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Le lezioni europee di Giuliano Amato e Mario Draghi

L'ex premier Mario Draghi (fotogramma)

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Entrambi hanno restituito qualità alla discussione politica, ricordando alcune coordinate di fondo del rapporto tra l'Italia, l'Ue e la comunità internazionale
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Quasi nelle stesse ore, Giuliano Amato e Mario Draghi sono intervenuti nel dibattito pubblico con particolare ampiezza. Si tratta di personalità che un tempo, con espressione un po' manierata, sarebbero state definite "riserve della Repubblica".

Oggi invece è la stagione dei retroscena e dei sospetti, per cui se due figure "consolari" di indiscussa autorevolezza prendono la parola, c'è sempre chi intravede la sagoma di "governi tecnici" all'orizzonte, o quantomeno una volontà di supplenza degli attuali equilibri. Il che ovviamente è fuori della realtà, dal momento che una maggioranza esiste, ha vinto le elezioni da meno di un anno ed è piuttosto solida: semmai è l'opposizione in affanno, debole e incerta.

Quindi non c'è una simile prospettiva, benché non si possa escludere che qualcuno coltivi una forma di nostalgia per gli "esecutivi del presidente" chia…

Quasi nelle stesse ore, Giuliano Amato e Mario Draghi sono intervenuti nel dibattito pubblico con particolare ampiezza. Si tratta di personalità che un tempo, con espressione un po' manierata, sarebbero state definite "riserve della Repubblica".

Oggi invece è la stagione dei retroscena e dei sospetti, per cui se due figure "consolari" di indiscussa autorevolezza prendono la parola, c'è sempre chi intravede la sagoma di "governi tecnici" all'orizzonte, o quantomeno una volontà di supplenza degli attuali equilibri. Il che ovviamente è fuori della realtà, dal momento che una maggioranza esiste, ha vinto le elezioni da meno di un anno ed è piuttosto solida: semmai è l'opposizione in affanno, debole e incerta.

Quindi non c'è una simile prospettiva, benché non si possa escludere che qualcuno coltivi una forma di nostalgia per gli "esecutivi del presidente" chiamati in passato ad affrontare la perenne emergenza italiana. La verità è comunque un'altra. Sia Amato, nell'intervista a questo giornale, sia Draghi, intervenendo al Mit di Boston, hanno restituito qualità alla discussione politica, ricordando alcune coordinate di fondo del rapporto tra l'Italia, l'Europa e la comunità internazionale.

Dire coordinate non significa evocare una camicia di forza, nel senso che spetta poi alle forze politiche decidere come muoversi, sempre nel rispetto dovuto agli elettori, ma serve a precisare opportunità e rischi della fase che stiamo vivendo.

Le parole di Draghi sull'Ucraina e la responsabilità dell'Occidente hanno fatto tornare alla mente quel treno in viaggio verso Kiev, nel giugno del 2022, in cui l'allora premier italiano in compagnia del francese Macron e del tedesco Scholz rappresentava la dimensione europea; o per meglio dire, simboleggiava un'Italia capace di inserirsi nell'asse franco-tedesco già allora in crisi.

L'obiettivo era rivitalizzare l'intesa, sì, ma al tempo stesso fare di Roma una sorta di garante del patto euro-atlantico. È quello che Draghi ha ripetuto a Boston: la sconfitta dell'Ucraina avrebbe come conseguenza la disarticolazione dell'Unione e della Nato.

Un'analisi senza dubbio condivisa da Palazzo Chigi, ma che non trova consensi unanimi tra le forze politiche, sia a destra sia a sinistra. Le stesse inquietudini in cui si dibatte il Pd testimoniano che la linea "atlantica" va riconquistata giorno per giorno. E l'inasprirsi della guerra rende più impervia la strada.

Giuliano Amato affronta molti temi nella conversazione con Simonetta Fiori. Al centro rimane il rapporto con l'Europa. Suggerire a Giorgia Meloni di "rompere con Orbán" significa in sostanza sottolineare che l'Italia non ha la forza di costruire un'alternativa all'Unione così com'è, fondata sull'accordo tra popolari e socialisti con l'aggiunta dei liberali.

In altre parole, ecco la tesi, se anche il centrodestra ottenesse un significativo risultato alle elezioni europee del prossimo anno, non sarebbe in grado di gestire una nuova maggioranza al Parlamento di Bruxelles, troppe essendo le contraddizioni nel fronte conservatore, o meglio nazionalista. Il che esporrebbe l'Unione a rischiosi contraccolpi.

Di qui il consiglio alla premier: troncare ogni residuo legame culturale o emotivo con il passato e trasformarsi in una destra che lavora per rafforzare le fondamenta dell'Europa che già esiste, anziché inseguire la chimera di un'Europa "sovranista" inafferrabile.

Ha ragione o torto, Amato? Ognuno darà la sua risposta e i partiti (tutti, non solo FdI) faranno le loro scelte. Ci sono tuttavia pochi dubbi che Amato abbia centrato il punto: la campagna per il voto della primavera '24 ruoterà intorno a questi interrogativi. Sullo sfondo, la guerra in Ucraina e le sue immediate conseguenze accenderanno la luce sui rapporti con Washington, come ha indicato Draghi.