Dittatori senza via d'uscita
di Moisés NaímUno dei dibattiti fondamentali della nostra epoca è quale atteggiamento adottare nei confronti dei dittatori. In decine di Paesi c'è uno scontro acceso fra quelli che ritengono che l'unica strada percorribile sia sconfiggere il tiranno e portarlo di fronte a un tribunale insieme ai suoi accoliti e quelli che invece sono pronti ad accettare concessioni terribili pur di poter instaurare la democrazia.
È una questione troppo urgente, ormai, per poterla ignorare. L'invasione da parte di Vladimir Putin di uno Stato democratico confinante come l'Ucraina ha amplificato l'attenzione del mondo su questo complesso problema. Ma non è solo la Russia: dai campi di concentramento del presidente cinese Xi Jinping nello Xinjiang al pugno di ferro con cui Teodoro Obiang reprime il dissenso nella Guinea Equatoriale dal 1979, il mondo oggi è governato da qualcosa come 39 dittatori (e questo senza contare gli 8 fra re, emiri e sultani che gove…
Uno dei dibattiti fondamentali della nostra epoca è quale atteggiamento adottare nei confronti dei dittatori. In decine di Paesi c'è uno scontro acceso fra quelli che ritengono che l'unica strada percorribile sia sconfiggere il tiranno e portarlo di fronte a un tribunale insieme ai suoi accoliti e quelli che invece sono pronti ad accettare concessioni terribili pur di poter instaurare la democrazia.
È una questione troppo urgente, ormai, per poterla ignorare. L'invasione da parte di Vladimir Putin di uno Stato democratico confinante come l'Ucraina ha amplificato l'attenzione del mondo su questo complesso problema. Ma non è solo la Russia: dai campi di concentramento del presidente cinese Xi Jinping nello Xinjiang al pugno di ferro con cui Teodoro Obiang reprime il dissenso nella Guinea Equatoriale dal 1979, il mondo oggi è governato da qualcosa come 39 dittatori (e questo senza contare gli 8 fra re, emiri e sultani che governano senza rendere conto a nessuno).
Di questi 39 dittatori attualmente al potere, 20 spadroneggiano in Africa, altri 14 in Asia, 3 in America Latina e 2 in Europa. Quelli che controllano arsenali nucleari sono 3: Vladimir Putin, Xi Jinping e Kim Jong-un. Altri sono despoti di Paesi che esercitano un'influenza rilevante a livello internazionale, come Egitto, Cuba e Vietnam. Molti sono a capo di Paesi tra i più poveri del mondo: Burundi, Laos, Nicaragua e tanti altri la cui miseria, in molti casi, è conseguenza proprio della corruzione e dell'incompetenza del dittatore.
Sbarazzarsi di un dittatore oggi è molto più difficile rispetto a un paio di generazioni fa. All'epoca, una soluzione frequente era l'esilio. Tiranni come idi Amin in Uganda o Baby Doc Duvalier ad Haiti sapevano che se si fosse arrivati alla resa dei conti avrebbero potuto imbarcarsi zitti zitti su un aereo portandosi dietro valigette piene di contanti e ritirarsi in una villa sfarzosa, preferibilmente nel Sud della Francia. Quei giorni sono finiti.
Il 10 ottobre 1998 il generale Augusto Pinochet fu arrestato durante un soggiorno a Londra in nome del principio della competenza giuridica universale, con l'accusa di essere stato responsabile di genocidio e torture durante il suo regime, dal 1973 al 1990. Anche se alla fine fu rilasciato per ragioni di salute e fece ritorno in Cile, il suo arresto ha segnato l'inizio della fine per l'esilio come soluzione per rimuovere dal potere dittatori irriducibili. Anni dopo, nel 2006, l'ex presidente jugoslavo Slobodan Milosevic è morto in una cella all'Aja mentre aspettava il verdetto nel suo processo internazionale per crimini contro l'umanità, genocidio e crimini di guerra.
Questi procedimenti giudiziari sono mossi da buone intenzioni, su questo non c'è alcun dubbio, ma le loro conseguenze indesiderate continuano a produrre effetti in tutto il mondo: aumentando notevolmente il prezzo che deve pagare un dittatore deposto hanno ostacolato, paradossalmente, gli sforzi per rimuovere tiranni arroccati al potere.
Quando l'alternativa offerta ai dittatori è una lunga pena carceraria e la perdita delle enormi fortune ammassate da loro e dai loro accoliti, è naturale che facciano tutto il possibile per evitare di dover abdicare. Per i dittatori, restare in sella non è più una questione politica, è diventata una necessità esistenziale. È anche per questo che il processo che avveniva spesso negli ultimi decenni, in cui un autocrate veniva spodestato e sostituito da un leader democratico e dai suoi seguaci, ora è diventato molto raro.
Negli ultimi cinque Paesi che hanno cacciato un dittatore, solo in un caso - l'Armenia - la transizione alla democrazia sembra essere andata a buon fine. Gli altri hanno visto il processo di democratizzazione regredire (la Tunisia), crollare del tutto (il Myanmar e l'Egitto) o degenerare in una guerra civile (il Sudan). In quest'ultimo caso, c'è una guerra aperta tra fazioni militari mentre l'ex dittatore, Omar al-Bashir, sta in prigione in attesa di un processo che probabilmente si concluderà con la sua condanna a morte.
Esistono casi in cui imponenti proteste di piazza, combinate col sostegno delle forze armate e di parte della comunità internazionale, sono riuscite a cacciare un dittatore. Ma succede sempre più di rado. Molto più frequente è l'esperienza di Paesi come la Bielorussia, il Camerun, Cuba, Hong Kong, l'Iran, la Thailandia, il Nicaragua o il Venezuela, dove i dittatori hanno represso, quasi sempre con brutalità, i movimenti di protesta.
Il mondo non è più capace di rimuovere i dittatori. Ora che l'eventualità di perdere il potere non contempla più opzioni allettanti e rischi tollerabili, gli autocrati hanno raddoppiato i loro sforzi per respingere i tentativi di spodestarli. Il risultato è che rovesciare un dittatore è diventato un evento raro. E quando succede, spesso il Paese che il dittatore deposto si lascia alle spalle è molto difficile da democratizzare, o anche semplicemente da governare.
Il mondo deve reimparare l'arte e la scienza di cacciare i dittatori. Altrimenti, dovrà abituarsi alla triste realtà che le forme di governo più comuni saranno la tirannia e l'anarchia, non la democrazia.
(Traduzione di Fabio Galimberti)