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Il Mes e un’opposizione più convincente

Il segretario del Partito Democratico (Pd) Elly Schlein durante la direzione del Partito Democratico presso la sede del Pd del Nazzareno, Roma, 19 giugno 2023. ANSA/ANGELO CARCONI (ansa)

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L’incidente in commissione alla Camera, dove la maggioranza è stata battuta sugli emendamenti al decreto Lavoro, è uno scivolone, forse anche un avvertimento da parte di qualche frangia, ma non è la Waterloo del centrodestra. Confondere i piani è un errore che dimostra frustrazione e debolezza. Come se a sinistra fossero così ansiosi di riassaporare il sapore della vittoria da non resistere alla tentazione di mettere, come si dice, il carro davanti ai buoi. S’intende, l’ansia di un’opposizione che ha bisogno di voltare pagina è più che comprensibile. Tuttavia perdere il senso delle proporzioni non aiuta la battaglia. E dire “la destra è allo sbando” denota una certa carenza di lucidità.

Ovviamente la destra non è allo sbando, né lo sarà nei prossimi mesi; per cui sembra più saggio prendere le misure dell’avversario in modo corretto, se si vuole prima o poi metterlo in difficoltà.

Ad esempio, ieri è accaduto un episodio più interessante della bocciatura di qualche emendamento in commis…

L’incidente in commissione alla Camera, dove la maggioranza è stata battuta sugli emendamenti al decreto Lavoro, è uno scivolone, forse anche un avvertimento da parte di qualche frangia, ma non è la Waterloo del centrodestra. Confondere i piani è un errore che dimostra frustrazione e debolezza. Come se a sinistra fossero così ansiosi di riassaporare il sapore della vittoria da non resistere alla tentazione di mettere, come si dice, il carro davanti ai buoi. S’intende, l’ansia di un’opposizione che ha bisogno di voltare pagina è più che comprensibile. Tuttavia perdere il senso delle proporzioni non aiuta la battaglia. E dire “la destra è allo sbando” denota una certa carenza di lucidità.

Ovviamente la destra non è allo sbando, né lo sarà nei prossimi mesi; per cui sembra più saggio prendere le misure dell’avversario in modo corretto, se si vuole prima o poi metterlo in difficoltà.

Ad esempio, ieri è accaduto un episodio più interessante della bocciatura di qualche emendamento in commissione. Si è manifestata una contraddizione sul fatidico Mes, il fondo cosiddetto salva-Stati, tra il ministero dell’Economia e la linea di Palazzo Chigi. Il ministero considera priva di rischi tecnici l’adesione. Invece la presidenza del Consiglio resta, come è noto, ufficialmente contraria alla ratifica. Il contrasto rivela una crescente pressione affinché anche l’Italia dica “sì”, abbandonando la trincea di unico paese riluttante dell’Unione.

Quali siano le ragioni del rifiuto è un tema su cui si è molto discusso. E probabilmente non esiste solo una ragione, semmai è un cocktail di motivi avversi. A destra ci sarà chi pensa di usare la ratifica come moneta di scambio per ottenere in sede europea qualche risultato in materia di controllo dell’immigrazione. Oppure, più semplicemente, l’avversione al Mes viene tenuta in vita come pegno verso la base elettorale più tradizionale. Quella che si aspettava, dopo il 25 settembre ’22, una Giorgia Meloni sovranista e nemica dell’Unione come lo era stata qualche tempo prima delle elezioni. Invece sullo schermo si è visto un altro film: una premier che un passo dopo l’altro ha abbandonato le posizioni più rozze e si è avvicinata alla linea classica, interpretata da ultimo da Mario Draghi.

Quindi affermare ancora, e non sappiamo per quanto tempo, “no al Mes” significa rassicurare una parte dell’elettorato di destra sconcertato e sospettoso verso il “moderatismo” governativo. Giorgia Meloni vuole costruire il partito conservatore, ma lungo la strada non intende perdere gli spicchi del vecchio elettorato oltranzista. Nessun nemico a destra, si potrebbe dire. Tutti incamminati verso la conversione conservatrice, ossia meno Orbán e più “popolarismo” alla Weber. Ma tutti insieme, appunto, anche se i tempi si allungano. E dunque la diffidenza verso il fondo salva-Stati è un’assicurazione per gli euroscettici presenti in Fratelli d’Italia non meno che tra i leghisti di Salvini.

Forse è questo il terreno su cui il Pd potrebbe organizzarsi per un’opposizione più convincente. Certo più dell’ “estate militante” promessa da Elly Schlein. O dei festeggiamenti per un inciampo parlamentare simile a quelli che accadono spesso ai governi di tutte le sfumature. Il richiamo alla piazza, sempre presente nei messaggi della segretaria, potrebbe coniugarsi con il ritorno alla centralità del Parlamento, una ragionevole e logica priorità rispetto al facile movimentismo. Consolidarsi nelle assemblee legislative e da lì incalzare l’esecutivo, è tipico di un’opposizione che sa di non poter tornare presto al governo. Al contrario, un eccesso di iniziative estemporanee, oltretutto sotto la canicola estiva, sembra più che altro un modo per mascherare la mancanza di idee.

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