Con il voto del Parlamento europeo sul regolamento sull’Intelligenza Artificiale (IA), ed il via libera sull’accordo per regolare il lavoro di piattaforma dei Ministri del Lavoro Ue del 12 giugno in Consiglio Occupazione (Epsco), si apre una nuova stagione per i diritti digitali.
Le due proposte legislative mettono l’Unione Europea in prima linea nella definizione di un quadro regolatorio capace di indirizzare le nuove tecnologie a beneficio dei cittadini e dei lavoratori, e al contempo creare un ecosistema tecnologico innovativo e sostenibile, definendo uno spazio digitale europeo competitivo e giusto.
Con il voto del Parlamento europeo sul regolamento sull’Intelligenza Artificiale (IA), ed il via libera sull’accordo per regolare il lavoro di piattaforma dei Ministri del Lavoro Ue del 12 giugno in Consiglio Occupazione (Epsco), si apre una nuova stagione per i diritti digitali.
Le due proposte legislative mettono l’Unione Europea in prima linea nella definizione di un quadro regolatorio capace di indirizzare le nuove tecnologie a beneficio dei cittadini e dei lavoratori, e al contempo creare un ecosistema tecnologico innovativo e sostenibile, definendo uno spazio digitale europeo competitivo e giusto.
In questa settimana, le iniziative europee ci impongono una riflessione sul modello di società digitale da costruire, e sul bisogno dell’Europa non solo di agire come grande Regolatore dell’Era digitale, ma anche come Stato innovatore in grado di sviluppare tecnologie emergenti in linea con i propri valori e principi.
Un principio fondamentale che guida entrambi i provvedimenti è il bilanciamento del potere. Il tentativo di rendere l’algoritmo trasparente, di rendere accessibili i dati, di rimarcare diritti già consolidati come quelli del lavoro in nuovi contesti, sono tutte espressioni della volontà del legislatore europeo di creare uno spazio di dialogo tra istituzioni, imprese e cittadini. Uno spazio digitale aperto, trasparente e partecipativo.
In linea con questa necessità, il regolamento sull’Intelligenza Artificiale, distingue tra tre categorie di sistemi di IA – sistemi vietati, ad alto rischio e a basso rischio – e contiene obblighi specifici per i modelli fondativi dell’IA generativa.
La legge vieta la sorveglianza biometrica di massa negli spazi pubblici europei, mettendo la privacy dei cittadini, i loro diritti fondamentali e le loro libertà civili al centro dell’uso dell’IA. Con l’obiettivo di proteggere i cittadini europei da pratiche di sorveglianza invadenti e potenzialmente discriminatorie, sono inoltri banditi i sistemi di intelligenza artificiale utilizzati per riconoscere le emozioni, il genere o l’orientamento sessuale e i sistemi di polizia predittiva.
Il Parlamento europeo è inoltre il primo a richiedere normative severe e vincolanti per l’IA generativa, come i modelli fondativi tipo ChatGPT. Per assicurare che questi sistemi siano auditabili, sicuri e imparziali. Allo stesso tempo il Parlamento riconosce come la profilazione di massa e algoritmi che hanno contribuito alla diffusione di disinformazione e fake news costituisca un enorme rischio per la democrazia, come già visto in precedenza con l’uso dei social media durante le elezioni. L’inclusione nella categoria ad alto rischio dei sistemi di IA utilizzati per influenzare gli elettori dimostra l’importanza di proteggere l’integrità del processo democratico. Sia il regolamento IA che l’accordo sul lavoro di piattaforma promuovono la trasparenza degli algoritmi, attraverso una combinazione di audit, valutazioni d’impatto e obbligo di accesso ai dati. Le piattaforme non potranno utilizzare i dati delle persone senza consenso e saranno responsabili dei contenuti che generano, per evitare la diffusione di disinformazione, incitamento all’odio o altre forme di contenuti dannosi.
La trasparenza algoritmica tocca anche il mondo del lavoro. La necessità per i lavoratori e i sindacati di accedere ai dati e di conoscere il funzionamento degli algoritmi è fondamentale per garantire la tutela sul posto di lavoro e limitare forme di abuso. Le due proposte legislative prevedono inoltre meccanismi di consultazioni delle parti sociali per l’adozione di queste tecnologie.
L’Italia con il precedente governo aveva anticipato molte di queste sfide, introducendo le comunicazioni obbligatorie per i lavoratori autonomi di piattaforma che forniscono dati necessari allo sviluppo di politiche pubbliche, ad oggi per nulla sfruttati. La legge sulla trasparenza degli algoritmi è stata invece derubricata a “mole di adempimenti inutili per le imprese” e resa di fatto inutilizzabile con i cambi fatti dal governo nel decreto lavoro del 1 Maggio.
In un’epoca di grandi trasformazioni come quella che stiamo vivendo, sul solco delle due iniziative Europee, bisogna ridefinire il patto sociale tra istituzioni, imprese e lavoratori, valorizzando l’innovazione e senza comprimere i diritti dei lavoratori. Le tecnologie emergenti e l’intelligenza artificiale possono aiutarci in questa direzione se sviluppate in un contesto democratico, di principi e valori condivisi.
Le autrici fanno parte del dipartimento Innovazione del Pd