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Bce e Mes, il bazooka a salve di Meloni

L’assunzione di responsabilità della premier è una rassicurazione vuota. L’unica cosa che può rassicurare è avere istituzioni efficaci in caso di crisi
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L’aumento dei tassi di interesse non è una cura più pericolosa della malattia, l’inflazione, come sostiene Meloni. È l’unica cura possibile, qualunque siano le conseguenze, recessione compresa. Possiamo discutere su fin dove andare, come farlo e se lo si sarebbe potuto fare meglio. Ma è una questione di messa a punto, di ritocchi, inutile continuare a scandalizzarsi. Gli interessi alti, per ora, sono lì per restare.

Viviamo in un mondo di grande incertezza, che neppure l’econometria della Bce è in grado di ridurre. Le scelte sono difficili. Non sappiamo se gli aumenti fatti finora siano sufficienti. Non lo sanno le banche centrali, per questo continuano a ripetere che le loro decisioni future saranno guidate di volta in volta dai dati.

Non lo sappiamo, perché non siamo in grado di capire quanto gli aumenti dei prezzi siano ancora lo strascico dell’interruzione dei canali di fornitura globali, della pandemia, della guerra in Ucraina. O piuttosto la conseguenza del rapido aumento…

L’aumento dei tassi di interesse non è una cura più pericolosa della malattia, l’inflazione, come sostiene Meloni. È l’unica cura possibile, qualunque siano le conseguenze, recessione compresa. Possiamo discutere su fin dove andare, come farlo e se lo si sarebbe potuto fare meglio. Ma è una questione di messa a punto, di ritocchi, inutile continuare a scandalizzarsi. Gli interessi alti, per ora, sono lì per restare.

Viviamo in un mondo di grande incertezza, che neppure l’econometria della Bce è in grado di ridurre. Le scelte sono difficili. Non sappiamo se gli aumenti fatti finora siano sufficienti. Non lo sanno le banche centrali, per questo continuano a ripetere che le loro decisioni future saranno guidate di volta in volta dai dati.

Non lo sappiamo, perché non siamo in grado di capire quanto gli aumenti dei prezzi siano ancora lo strascico dell’interruzione dei canali di fornitura globali, della pandemia, della guerra in Ucraina. O piuttosto la conseguenza del rapido aumento della domanda, dell’euforia post pandemica e dell’enorme liquidità ancora presente nei mercati.

Non lo sappiamo, perché la dinamica dell’inflazione dipende anche dai comportamenti di imprese, lavoratori, operatori finanziari, banche. Comportamenti che sono guidati dalle aspettative sull’andamento futuro dei prezzi.

Pochi tra voi lettori avranno le idee chiare sulla dinamica futura dei prezzi. Speriamo tutti che l’inflazione cali, un po’ è stato così, ma non sappiamo cosa ci riserverà il futuro.

Le banche centrali hanno una missione difficilissima, ancorare le aspettative, convincerci che hanno fatto abbastanza per abbattere l’inflazione e fare in modo che, oltre a sperare, iniziamo a credere che i prezzi smetteranno di crescere.

Per arrivare a questo devono apparire inflessibili e continuare a ripetere il mantra: gli interessi devono essere sufficienti a riportare la dinamica dei prezzi intorno al 2%.

Il che non vuol dire che la Bce faccia tutto bene né che gli interessi continueranno a crescere dopo l’estate. Vuol solo dire che rimarranno elevati per un periodo di tempo non breve e che non sappiamo se e quando caleranno.

L’alternativa abbozzata da Meloni, la sua opzione simil No Vax, meglio la malattia della cura, non esiste. Vero, una dannazione per famiglie e imprese, ma la medicina va ingoiata.

In questa situazione l’unica cosa che può rassicurare è avere istituzioni efficaci in caso di crisi. Se i tassi rimangono alti e, come probabile, l’economia rallenta, i rischi di scricchiolii finanziari possono aumentare, soprattutto per un Paese con molti debiti la cui sostenibilità dipende dai mercati internazionali.

Per questo è paradossale il balletto di governo e Parlamento intorno al Mes. «Sono sempre stata abituata ad assumermi le mie responsabilità e questo farò anche in questo caso», dice Meloni. Ma cosa vuol dire assumersi le proprie responsabilità?

Mi viene in mente il famoso «whatever it takes» di Mario Draghi, la frase con cui di fatto risolse la crisi del debito sovrano del 2012 che minacciava la stabilità dell’euro. Era credibile, aveva costruito il consenso politico in Europa per intervenire con tutti gli strumenti disponibili alla Bce, un bazooka davvero potente per domare i mercati.

L’assunzione di responsabilità di Meloni è una rassicurazione vuota, il suo bazooka è senza proiettili. È possibile rassicurare i mercati procrastinando la ratifica di un’istituzione fondamentale per gestire eventuali crisi bancarie e del debito sovrano? E rassicurare i nostri partner europei ritardando l’attivazione di uno strumento condiviso da tutti per la stabilità dell’Unione?

Se allora ci fosse stato un Mes come quello in ratifica oggi, uno strumento comune europeo per sostenere i Paesi in difficoltà, la crisi della Grecia si sarebbe risolta in modo meno drammatico e forse Draghi non avrebbe avuto bisogno di pronunciare il «whatever it takes».

Possiamo amenamente discutere di questo perché la crisi ora non c’è e non si vede all’orizzonte. Il Mes è uno strumento per tempi peggiori da attivare solo in estrema emergenza. Non averlo è come essere senza airbag. Aumenterebbe forse la sicurezza dei guidatori?

barba@unimi.it

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