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L'attualità dei fratelli Rosselli

(ansa)
A 86 anni dalla loro uccisione, il socialismo liberale è ancora una strada possibile anche per il Pd
2 minuti di lettura

Il 9 giugno 1937 a Bagnoles de l’Orne, località termale della Bassa Normandia, un commando dell’organizzazione terroristica di destra francese, la Cagoule assassinava a colpi di pugnale e di rivoltella i fratelli Carlo e Nello Rosselli. La Cagoule agiva in rapporto con il servizio segreto italiano, Sim, alle dipendenze del Ministero degli Esteri, retto allora da Galeazzo Ciano, genero di Mussolini. Lo ha ben documentato Mimmo Franzinelli nel suo libro Il delitto Rosselli.
Un delitto europeo: gli esecutori erano francesi, i mandanti italiani, e una delle determinanti sicuramente la partecipazione di Carlo Rosselli alla guerra civile spagnola in difesa della Repubblica.
Il fascismo nel corso della sua violenta ascesa al potere ha causato molte vittime, ha fatto morire a causa delle bastonature subite personaggi come Giovanni Amendola e Piero Gobetti, rinchiuso Antonio Gramsci per impedire (invano) al suo cervello di funzionare.

Il 9 giugno 1937 a Bagnoles de l’Orne, località termale della Bassa Normandia, un commando dell’organizzazione terroristica di destra francese, la Cagoule assassinava a colpi di pugnale e di rivoltella i fratelli Carlo e Nello Rosselli. La Cagoule agiva in rapporto con il servizio segreto italiano, Sim, alle dipendenze del Ministero degli Esteri, retto allora da Galeazzo Ciano, genero di Mussolini. Lo ha ben documentato Mimmo Franzinelli nel suo libro Il delitto Rosselli.
Un delitto europeo: gli esecutori erano francesi, i mandanti italiani, e una delle determinanti sicuramente la partecipazione di Carlo Rosselli alla guerra civile spagnola in difesa della Repubblica.
Il fascismo nel corso della sua violenta ascesa al potere ha causato molte vittime, ha fatto morire a causa delle bastonature subite personaggi come Giovanni Amendola e Piero Gobetti, rinchiuso Antonio Gramsci per impedire (invano) al suo cervello di funzionare.


Ma l’assassinio con unità terroristiche specializzate è stato riservato ai fratelli Rosselli e a Giacomo Matteotti, di cui ricorre l’anniversario il giorno dopo, il 10 giugno riferito naturalmente al 1924. Proprio Carlo Rosselli definì Matteotti, commemorandolo nel 1934, “eroe tutto prosa”, cogliendone l’essenza della personalità.
Questi esponenti di un socialismo genuinamente democratico erano assolutamente pericolosi per il regime fascista.
Il movimento fondato da Rosselli nell’esilio francese, dopo la sua clamorosa evasione dal confino di Lipari, si chiamava Giustizia e Libertà e il suo testo teorico pubblicato in francese: Socialismo liberale.
E qui sta l’attualità di Rosselli. Se la sinistra o il centro-sinistra che dir si voglia, si propone di tornare ad essere maggioritario in Italia deve riprendere tra i suoi punti di riferimento il socialismo-liberale.
Socialismo perché una sinistra democratica moderna deve porsi l’obiettivo dell’inclusione sociale (“portare avanti chi è nato indietro”, diceva Pietro Nenni), liberale perché lo sviluppo delle società richiede il dispiegamento dello spirito di impresa e della spinta alla qualificazione personale. Tutto questo in un quadro di sostenibilità ambientale, che costituisce la sfida della contemporaneità. Per inciso, va ricordato che Aurelio Peccei, il fondatore del Club di Roma, il precursore dell’ambientalismo italiano era stato anche lui un partigiano combattente nelle formazioni di Giustizia e Libertà.


Oggi un’impostazione come quella del socialismo liberale può apparire generosa ma velleitaria. Da una parte si pongono gli interessi di quelli che pensano solo alla crescita, magari solo alla loro crescita. Dall’altro chi intende porsi in opposizione alle tendenze in atto, senza proporsi un’azione politica al tempo stesso radicale ma riformista per correggerle. In tale quadro il socialismo liberale rappresenta una pietra d’inciampo, qualcosa che scombina i giochi precostituiti e può rappresentare un elemento di mobilitazione verso l’area dei disillusi e degli assenteisti, sempre più consistenti nelle recenti consultazioni elettorali.
Nel concreto dobbiamo porre all’attenzione dell’opinione pubblica la necessità di un Pnrr che abbia un quadro programmatico di fondo e che non sia una sommatoria di singoli progetti, che dia spazio ad una ristrutturazione delle imprese dei settori produttivi in modo che queste possano rimanere competitive nei settori più avanzati, che assicuri lo sviluppo dei grandi servizi pubblici come la sanità e l’istruzione, che stimoli la transizione ecologica e difenda l’ambiente e che dedichi con tutta l’urgenza la necessaria attenzione alla difesa del territorio così gravemente colpito in zone importanti del nostro Paese. Efficienza ed equità del pubblico, etica della responsabilità collettiva per il privato, è quanto di cui ha profondamente bisogno la nostra nazione. Sono i principi del socialismo liberale.


Dal punto di vista politico sarebbe necessario che da parte del Pd (ora allargato con lo scioglimento di Art.1) venisse un riconoscimento esplicito verso il riformismo socialista, quello di Matteotti e di Rosselli, e cioè la dichiarazione di considerarlo come uno dei presupposti del necessario superamento di quella fusione a freddo tra postcomunisti e postdemocristiani di sinistra che, per ammissione degli stessi fondatori, è stato uno degli elementi di debolezza dell’operazione che ha dato vita al Pd. Un elemento di dialettica pluralistica che arricchisca e non ingessi il dibattito.
Piero Calamandrei ha scritto nella lapide collocata sulla casa fiorentina dei Rosselli in via Giusti: “… ma invano si illusero gli oppressori / di avere fatto la notte su quelle due fronti…”. Ancora una volta dobbiamo dimostrarlo.