Come un meteorite che precipita dal cielo, la prima parte della riforma della Giustizia presentata da Nordio ha provocato la divisione, per non dire la frantumazione, del Pd. Era prevedibile. Con una punta di malizia si può pensare che tale risvolto politico fosse messo in conto da chi ha preparato la bozza, ben conoscendo l'intransigenza della segretaria Elly Schlein e del suo gruppo di vertice. Era ovvio, peraltro, che una parte dell'opposizione, quella che fa capo a Renzi, per un verso, e a Calenda, per l'altro, si sarebbe dichiarata pronta a sostenere l'abolizione dell'abuso d'ufficio e le altre norme garantiste. Nessuna sorpresa: sotto questo profilo il ministro Nordio ha agito secondo i principi, più volte esposti, della sua cultura liberal-democratica. Renzi e Calenda, pur con diverse sensibilità, l'hanno sempre pensata allo stesso modo. Come ha scritto sul Riformista l'avvocato Caiazza, presidente delle Camere Penali, si tra…
Come un meteorite che precipita dal cielo, la prima parte della riforma della Giustizia presentata da Nordio ha provocato la divisione, per non dire la frantumazione, del Pd. Era prevedibile. Con una punta di malizia si può pensare che tale risvolto politico fosse messo in conto da chi ha preparato la bozza, ben conoscendo l'intransigenza della segretaria Elly Schlein e del suo gruppo di vertice. Era ovvio, peraltro, che una parte dell'opposizione, quella che fa capo a Renzi, per un verso, e a Calenda, per l'altro, si sarebbe dichiarata pronta a sostenere l'abolizione dell'abuso d'ufficio e le altre norme garantiste. Nessuna sorpresa: sotto questo profilo il ministro Nordio ha agito secondo i principi, più volte esposti, della sua cultura liberal-democratica. Renzi e Calenda, pur con diverse sensibilità, l'hanno sempre pensata allo stesso modo. Come ha scritto sul Riformista l'avvocato Caiazza, presidente delle Camere Penali, si tratta di "timidi ma inequivocabili passi sulla via di una riforma liberale della giustizia che tuttavia è ancora tutta da scrivere".
Fin qui non c'è da meravigliarsi. Quel segmento di opposizione già da tempo si era distaccato. Più interessante la reazione del Pd. Nessuno pensava che la Schlein assumesse un profilo dialogante su un tema incandescente come la giustizia, tanto più che alcuni magistrati sono già sul piede di guerra. La sua rigidità riguarda il merito delle questioni, dove il suo pensiero si pone agli antipodi di quello di Nordio, ma è indotta anche da un'esigenza politica: non rompere con il mondo dei Cinque Stelle, non alimentare il conflitto a bassa intensità che da quella sponda si traduce in continue punture di spillo verso il Pd. Per ovvie ragioni di rivalità elettorale, visto che Conte e i suoi sopravvivono se riescono a rosicchiare un po' di elettorato ai democratici. E questi ultimi hanno un futuro se riescono a tenere a bada i post-grillini. Una guerra che si svolge sempre dentro lo stesso bacino d'opinione, senza capacità o volontà di conquistare altri consensi al di fuori del recinto.
Ecco allora che Elly Schlein, in sintonia coi 5S, usa parole sferzanti verso la mini-riforma Nordio. Comprensibile. Tuttavia s'intuisce che la strada è senza ritorno, dal momento che non sembra proprio che questo Pd, su un tema come la giustizia, sia disposto domani a qualche compromesso parlamentare con la maggioranza. Anzi, il muro contro muro è destinato a consolidarsi quando si arriverà - se si arriverà - alla seconda rata della riforma e forse alla separazione delle carriere dei magistrati. Naturalmente la linea Schlein esprime orgoglio e determinazione, ma il prezzo è una grave spaccatura del partito. Sull'abuso d'ufficio da abolire gli amministratori del Pd non condividono la linea di Roma. Matteo Ricci, sindaco di Pesaro e coordinatore dei sindaci del Pd, lo ha detto in termini espliciti: sono tutti per accantonare questo reato a volte inafferrabile che intasa gli uffici giudiziari e alla fine produce l'uno o due per cento di condanne in primo grado. Elisabetta Gualmini, una politologa eletta al Parlamento europeo con il Pd, è altrettanto netta: "sull'abuso d'ufficio sono stati i nostri sindaci e la presidenza dell'Anci a chiedere una profonda revisione. Il 98% delle indagini finisce in nulla. Ora che sia stato abolito non può essere contestato da noi. Nessuno ci capirebbe".
In altre parole, non si tratta di un dissidio interno come tanti. Stavolta è una divergenza, diciamo così, strategica che tocca il rapporto del Pd con i suoi quadri negli enti locali e con la società che i sindaci rappresentano. Elly Schlein ha ovviamente il diritto di difendere la sua linea, ma la frattura è rischiosa. Anche perché consente a Giorgia Meloni di presentarsi come difensore dei ceti produttivi vessati da leggi inique. Un passo nella sua marcia verso il centro.