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Conflitti digitali, servono i privati

Gli Stati non possono prescindere dall'alleanza con aziende. Ma l'Italia ne ha solo di medio-piccole
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Versione inglese

Quando si parla di cyberspazio come dominio di guerra, il campo di battaglia è fatto da computer, reti, applicazioni software, servizi, robot e intelligenze artificiali (IA). Questi elementi, oltre ad essere in continua evoluzione, sono costruiti e gestiti dal settore privato; infatti il cyberspazio è prima di tutto un immenso mercato economico civile. Quindi esso è molto diverso dai domini di terra, aria e mare dove industrie specifiche militari sono a supporto e consegnano le armi agli eserciti che poi le utilizzano attraverso professionisti. Nel cyberspazio i migliori professionisti di ogni tecnologia digitale (ovvero di un pezzo del campo di battaglia) sono nel privato poiché la costruiscono, la programmano, la difendono o la utilizzano come base di altri servizi. Nessuno Stato potrebbe entrare direttamente in settori come il cloud, i microchip, l’IA o le reti. Questi settori, ai più alti livelli, richiedono player industriali con asset globali che possono attrar…

Versione inglese

Quando si parla di cyberspazio come dominio di guerra, il campo di battaglia è fatto da computer, reti, applicazioni software, servizi, robot e intelligenze artificiali (IA). Questi elementi, oltre ad essere in continua evoluzione, sono costruiti e gestiti dal settore privato; infatti il cyberspazio è prima di tutto un immenso mercato economico civile. Quindi esso è molto diverso dai domini di terra, aria e mare dove industrie specifiche militari sono a supporto e consegnano le armi agli eserciti che poi le utilizzano attraverso professionisti. Nel cyberspazio i migliori professionisti di ogni tecnologia digitale (ovvero di un pezzo del campo di battaglia) sono nel privato poiché la costruiscono, la programmano, la difendono o la utilizzano come base di altri servizi. Nessuno Stato potrebbe entrare direttamente in settori come il cloud, i microchip, l’IA o le reti. Questi settori, ai più alti livelli, richiedono player industriali con asset globali che possono attrarre, non solo per logiche economiche, le migliori competenze necessarie per raggiungere l’alta qualità del servizio mentre ottimizzano il business al centesimo. Anche strutture strategiche nazionali pubbliche, come l’esercito degli Stati Uniti, fanno accordi con i grandi player privati americani per assicurarsi fuori dagli Usa quella qualità di servizio del cloud necessaria per i loro scopi applicativi. Qualità che da soli non riuscirebbero a sostenere se non con una spesa spropositata.

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Quindi le aziende private sono dei partner insostituibili di un governo per gestire nel dominio cyber le crisi internazionali, le guerre ibride o peggio i conflitti perché sono quelle che meglio di ogni altro conoscono il campo di battaglia. Nella guerra ibrida, è impensabile combattere la diffusione delle fake news senza collaborare con le reti sociali. Questa collaborazione diventa alleanza in caso di conflitto come dimostra il caso ucraino. Le aziende over-the-top americane hanno svolto, e svolgono, un ruolo cruciale nel proteggere i dati del governo ucraino attraverso i loro servizi cloud, garantendo comunicazioni sicure per la catena di comando ucraina, attraverso i loro canali di comunicazione satellitari. Inoltre, tali aziende contribuiscono a garantire la continuità dei servizi critici grazie alle loro capacità di cybersecurity. Anche per le operazioni offensive il ricorso ad aziende private o a competenze civili è un argomento di discussione in ogni Paese occidentale. Negli Stati Uniti, ad esempio, è in parlamento la proposta di legge bipartisan per aumentare, in caso di conflitto, i talenti delle forze armate e della sicurezza nazionale provenienti dal settore privato.

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Un governo che opera nel cyberspazio avrà bisogno di ecosistemi industriali consolidati nell’IA, nella cybersecurity, nel quantum, nel cloud, nello sviluppo software che esprimono attori qualificati con cui lavorare in partnership per la difesa e per la risposta alle crisi. Per questo la loro crescita va stimolata attraverso strategie e misure economiche appropriate e vanno protetti da investimenti predatori. Perché l’esito di una crisi nel digitale passerà anche dalla forza di questo ecosistema nazionale; forza che non si misura solo con la qualità, l’innovazione, le competenze ma anche con la scala globale di alcuni capifiliera dell’ecosistema e dalle consolidate relazioni con partner industriali internazionali rilevanti. Senza queste realtà nazionali non si potrà gestire una crisi, anche limitata, e servirà l’aiuto diretto di alleati privati stranieri come successo nel caso ucraino. Lato governativo ci dovranno essere agenzie specializzate e dinamiche in grado di cooperare ed integrarsi con questi ecosistemi privati nazionali. La cooperazione va costruita in tempo di pace anche attraverso interazioni ed esercizi continui. Un governo ha ovviamente la responsabilità di gestire e coordinare al meglio diplomaticamente e operativamente le crisi attraverso le istituzioni preposte.


E in Italia? Abbiamo tante piccole e medie imprese con qualche grande impresa capofiliera. Nel cloud e nella cybersicurezza stiamo implementando strategie nazionali apprezzate a livello internazionale. Nel cloud la strategia ci restituirà nuovi attori nazionali importanti per la gestione del patrimonio dati e servizi pubblici. Nella cybersicurezza una cinquantina di obiettivi della strategia sono dedicati alla strutturazione delle partnership pubblico-privata su diversi fronti. Nell’IA e nel quantum dobbiamo fare partire azioni strategiche che coinvolgano la ricerca, l’industria e il governo (con i settori sviluppo industriale, difesa e sicurezza nazionale) per strutturare questi nostri ecosistemi, fondamentali per lo sviluppo economico futuro del Paese. Mantenere continuità in tutte queste azioni è essenziale, pena una perdita di sovranità nel digitale. 

L’autore è ex capo dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale

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