✕

Figli di nessuno

(ansa)
La Procura di Padova impugnando le trascrizioni di 33 bambini figli di due mamme, ha cancellato un genitore
2 minuti di lettura

Recentemente, proprio su queste pagine, ho scritto che “un governo che agisce per decreti e che perseguita alcune famiglie attraverso il potere delle prefetture, è un governo che adotta
pratiche fasciste”. In questi giorni la procura di Padova ha impugnato gli atti di nascita di 33 famiglie arcobaleno, già trascritti dal 2017 ad oggi, con lo scopo di revocare il riconoscimento genitoriale alla madre non biologica, anche a distanza di 6 anni dalla nascita del figlio o figlia.
Questo significa anche, ad esempio, la rettifica del cognome: cancellare dal cognome della prole quello di uno dei due genitori e, insieme a quello, tutti i diritti relativi al rapporto fra loro. Un
trauma, oltre che una violenza istituzionale bella e buona. Non solo non riconoscere le nuove famiglie quindi, ma anche delegittimare quelle che fino ad ora erano riuscite a farsi riconoscere come tali. Nel nome del “bene supremo del minore”, i diritti di decine di figli e figlie di questo paese, e poi chissà forse centin…

Recentemente, proprio su queste pagine, ho scritto che “un governo che agisce per decreti e che perseguita alcune famiglie attraverso il potere delle prefetture, è un governo che adotta
pratiche fasciste”. In questi giorni la procura di Padova ha impugnato gli atti di nascita di 33 famiglie arcobaleno, già trascritti dal 2017 ad oggi, con lo scopo di revocare il riconoscimento genitoriale alla madre non biologica, anche a distanza di 6 anni dalla nascita del figlio o figlia.
Questo significa anche, ad esempio, la rettifica del cognome: cancellare dal cognome della prole quello di uno dei due genitori e, insieme a quello, tutti i diritti relativi al rapporto fra loro. Un
trauma, oltre che una violenza istituzionale bella e buona. Non solo non riconoscere le nuove famiglie quindi, ma anche delegittimare quelle che fino ad ora erano riuscite a farsi riconoscere come tali. Nel nome del “bene supremo del minore”, i diritti di decine di figli e figlie di questo paese, e poi chissà forse centinaia, sono sotto attacco. Perché il Paese non si sta rivoltando contro questo orrore? Esagero: se da domani dicessero che la cittadinanza acquisita con il matrimonio non valesse più, con effetto retroattivo, e così tutte le persone di origine straniera che ne abbiano beneficiato si ritrovassero senza più il diritto di cittadinanza, magari nonostante una famiglia, noi come reagiremmo? Sarebbe uno scandalo. La differenza è che sulla nostra pelle di persone lesbiche, gay, bisessuali, trans, questi soprusi sono possibili a causa degli enormi vuoti normativi di fronte ai quali noi diventiamo invisibili. A ben guardare, in assenza di leggi adeguate, il riconoscimento della nostra dignità e dei nostri diritti passa quasi sempre per l’approvazione di un tribunale: vale per le famiglie come per l’affermazione di genere delle persone transgender. Le vite delle persone Lgbtqia+ in Italia sono in balia dei governanti di turno: il vuoto normativo per noi è un buco nero che può inghiottirci con un banale colpo di
burocrazia, un atto d’ufficio, e le persone più fortunate sono solo persone graziate, eccezioni in equilibrio precario a discapito di altre. Siamo sotto ricatto costante e, il più delle volte, anche
sotto attacco. Le nostre esistenze sono politiche per un motivo semplice: la politica per noi è una questione di vita o di morte. Le decisioni della politica sono determinanti sulle nostre vite.
Mentre al contrario, di solito, la politica non cambia la vita a chi la politica la fa. Come è possibile che la vita di milioni di cittadini e cittadine sia invisibile agli occhi della legge e che i
pochi diritti acquisiti, pur per concessione di un tribunale, possano essere revocati retroattivamente con una circolare? Come può un genitore essere cancellato con una passata
di bianchetto? Come si può dire ad un figlio che sua mamma non è più sua mamma, che sua mamma non può più andare a prenderlo a scuola, che il cognome di sua mamma sparirà dal
proprio? Come si può accettare il fatto che essere genitori e omosessuali venga considerato non criminale, ma peggio?

Siamo il paese che dopo mesi parla ancora dell’orsa assassina, che piange un bambino di cinque anni morto ingiustamente, ma non le centinaia di morti che avvengono ingiustamente in mare, al largo delle nostre coste. Contro una cattiva legge infatti si può lottare, proporre un’alternativa, ma contro la mancanza di leggi si può solo morire
nell’indifferenza. Questo significa essere invisibili: non rientrare nell’immaginario leggibile, non essere neppure degni di giudizio. Se questo è il mio destino allora mi dichiaro apolide,
restituisco i miei documenti, mi spoglio dei miei doveri di cittadino. Se in Italia accettiamo che un diritto riconosciuto possa essere cancellato retroattivamente, negando improvvisamente a
genitori e bambini i loro ruoli di reciprocità, io non posso essere italiano. Mia mamma diceva sempre: chi sei, il figlio di nessuno? Ecco, siamo noi i figli e i genitori di nessuno.

Leggi i commenti