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Se il Pd perde i ceti produttivi

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Elly Schlein ha chiesto tempo per costruire la sua politica
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In attesa che il Pd avvii una riflessione sul risultato delle amministrative, riflessione di cui molti avvertono l’urgenza, la contesa con il destra-centro resta aspra nei toni e povera nella sostanza. Viene raffigurata una destra sempre più estremista, fascistoide, nemica dello Stato di diritto, votata a trasformare l’Italia in una seconda Ungheria. Questa fotografia, che a qualcuno sembra eccessiva, ha senso se è utile al centro-sinistra per risalire la china, recuperando porzioni di elettorato perdute nel recente passato. Altrimenti si aggiunge alle ragioni per cui è opportuno che il Pd rifletta su dove vuole andare.
Elly Schlein ha chiesto tempo per costruire la sua politica e non si può darle torto. Ha tuttavia fatto capire che non si fida del vecchio partito, al di là delle cortesie formali, e questo è forse meno comprensibile. L’esperienza insegna che la corsa solitaria è un rischio eccessivo nel nostro sistema.…

In attesa che il Pd avvii una riflessione sul risultato delle amministrative, riflessione di cui molti avvertono l’urgenza, la contesa con il destra-centro resta aspra nei toni e povera nella sostanza. Viene raffigurata una destra sempre più estremista, fascistoide, nemica dello Stato di diritto, votata a trasformare l’Italia in una seconda Ungheria. Questa fotografia, che a qualcuno sembra eccessiva, ha senso se è utile al centro-sinistra per risalire la china, recuperando porzioni di elettorato perdute nel recente passato. Altrimenti si aggiunge alle ragioni per cui è opportuno che il Pd rifletta su dove vuole andare.
Elly Schlein ha chiesto tempo per costruire la sua politica e non si può darle torto. Ha tuttavia fatto capire che non si fida del vecchio partito, al di là delle cortesie formali, e questo è forse meno comprensibile. L’esperienza insegna che la corsa solitaria è un rischio eccessivo nel nostro sistema. Occorrerebbe quanto meno che la solitudine della leadership fosse puntellata da una visione precisa di ciò che si vuole per l’Italia. Altrimenti la tendenza al radicalismo rischia di essere fine a se stessa e i cosiddetti “temi identitari” raggiungono solo chi è già convinto, in genere una minoranza. Del resto, anche l’americana Ocasio-Cortez, espressione senza dubbio brillante dell’attitudine “liberal” in Usa, è relegata ai margini del partito democratico e nessuno immagina che possa un giorno aspirare alla presidenza.


Di recente, in un’intervista a Domani, un esponente autorevole del cattolicesimo democratico come Pierluigi Castagnetti, ultimo segretario del Partito Popolare e ai tempi stretto collaboratore di Martinazzoli, sollevava un interrogativo pertinente: al di là degli applausi nelle piazze, che cosa propone in concreto il Pd? E rispondeva: “Ho fatto fare una ricerca nella stampa specialistica dei settori dell’agricoltura, dell’artigianato, delle piccole e medie industrie, su quante volte in questi tre mesi è stata registrata una posizione del Pd. Il risultato: zero. Se vogliamo tornare a governare questo Paese, possiamo non avere rapporti con i settori produttivi? Fare una proposta prescindendo da tali realtà?”.


Castagnetti tocca un punto sensibile. Il “riformismo” non è una parola astratta, come pure talvolta è “massimalismo”. È invece la capacità di farsi carico delle esigenze dell’Italia che lavora, delle imprese che formano il tessuto produttivo. In anni lontani era qui la forza della Dc e dei suoi alleati di governo, ma anche del Pci nei propri territori. Forze produttive e ceto medio: non sembra che siano questi oggi gli interlocutori di Elly Schlein. Viceversa il “terzo polo”, ormai in cenere, tentava e ancora tenta, per quanto possibile, di rivolgersi a questi mondi. Renzi e Calenda si detestano, come sappiamo, tuttavia vogliono essere in sintonia con quei ceti senza i quali non si governa l’Italia. Il problema è che la percentuale di Azione e Italia Viva insieme oscilla intorno al 6 per cento. I “macroniani” nostrani sono in bilico nel voto europeo.


È chiaro, in ogni caso, che “riformismo” non è solo parlare di sommi sistemi: premierato, semi-presidenzialismo. Per un partito come il Pd, che vuole riacquistare la sua centralità, riformismo è rivolgersi ai tanti segmenti della società e legarli insieme in base alle loro necessità. Resta da capire se ciò possa accadere a breve. Renzi sconta un’ostilità proverbiale e spesso ricambiata, per cui chi guida il Pd lo esclude in via pregiudiziale. Tuttavia Elly Schlein deve ancora definire una strategia per ritrovare il ceto medio e produttivo. Proprio quel ceto a cui guarda non da oggi Meloni: dipinta come estremista, in realtà si sta inoltrando lungo la via più insidiosa per il centro-sinistra. Può fallire, certo, ma gli altri non possono affidarsi solo alla speranza che l’avversario inciampi.