Prevedere quello che succederà a Mosca è difficile, ma possiamo partire da quello che conosciamo con relativa certezza. Dal febbraio 2022 Putin e il suo esercito hanno subito in Ucraina umilianti sconfitte militari (sotto Kiev, Kharkiv e, più ordinatamente, a Kherson) chiuse da una vittoria di Pirro: Bakhmut, che doveva essere presa in poco tempo aprendo la strada a una grande operazione offensiva, si è rivelata un tritacarne che ha distrutto parte della Wagner e tantissimi regolari russi e ucraini.
Alle sconfitte militari, che non vogliono tuttavia dire che la guerra sul campo Putin la abbia già persa (pensiamo allo Stalin sconfitto del 1941), si sommano quelle politiche, già consumate, per esempio in termini di influenza nel Caucaso e in Asia centrale o di reputazione nel mondo, anche nelle …
Prevedere quello che succederà a Mosca è difficile, ma possiamo partire da quello che conosciamo con relativa certezza. Dal febbraio 2022 Putin e il suo esercito hanno subito in Ucraina umilianti sconfitte militari (sotto Kiev, Kharkiv e, più ordinatamente, a Kherson) chiuse da una vittoria di Pirro: Bakhmut, che doveva essere presa in poco tempo aprendo la strada a una grande operazione offensiva, si è rivelata un tritacarne che ha distrutto parte della Wagner e tantissimi regolari russi e ucraini.
Alle sconfitte militari, che non vogliono tuttavia dire che la guerra sul campo Putin la abbia già persa (pensiamo allo Stalin sconfitto del 1941), si sommano quelle politiche, già consumate, per esempio in termini di influenza nel Caucaso e in Asia centrale o di reputazione nel mondo, anche nelle grandi capitali vicine a Mosca. E soprattutto si somma il collasso della ideologia con cui Putin ha lanciato l’attacco: l’Ucraina è uno Stato fantoccio, guidato da un élite incapace e abitato da una popolazione che, tranne una minoranza “nazista”, sa di essere russa. Questo crac è stato denunciato anche da Prigozhin nelle sue ultime dichiarazioni, che tutta la Russia ha ascoltato, ma si poteva leggere tra le righe di tanti saggi e articoli di intellettuali “patrioti” russi, e dei loro fiancheggiatori, costretti a notare come quella invasione (un atto quindi sconsiderato) abbia solidificato una nazione ucraina antirussa (ovviamente l’Ucraina e gli ucraini c’erano già, ma questa è un’altra storia).
Sappiamo anche che le difficoltà a Bakhmut stavano destabilizzando Prigozhin, che quel tritacarne viveva. Basta guardare i suoi video, come quello di fronte a un mucchio di cadaveri di suoi uomini (https://www.youtube.com/watch?v=j-bALDPCp4w), per ascoltare accuse feroci ai vertici del ministero e dell’esercito, vicinissimi a Putin ma definiti corrotti, criminali ecc. Eppure Prigozhin non veniva punito per parole che sarebbero costate a un civile anni di carcere, segno evidente che aveva a Mosca protettori che riuscivano a farlo tornare nei ranghi, sia pure con sempre più difficoltà.
Per capire chi sono questi protettori bisogna conoscere la storia della Wagner che non è una compagnia privata di mercenari, di proprietà di Prigozhin, un ex criminale comune in epoca sovietica poi vicino a Putin, ma una creatura del Gru, il direttorato delle informazioni dello Stato maggiore russo. La Wagner è stata fondata nel 2014 da Dmitry Utkin, un alto ufficiale in pensione delle forze speciali del Gru, per sostenere le “repubbliche popolari” del Donbass, dove già allora l’iniziativa putiniana, dopo il facile successo in Crimea, incontrava una forte resistenza ucraina. I relativi successi del 2014 spinsero poi il Gru a usarla in Africa (dove provvede alla sicurezza di capi di Stato) e in Siria, dove ha partecipato alla guerra civile. Qui ha agito sotto il comando di Sergei Surovikin, il “macellaio di Aleppo”, che da giovane capitano era stato l’unico a sparare sulla folla, uccidendo tre persone, nei giorni del fallito golpe del 1991. Surovikin è poi stato comandante a fine 2022 dell’Operazione militare speciale, dirigendo la ritirata da Kherson. Con Vladimir Alexeev, vice-capo Gru (e probabile organizzatore dell’omicidio col gas nervino dell’ex agente Skrypal nel Regno Unito), egli è uno dei capi-protettori di Prigozhin. Lo dimostra il video (https://www.youtube.com/watch?v=JerJsGHhNyk) YouTube in cui i due cercano di fermarlo anche all’inizio della avventura di questi giorni, allora senza riuscirci ma poi evidentemente con successo. Sappiano anche che l’esercito e l’aviazione russa non sono intervenuti per fermare la Wagner, che si è arrestata solo dopo quello che si dice sia stato un accordo. Putin, la cui influenza è stata in ogni caso duramente minata, sarebbe stato costretto a accettare un compromesso doloroso che mette a nudo le sue sconfitte.
Ora le previsioni, che valgono poco: terrà Putin fede all’accordo, che si dice contempli la diminuzione del potere, se non la sostituzione, di Shoigu e Gerasimov? O cercherà piuttosto, se l’esercito tornerà a obbedirgli, di far pagare al Gru l’avventura di Prigozhin, come probabilmente vorrebbe, magari profittando del collasso di un’iniziativa non voluta, che ha tolto al Gru forza e potere? Non lo sappiamo, ed è difficile augurarsi che Putin torni in sella ma anche che vincano generali “seri” ma capaci di terribili repressioni e omicidi oltre che di realistiche ritirate (sui social si parla di lotta tra cancro e virus).
Sappiamo però quello che si può fare, che è poco e molto insieme. Poco direttamente per la Russia, dove si può sperare che crolli il già indebolito gruppo al potere, che non crede che la Russia sia parte dell’Europa, vede nell’Europa un nemico corrotto e diabolico, e discute apertamente di usare le bombe atomiche, come fa Karaganov in Una decisione difficile che bisogna prendere, disponibile su https://eng.globalaffairs.ru/articles/a-difficult-but-necessary-decision/. Molto per l’Ucraina, e quindi indirettamente per la Russia, ragionando su quali fortissime garanzie politiche e militari le si possano dare per far fronte a un nemico terribile, che è pure nostro, anche se non lo vorremmo.