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L'incidente di Roma. La schiavitù dei like

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Gli youtuber sono diventati la guida dei nostri figli e glielo abbiamo permesso: è come se in quella Lamborghini ci fossimo anche noi
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Pare fosse una sfida: 50 ore dentro un bolide di lusso, in cinque, a vent’anni. Avrebbero pubblicato il video su Youtube. Stralci di colossale, imbarazzante idiozia erano già in rete. Ma hanno ucciso un bambino di cinque anni, hanno ferito la madre e la sorella di tre, travolgendo la loro automobile, formica al cospetto del bolide. Una sfida. Per chi? Contro chi?

Niente sarà più come prima. Per quelle vittime collaterali di una follia narcisistica. Per gli autori di quell’atrocità grottescamente spacciata per gioco.
E per noi che assistiamo annichiliti a questo demenziale, tragico film dell’orrore? E per quelli come loro, che di sfide si nutrono? Cambierà qualcosa?
In questo preciso istante, da qualche parte del mondo o del nostro giardino, qualcuno necessariamente davanti a una telecamera, incurante delle lezioni di una storia che si ripete, si sporge dalla cima di una montagna o di un grattacielo, mangia 100 hamburger o beve 100 …

Pare fosse una sfida: 50 ore dentro un bolide di lusso, in cinque, a vent’anni. Avrebbero pubblicato il video su Youtube. Stralci di colossale, imbarazzante idiozia erano già in rete. Ma hanno ucciso un bambino di cinque anni, hanno ferito la madre e la sorella di tre, travolgendo la loro automobile, formica al cospetto del bolide. Una sfida. Per chi? Contro chi?

Niente sarà più come prima. Per quelle vittime collaterali di una follia narcisistica. Per gli autori di quell’atrocità grottescamente spacciata per gioco.
E per noi che assistiamo annichiliti a questo demenziale, tragico film dell’orrore? E per quelli come loro, che di sfide si nutrono? Cambierà qualcosa?
In questo preciso istante, da qualche parte del mondo o del nostro giardino, qualcuno necessariamente davanti a una telecamera, incurante delle lezioni di una storia che si ripete, si sporge dalla cima di una montagna o di un grattacielo, mangia 100 hamburger o beve 100 litri di birra, si lancia da una scalinata in bicicletta, molesta un passante, bacia un rospo velenoso, spinge il limite un po’ più in là, danzando a occhi chiusi sull’abisso. Proprio come quei cinque dentro una Lamborghini.
Non c’è spinta etica in quell’affannarsi furioso lungo un’iperbole. Non c’è la tensione delle idee e nemmeno lo sguardo largo sul mondo.
Al centro di quegli ipnotici teatrini autoprodotti ci sono solo loro, individui autoriferiti, alla disperata ricerca di un clic, di un like, di un contratto pubblicitario, dei soldi, della gloria, di un trono nell’olimpo degli influencer.

Non tutti hanno talenti esportabili, non tutti hanno l’X factor a renderli unici, non tutti hanno intuizioni geniali, ma il professionismo è sopravvalutato. L’Olimpo è un ambiente competitivo ma piuttosto spazioso. E allora avanti! Personaggi modesti, dilettanti allo sbaraglio, creature dall’ego ipertrofico. Perché non provare a scalare questa montagna generosa? La posta è in gioco è altissima. Anche i rischi talvolta lo sono ma, in fondo, chi se ne importa?
Sarebbe facile incolpare quegli altri. Gli ambiziosi, gli idioti, gli ingordi, i criminali. Sarebbe liberatorio ritenersi innocenti, estranei alla insaziabile altrui ansia di piacere.
Ma nessuno si esibisce volentieri in un teatro vuoto. Noi siamo il pubblico. Siamo la misura del successo di questi signori sul palco. Alimentiamo la loro giostra, battendo le mani, affamati di velocità e adrenalina. Ancora, sempre di più, non fermatevi. Fino allo schianto.
È per noi che premono l’acceleratore, che si fanno i selfie, che si umiliano, che si rompono.

Perché abbiamo fatto di loro le bussole dei nostri acquisti, i modelli dei nostri capricci, gli oggetti dei nostri languori. Sono la voce dei nostri pensieri, la notizia sui nostri giornali. Permettiamo che intrattengano e guidino i nostri figli.
E se questi ultimi un giorno ci comunicano che da grandi vogliono fare gli influencer, noi non arretriamo inorriditi. Perché no? Prova, magari ti va bene e guadagni un sacco di soldi. Magari sei bravo e diventi famoso.
Abbiamo normalizzato e glorificato un sistema che mette l’io al centro e lo trasforma in fenomeno. Abbiamo accettato di calcolarne il valore in click, like e visualizzazioni.

Abbiamo creato aberrazioni, le abbiamo blandite e invitate a casa nostra.
In quel bolide di lusso, anche solo per un attimo, ci siamo seduti anche noi.
Dopo la tragedia a Casal Palocco, niente sarà più come prima soltanto se tutti ci assumeremo le nostre responsabilità.