Il 14 giugno sarà – l’ha deciso il governo Meloni - una giornata di lutto nazionale, e anche il terzo giorno nel quale vedremo le bandiere a mezz’asta davanti a ogni edificio pubblico in Italia e all’estero e due strisce di velo nero sulle bandiere esposte al loro interno. Il Parlamento resterà chiuso tutta la settimana, e ogni ministro ha dovuto cancellare tutti gli impegni per questa giornata: lutto nazionale. I negozi potranno restare chiusi fino a stasera: lutto nazionale. Le tv hanno modificato in fretta i palinsesti, rinviando i programmi più leggeri: lutto nazionale.
Ma era inevitabile, era opportuno mettere in lutto tutta l’Italia per la morte di Silvio Berlusconi?
Inevitabile no, non lo era. Il lutto nazionale, con il quale un Paese esprime nella forma più solenne e più visibile il suo dolore, viene dichiarato di norma dopo un terremoto come quello dell’Irpinia, dopo un’alluvione come quella de…
Il 14 giugno sarà – l’ha deciso il governo Meloni - una giornata di lutto nazionale, e anche il terzo giorno nel quale vedremo le bandiere a mezz’asta davanti a ogni edificio pubblico in Italia e all’estero e due strisce di velo nero sulle bandiere esposte al loro interno. Il Parlamento resterà chiuso tutta la settimana, e ogni ministro ha dovuto cancellare tutti gli impegni per questa giornata: lutto nazionale. I negozi potranno restare chiusi fino a stasera: lutto nazionale. Le tv hanno modificato in fretta i palinsesti, rinviando i programmi più leggeri: lutto nazionale.
Ma era inevitabile, era opportuno mettere in lutto tutta l’Italia per la morte di Silvio Berlusconi?
Inevitabile no, non lo era. Il lutto nazionale, con il quale un Paese esprime nella forma più solenne e più visibile il suo dolore, viene dichiarato di norma dopo un terremoto come quello dell’Irpinia, dopo un’alluvione come quella dell’Emilia Romagna, dopo una strage come quella di Bologna o dopo una tragedia come quella del ponte Morandi. In via eccezionale viene proclamato quando muore un papa.
Un lutto nazionale per un uomo politico è un evento raro, anzi rarissimo. Neanche per gli ex presidenti della Repubblica è una decisione scontata, tanto è vero che negli ultimi trent’anni è stato proclamato solo per due di loro – Giovanni Leone e Carlo Azeglio Ciampi – ma non per Francesco Cossiga né per Oscar Luigi Scalfaro e neppure per Sandro Pertini, il più amato di sempre. Quanto agli ex presidenti del Consiglio, non c’è nessun precedente nella storia repubblicana. Bisogna risalire fino al 7 giugno 1861, il giorno in cui morì Camillo Benso conte di Cavour, per trovarne traccia: a Bologna, scrisse un giornale dell’epoca, i cittadini “posero il velo nero al cappello e fu stabilito di portarlo per venti giorni dalla morte del grand’uomo”. Questo per Cavour, che aveva fatto l’unità d’Italia.
Non era inevitabile, dunque, decretarlo per Berlusconi. Ma era opportuno farlo? Qui entriamo nel territorio scivoloso della politica.
Berlusconi entrerà certamente nei libri di storia. Persino i suoi avversari più accaniti ammettono che ha rivoluzionato la televisione, il calcio e la politica italiana. Nessuno può mettere in discussione che sia rimasto a Palazzo Chigi più a lungo di tutti, sorpassando persino Giulio Andreotti. Quasi tutti gli riconoscono una straordinaria capacità di raggiungere ogni successo – a qualunque costo, certo – come imprenditore, come uomo di sport e come leader politico.
Ma tutti, anche quelli che considerano una persecuzione dei suoi nemici i suoi inciampi giudiziari e persino le sue leggi ad personam, ricordano che Berlusconi è stato il protagonista più divisivo degli ultimi trent’anni, l’uomo che ha spaccato l’Italia in due: o con lui o contro di lui.
Forse, accarezzando con delicatezza la pietas trasversale suscitata dalla sua morte, Giorgia Meloni poteva tentare di regalare alla memoria del Cavaliere un lutto largamente condiviso che a lui sarebbe certamente piaciuto. Ma il gesto forte di riunire oggi queste due anime del Paese con la colla del lutto nazionale – ottenendo come risultato questo lutto semi-nazionale - contiene dunque un eccesso e un’esagerazione. Trasforma un omaggio formale di cui abitualmente non si accorge quasi nessuno nel cartello “Santo subito” che spunta ai funerali del papa.
E diventa, come la campagna contro i forestierismi e il grido contro il “pizzo di Stato”, un gesto di propaganda destinato agli elettori, non un appello ai cittadini. Ma se è comprensibile che la premier punti a catturare i voti del Cavaliere e a raccogliere la sua eredità politica mostrandosi oggi la più berlusconiana di tutti, elevarlo a padre della Patria – anzi della Nazione - è un’indubbia forzatura.
E sarebbe inaccettabile se lei pensasse di sfruttare il lutto di oggi per far passare senza discussioni - come se fosse un omaggio che il Paese deve all’anziano leader scomparso - quella riforma della giustizia che Berlusconi non ha fatto in tempo ad applaudire. Perché è giusto separare il giudizio sul politico dal dolore per l’uomo, ma questo vale anche – anzi soprattutto - per il governo della Repubblica.