Migranti, la Grande Illusione
di Anais GinoriLa sfilata di dirigenti europei a Tunisi — ieri era il turno dei ministri dell’Interno di Francia e Germania, dopo già i viaggi di Giorgia Meloni e Ursula von der Leyen — rischia di alimentare l’ennesima grande illusione, parafrasando un capolavoro di Jean Renoir. Scendere a patti con il presidente tunisino Kais Saied, senza denunciare mai la sua deriva sul rispetto dei diritti umani e del pluralismo democratico, rivela non solo una latenza morale dell’Unione europea ma anche un’ostinata incapacità di guardare alla realtà.
Come dimostra il racconto dello scafista tunisino che pubblichiamo, il business della disperazione continuerà a essere più forte di qualsiasi stretta di mano, dichiarazione politica, militarizzazione dei confini. A pochi giorni dall’accordo raggiunto dai ministri dell’Interno dei ventisette paesi Ue per la riforma del Patto Asilo e Immigrazione, continuare a investire sull&rsquo…
La sfilata di dirigenti europei a Tunisi — ieri era il turno dei ministri dell’Interno di Francia e Germania, dopo già i viaggi di Giorgia Meloni e Ursula von der Leyen — rischia di alimentare l’ennesima grande illusione, parafrasando un capolavoro di Jean Renoir. Scendere a patti con il presidente tunisino Kais Saied, senza denunciare mai la sua deriva sul rispetto dei diritti umani e del pluralismo democratico, rivela non solo una latenza morale dell’Unione europea ma anche un’ostinata incapacità di guardare alla realtà.
Come dimostra il racconto dello scafista tunisino che pubblichiamo, il business della disperazione continuerà a essere più forte di qualsiasi stretta di mano, dichiarazione politica, militarizzazione dei confini. A pochi giorni dall’accordo raggiunto dai ministri dell’Interno dei ventisette paesi Ue per la riforma del Patto Asilo e Immigrazione, continuare a investire sull’esternalizzazione del controllo delle frontiere, com’è stato concordato, non servirà a diminuire gli affari dei trafficanti.
La promessa di una divisione di responsabilità più equa fra Stati membri di primo ingresso e paesi di destinazione dei migranti, così come quella di frontiere più sicure attraverso procedure di esame di asilo e di rimpatrio più rapide ed efficaci, è appesa a meccanismi complessi che l’Italia per prima avrà difficoltà a far rispettare. L’obiettivo di rimandare indietro i migranti illegali verso paesi terzi di transito si accompagna dalla mancata tutela delle persone coinvolte e dei loro diritti, e appare comunque un ulteriore miraggio, agitato dai governi ai fini di propaganda politica interna. Quasi dieci anni dopo l’inizio della “crisi migratoria” che, con la guerra in Siria, ha cominciato a scuotere gli equilibri europei, mancano ancora dirigenti in grado di uscire da egoismi e immobilismi, per pensare al destino di un continente vicino che tra vent’anni avrà due miliardi e mezzo di abitanti. Il sostegno all’Africa è un’esigenza, oltre che un obbligo anche storico. Un primo passo sarebbe ragionare al modo migliore per rafforzare la cooperazione e gli aiuti allo sviluppo per i paesi di provenienza dei migranti che rischiano la loro vita in viaggi della disperazione, più che della speranza.
La recente strage al largo della Grecia, dimostra che anziché focalizzarsi solo su come gestire i flussi migratori occorrebbe fare di tutto per evitare nuove tragedie del mare, proteggendo donne, bambini e famiglie, ma anche l’onore del continente europeo. “Solidarietà” è una parola citata nella Costituzione e nella Carta dei diritti dell’Ue, troppo spesso dimenticata in questi ultimi anni. Il buon senso dovrebbe convincere a ripristinare un meccanismo regionale concordato di sbarco e ridistribuzione per le persone che arrivano via mare, nel rispetto del soccorso in mare, imperativo legale ed umanitario, invece di sventolare un improbabile e disumano blocco navale. La tentazione è invece quella di esportare in Tunisia il barbaro modello dei campi libici, ora chiamati pudicamente hotspot, senza che neppure questa sia una garanzia di risultato come dimostrano tutte le difficoltà che l’Italia ha nel far rispettare gli accordi con il maresciallo Haftar.
Le persone che scappano dalla Libia o dalla Tunisia, mettendo a rischio la loro vita, pagando scafisti, non hanno alternative. Uno dei modelli virtuosi da seguire sarebbe quello di organizzare corridoi umanitari, come fa la Comunità di Sant’Egidio dal 2016 dando prova non solo di umanità ma anche di efficace integrazione delle persone arrivate. È tempo di aprire un vero dibattito sull’immigrazione legale, anziché concentrarsi solo su quella illegale, allargando le possibilità di ingresso per motivi di lavoro, in Italia come in altri paesi europei. Aprire canali migratori regolari e sicuri, tramite ambasciate e consolati, è uno dei modi di governare il fenomeno migratorio. Molti invece pensano, o vogliono fare credere, che con la loro propaganda riusciranno a eludere i nodi più profondi della questione, come se bastasse mettere un cartello “vietato l’ingresso” alle frontiere esterne dell’Ue. Un’illusione, appunto.