzhia, la diga è stata finora in mano alle truppe russe: non avrebbero avuto difficoltà a minarla e farla esplodere. È un segnale dell'escalation verso cui marcia il conflitto. Da qui alla fine di agosto sarà possibile assistere ad altri atti eclatanti, perché la guerra potrebbe decidersi, o almeno produrre una svolta, entro la fine dell'estate, prima che le condizioni climatiche rendano più difficili i movimenti di uomini e di mezzi sul terreno. Acqua e fuoco, i due flagelli biblici: non sarebbe sorprendente se Putin facesse ricorso alle inondazioni oltre che ai missili, per piegare l'Ucraina.