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Quale domani per Forza Italia

Il ricordo per Silvio Berlusconi alla Fininvest (ansa)

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Dopo la morte del fondatore Berlusconi si aprono vari scenari
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Diceva il grande storico Renzo De Felice che non è esistito un vero fascismo al di là della morte di Mussolini. E si potrebbe dire lo stesso di altre figure che hanno segnato la loro epoca: da Cavour a Giolitti. Silvio Berlusconi non era paragonabile a nessuno di questi personaggi, tuttavia ha scandito come nessuno la vicenda nazionale tra l’ultimo ventennio del Novecento e almeno i primi quindici anni del Duemila. Ha dominato la scena in varie forme, con tutte le sue contraddizioni, ma soprattutto ha cambiato la politica italiana. In queste ore prevale il cordoglio, ma sarebbe ipocrita negare che tutti pensano al domani. Che ne sarà di Mediaset? E soprattutto che ne sarà di Forza Italia, la creatura politica berlusconiana? La considerava interamente sua e aveva ragione: la proiezione politica di se stesso, un circolo non contendibile a cui erano ammessi dei collaboratori, ma certo non dei rivali.


Il primo interrogativo è se la scomparsa del …

Diceva il grande storico Renzo De Felice che non è esistito un vero fascismo al di là della morte di Mussolini. E si potrebbe dire lo stesso di altre figure che hanno segnato la loro epoca: da Cavour a Giolitti. Silvio Berlusconi non era paragonabile a nessuno di questi personaggi, tuttavia ha scandito come nessuno la vicenda nazionale tra l’ultimo ventennio del Novecento e almeno i primi quindici anni del Duemila. Ha dominato la scena in varie forme, con tutte le sue contraddizioni, ma soprattutto ha cambiato la politica italiana. In queste ore prevale il cordoglio, ma sarebbe ipocrita negare che tutti pensano al domani. Che ne sarà di Mediaset? E soprattutto che ne sarà di Forza Italia, la creatura politica berlusconiana? La considerava interamente sua e aveva ragione: la proiezione politica di se stesso, un circolo non contendibile a cui erano ammessi dei collaboratori, ma certo non dei rivali.


Il primo interrogativo è se la scomparsa del fondatore del centro-destra, nonché padre-padrone della storica sigla, ammiccante a un incitamento calcistico, avrà effetti destabilizzanti sulla coalizione di governo. Qualcuno lo spera, come scorciatoia per riaprire giochi politici che al momento sembrano chiusi a vantaggio della destra. Ma non sembra probabile. Già da tempo Berlusconi era fuori dalla mischia. Da ultimo aveva scelto di sostenere con lealtà il governo Meloni, ma chi ha memoria ricorda le tensioni dello scorso autunno, quando tentò di far pesare la sua autorevolezza per condizionare Giorgia Meloni nella scelta di alcuni ministri. Allora fu respinto con un’asprezza mai sperimentata in precedenza: era il segno che il destino aveva cambiato cavallo, secondo l’immagine di Leo Longanesi che di simili questioni s’intendeva.
Berlusconi è sempre stato un pragmatico e si è adattato alla situazione. Il suo ultimo intervento pubblico è un’intervista al Giornale in cui dava sostegno alla strategia europea della premier (un cambio di maggioranza a vantaggio dell’asse Ppe-Conservatori): tuttavia chiedeva di non abbandonare la via moderata e in sostanza si ritagliava un ruolo come esponente italiano del Ppe e possibile mediatore dell’intesa. Questo significa che la sua scomparsa non allontanerà Forza Italia dall’area di governo. Perché dovrebbe?


Non a caso Tajani è uno dei più stretti sostenitori del governo Meloni, di cui è ministro degli Esteri. E lo stesso vale per Elisabetta Casellati, ministro delle Riforme. Il partito di Berlusconi seguirà quindi la linea che il fondatore ha indicato nei suoi ultimi giorni: stabilità senza alternative. Altro è il tema della compattezza di Forza Italia. La “diaspora” è possibile, anzi è molto probabile, sia pure in tempi non troppo rapidi. Sappiamo che Renzi si è affrettato a proporsi come punto di approdo per una parte degli orfani. Del resto, da tempo si specula sul senatore toscano come erede politico berlusconiano. Ma la realtà è sempre più complessa. Una leadership non s’improvvisa a tavolino e ovviamente un altro Berlusconi è impossibile. Questo non esclude che il piccolo polo renziano possa dare rifugio a qualche esponente di Forza Italia (in passato erano già arrivate Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini) e magari immagazzinare un po’ di quei voti alle europee del 2024. Per Italia Viva è quasi questione di vita o di morte, considerando la soglia minima del 4 per cento,
Lo stesso pensiero attraversa la mente di Salvini, in nome della comune ispirazione nordista di Lega e FI. Ma chi ha più probabilità di attrarre il grosso dell’elettorato berlusconiano è Giorgia Meloni, con il suo piglio da numero uno e le sue percentuali elettorali. Quel richiamo allo spirito di vero “combattente” dello scomparso è sembrato un modo per ricordare all’elettorato di destra che anche lei sa combattere. Forse non basterà, ma il messaggio non poteva essere più chiaro.