Le straordinarie capacità del generale Francesco Paolo Figliuolo sono ben note agli italiani, che hanno potuto apprezzarle quando il governo di Mario Draghi affidò a lui la guida della difficile campagna di vaccinazione contro il Covid 19: il primo marzo 2021 il generale prese il comando di una macchina organizzativa in evidente affanno — con tre milioni di contagiati e solo 44 mila vaccinati in tutto il Paese — e nell’arco di due mesi riuscì a raggiungere il numero record di 508 mila vaccinazioni in un solo giorno.
Non stupisce dunque che le sue doti organizzative e manageriali vengano oggi riconosciute con la nomina a commissario straordinario per l’emergenza alluvione in Emilia Romagna.
Stupisce semmai che questo riconoscimento gli venga proprio da Giorgia Meloni e da Matteo Salvini, i due leader che durante la battaglia contro il coronavirus furono quelli più ostili alla campagna di Figliuolo.
Certo, all’inizio si complimentarono con lui — soprattutto perché la sua nomina seg…
Le straordinarie capacità del generale Francesco Paolo Figliuolo sono ben note agli italiani, che hanno potuto apprezzarle quando il governo di Mario Draghi affidò a lui la guida della difficile campagna di vaccinazione contro il Covid 19: il primo marzo 2021 il generale prese il comando di una macchina organizzativa in evidente affanno — con tre milioni di contagiati e solo 44 mila vaccinati in tutto il Paese — e nell’arco di due mesi riuscì a raggiungere il numero record di 508 mila vaccinazioni in un solo giorno.
Non stupisce dunque che le sue doti organizzative e manageriali vengano oggi riconosciute con la nomina a commissario straordinario per l’emergenza alluvione in Emilia Romagna.
Stupisce semmai che questo riconoscimento gli venga proprio da Giorgia Meloni e da Matteo Salvini, i due leader che durante la battaglia contro il coronavirus furono quelli più ostili alla campagna di Figliuolo.
Certo, all’inizio si complimentarono con lui — soprattutto perché la sua nomina segnava la fine della gestione Arcuri, decisa dal governo Conte e sin dall’inizio contestata sia dalla Lega che da Fratelli d’Italia — e finché il generale si limitò a offrire la vaccinazione a tutti coloro che volevano farla sia Meloni che Salvini elogiarono «il cambio di passo» e il «buon lavoro» che stava facendo.
Ma appena il governo Draghi si rese conto che erano necessarie altre misure per fermare la pandemia, incaricando proprio Figliuolo di metterle in pratica, i complimenti finirono e cominciarono gli attacchi. Quando il generale anticipò l’estensione dell’uso del green pass per l’accesso ai ristoranti o ai trasporti pubblici «per convincere quelli che possono essere gli ultimi irriducibili», la leader di Fratelli d’Italia lo attaccò frontalmente, definendo la sua idea «raggelante», anzi «l’ultimo passo verso la realizzazione di una società orwelliana», «una follia anticostituzionale». Una posizione condivisa anche da Salvini, che fece convergere i voti leghisti su un emendamento di Fratelli d’Italia, con la motivazione ufficiale che non bisognava penalizzare i ristoratori già in crisi.
E infatti fu proprio quello di Giorgia Meloni il partito più apprezzato dai no-vax, proprio per la sua battaglia contro il green pass e contro l’obbligo vaccinale deciso per gli over 50. Allora l’attuale presidente del Consiglio arrivò a parlare di «estorsione di Stato»: «O firmi il consenso informato assumendoti la responsabilità di una vaccinazione che di fatto ti viene imposta, oppure tolgono il pane dai denti a te e ai tuoi figli».
Il fatto che oggi — poco più di un anno dopo quelle parole di fuoco — Giorgia Meloni abbia deciso di affidare la gestione dell’emergenza alluvione proprio a quel generale che allora contestava così duramente è certamente una buona notizia.
Certo, è difficile allontanare il sospetto che la scelta di un nome autorevole come quello di Figliuolo sia servita a evitare di nominare il candidato naturale all’incarico di commissario — il presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, che la premier abbracciava nelle terre alluvionate e baciava dopo le riunioni a Palazzo Chigi — specialmente dopo l’infelice tweet del viceministro meloniano Galeazzo Bignami («Vi fidereste di Schlein e compagni?»).
Ma oggi fermiamoci qui, e registriamo la conversione alle ragioni del buon governo di una leader che dall’opposizione tuonava contro il «governo dei migliori» — arrivando a incolparlo di intenti criminali mentre era in corso la guerra contro il Covid — e oggi, finalmente arrivata a Palazzo Chigi, sceglie uno degli uomini-simbolo di quel governo.