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Verona, la stanza di plexiglas e il balcone di Giulietta

La questura di Verona (ansa)
Come per i luoghi di Shakespeare, si organizzino visite nell'emblema delle torture nella questura scaligera
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Non esiste cultura senza comportamenti culturali. Non esiste democrazia senza comportamenti democratici. Cultura e democrazia non sono, cioè, concetti astratti, ma esistono se incarnati nei corpi e nelle istituzioni. Motivo per cui ciò che è accaduto nella Questura di Verona - torture, percosse, umiliazioni e conseguenti omissioni, corruzioni e occultamenti - dimostra che viviamo in un Paese dove cultura e democrazia sono teorie fortissime ma pratiche molto labili. Nel migliore dei casi sono dichiarazioni e intenzioni, nel peggiore, illusioni. La democrazia e la cultura, dopo i fatti nella Questura di Verona e fino al punto in cui sono stati accertati, cominciano a somigliare a quelle che chiamiamo fake news.

Non esiste cultura senza comportamenti culturali. Non esiste democrazia senza comportamenti democratici. Cultura e democrazia non sono, cioè, concetti astratti, ma esistono se incarnati nei corpi e nelle istituzioni. Motivo per cui ciò che è accaduto nella Questura di Verona - torture, percosse, umiliazioni e conseguenti omissioni, corruzioni e occultamenti - dimostra che viviamo in un Paese dove cultura e democrazia sono teorie fortissime ma pratiche molto labili. Nel migliore dei casi sono dichiarazioni e intenzioni, nel peggiore, illusioni. La democrazia e la cultura, dopo i fatti nella Questura di Verona e fino al punto in cui sono stati accertati, cominciano a somigliare a quelle che chiamiamo fake news.

I corpi di polizia e militari hanno nel nostro Paese una enorme responsabilità, hanno infatti - definitivamente dal 2000, presidente Carlo Azeglio Ciampi - l'onore e l'onere di festeggiare, sfilando, la nascita della Repubblica, in memoria di quei primi giorni di giugno del 1946, quando gli italiani sono stati chiamati a decidere sulla forma del Paese. La Seconda Guerra Mondiale era finita, il fascismo era caduto, le donne potevano votare da circa un anno, e chi era stato epurato dal regime poteva riprendere il proprio posto. Il popolo italiano sceglie la democrazia in opposizione al fascismo e alla monarchia.

Le forze dell'ordine e di polizia sfilano per questa democrazia e devono, hanno l'obbligo, civile prima ancora che morale, di non compiere gesti e non tenere comportamenti che mettano in discussione la natura antifascista e liberale della Repubblica Italiana e della sua Costituzione. Attenzione alle braccia tese nelle parate, attenzione alla sproporzione di potere tra chi indossa la divisa e chi no, attenzione al tono della voce e alla disponibilità, volta per volta, attenzione a non agire la funzione di uno stato democratico col malcostume corrotto di un regime qualsiasi.

Perché quel malcostume è sempre lo stesso. Non ha fantasia, non ha immaginazione, è trito, e oltraggia i corpi. Umilia. Stabilisce gradazioni di vita che non devono e non possono esistere. Da Guantanamo ad Abu-Ghraib, da Bolzaneto alla scuola Diaz, dalla caserma Levante alla questura di Verona, accadono sempre le stesse cose. Esseri umani che picchiano, umiliano psicologicamente e fisicamente altri esseri umani tentando di ridurli a cosa, a oggetto. E lo fanno a favore di altri esseri umani, un teatro di corpi viventi che valgono meno di altri corpi viventi. Perché questa è la valutazione. Gli aguzzini sono indifferentemente donne e uomini, perché la funzione è più forte del genere. Gli aguzzini hanno visto quelle immagini e le replicano, come per la pubblicità - penso al libro Necrologhi di Marina Nadotti (Il Saggiatore, 2015) - o per il porno. E' una coreografia della violenza che conosciamo tutti, che abbiamo imparato senza saperlo, e che, in certe condizioni, esercitiamo. La cultura e la democrazia sono quella cosa che dovrebbe limitare ed eliminare, erodere la condizione in cui agirla.

Il teatro della questura di Verona era una camera di plexiglas, trasparente, nella quale venivano trattenuti e torturati - perché questa è la parola - corpi umani di persone senza fissa dimora, senza documenti, senza un lavoro, delinquenti (se questa parola ha ancora senso nel momento in cui chi dovrebbe discriminare sulla delinquenza altrui, indulge in comportamenti delinquenti). Peter Longerich nel suo Goebbels. Una biografia (Einaudi, 2016, traduzione di V. Tortelli) racconta che sul finire del Reich, i gerarchi nazisti avevano l'abitudine, prima di cominciare a parlare, di elencare, come in un appello, tutti i presenti, perché nessuno potesse poi dire di non aver assistito o non aver contribuito a prendere certe decisioni. La camera di plexiglas, trasparente per rendere tutti correi, conniventi e silenziosi è qualcosa di già visto. Così, a questo punto, con coraggio, bisogna aggiungere memoria a memoria e dunque immaginazione a immaginazione.

Come si va in visita al balcone di Romeo e Giulietta, si organizzino visite guidate alla camera di plexiglas, ampliamo il pacchetto turismo, perché se è vero che gli esseri umani, noi, non abbiamo memoria del male - motivo per cui continuiamo a compierlo, ma motivo pure per cui ogni bambino che corre e cade e si sbuccia le ginocchia, si rimette a correre - è  vero altrettanto, e la pandemia lo ha mostrato, che possiamo vaccinarci da un male di cui noi stessi siamo il vettore. Dal male che siamo e che saremo noi, possiamo vaccinarci. Il vaccino, in questo caso, è la cultura che è più solida di qualsiasi morale, la logistica del vaccino è la democrazia che assicura che il diritto all'istruzione è di tutti. Cominciamo dunque col portare i nostri corpi davanti a quella camera di plexiglas così da non poter dire di non aver visto, non poter dire che non ci riguarda, ma per dirci che non saremo correi e non staremo zitti.