La legge sulle unioni civili è stata approvata il 5 giugno del 2016. Sette anni fa. In una stagione di diritti che sembra sideralmente lontana da quando accade oggi, dove il governatore del Lazio, Francesco Rocca, fedelissimo di Giorgia Meloni, ha incredibilmente negato il patrocinio della Regione alla sfilata del Pride. Con un atto di dichiarata ostilità verso la comunità Lgbtq+. Un vento di retroguardia che ci riporta ai quasi due decenni di battaglie parlamentari sulla strada delle unioni civili, dai tentativi falliti dei Pacs e dei Dico, contro i quali il Family Day dei cattolici di destra e delle destre, con l’imprimatur della Cei presieduta da monsignor Ruini, portò nel 2007 in piazza due milioni di persone a difesa della famiglia tradizionale. Diversi esponenti di quel Family Day, a cominciare dalla ministra Roccella, sono oggi al Governo. Nove anni dopo, nel 2016, governo Renzi, le unioni civili sono invece nonostante tutto diventate realt&agr…
La legge sulle unioni civili è stata approvata il 5 giugno del 2016. Sette anni fa. In una stagione di diritti che sembra sideralmente lontana da quando accade oggi, dove il governatore del Lazio, Francesco Rocca, fedelissimo di Giorgia Meloni, ha incredibilmente negato il patrocinio della Regione alla sfilata del Pride. Con un atto di dichiarata ostilità verso la comunità Lgbtq+. Un vento di retroguardia che ci riporta ai quasi due decenni di battaglie parlamentari sulla strada delle unioni civili, dai tentativi falliti dei Pacs e dei Dico, contro i quali il Family Day dei cattolici di destra e delle destre, con l’imprimatur della Cei presieduta da monsignor Ruini, portò nel 2007 in piazza due milioni di persone a difesa della famiglia tradizionale. Diversi esponenti di quel Family Day, a cominciare dalla ministra Roccella, sono oggi al Governo. Nove anni dopo, nel 2016, governo Renzi, le unioni civili sono invece nonostante tutto diventate realtà. Per la prima volta l’Italia legittimava gli amori gay e lesbici, per la prima volta accadeva che due persone omosessuali potessero accudirsi in ospedale, decidere l’una per l’altra, ereditare, ottenere cioè buona parte (non tutti) dei diritti garantiti alle coppie eterosessuali con il matrimonio civile. Una legge però — e qui la Storia si ripete, basti pensare al divorzio e poi all’aborto — figlia del compromesso. I cattolici Dem, per approvarla, imposero che dal testo firmato da Monica Cirinnà, venisse stralciato l’articolo sulla stepchild adoption, che garantiva con l’unione civile anche l’apertura del processo di adozione da parte del genitore non biologico del figlio del partner. Adozioni poi comunque ottenute, dopo lunghi travagli nei tribunali dalle coppie omogenitoriali.
Taglio dolorosissimo che oggi fa dire alle Famiglie Arcobaleno che la “legge Cirinnà”, pur segnando un passo in avanti, lasciando senza tutela i loro figli , li ha di fatto bollati come bambini di serie B. E adesso che la stagione dei diritti segna il passo, sotto l’attacco del governo Meloni che ha vietato la trascrizione dei certificati di nascita dei bimbi con due madri o due padri, colpisce come coloro che avevano bocciato la legge, Forza Italia, Fratelli d’Italia, la Lega, invochino proprio la stepchild adoption per negare il proprio oscurantismo sugli atti di nascita. Definendola l’unica via legale perché, a discrezione dei giudici, questi piccoli non si ritrovino per legge “orfani” del genitore non biologico,considerato invece un fantasma per l’Italia.
Ma quante sono le unioni civili in Italia? I dati Istat dicono che nel 2021 sono state 2.148 con un aumento del 39,6% rispetto al 2020, anno della pandemia in cui tutto si è fermato, a cominciare dai matrimoni. Erano 2.297 nel 2019, 2.800 nel 2018 e 4.336 nel 2017, ossia nella prima stagione dopo il varo della legge. Coppie, soprattutto d’età, che da decenni aspettavano di potersi unire ma anche di dichiarare pubblicamente il proprio amore, gay e lesbiche che avevano subito l’onta sociale della clandestinità finalmente potevano dire: siamo liberi, uguali agli altri, sono una donna e amo una donna, sono un uomo e amo un uomo. Un fenomeno paragonabile, non certo nei numeri ma nella lettura storica, alle migliaia di separati che subito dopo l’approvazione della legge sul divorzio, affollarono i tribunali per legalizzare nuove relazioni. Sono state tante le storie, soprattutto nei primi due anni della legge, di coppie anziane unite sul punto di morte, prima che una malattia terminale portasse via uno dei due novelli “coniugi”, con la serenità però di aver potuto assicurare alla compagna o al compagno superstite la pensione di reversibilità. Come dobbiamo leggere allora i numeri delle unioni civili? Sono tante, sono poche? La risposta è: sono un diritto acquisito e in quanto tale la statistica è ininfluente, l’Italia che prima o poi dovrà necessariamente approdare al matrimonio egualitario — siamo tra gli ultimi paesi in Europa a vietarlo — doveva fare questo passo. Ad oggi anzi, con il vento di retroguardia che vorrebbe spazzare via tutti i diritti acquisiti per le persone Lgbtq+, dichiarando fuori legge ogni tipo di famiglia non eterosessuale, “corpi di reato universale” i bambini nati da gestazione di supporto, la legge sulle unioni civili e la stepchild adoption rappresentano un tenue baluardo normativo sul terreno franoso delle conquiste. In uno scenario che oggi ci accomuna ai paesi europei più illiberali.