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Il degrado senza fine dei parlamentari razzisti

Aboubakar Soumahoro

 

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Soumahoro come Lukaku, Vinicius, Koulibaly, Osimhen, Anguissa, e l’elenco potrebbe continuare a lungo. Accompagnato dall’insostenibile e fetida leggerezza degli ululati, degli schiamazzi cavernicoli, delle vocali onomatopeiche che piovono dagli spalti: anzi no, macché spalti. Benvenuti in curva allo stadio, pardon, in Parlamento. Se, come ha doverosamente denunciato il collega Davide Faraone, ad ogni intervento in aula dell’onorevole Aboubakar Soumahoro la maggioranza di centrodestra ne accompagna le parole con gorgheggi razzisti e versi indecenti sparati come proiettili per dileggiare la persona e colpirla non per ciò che dice (legittimamente criticabile) ma per quel che è e rappresenta plasticamente - forse anche e prima di tutto, vedi i calciatori di cui sopra, per il colore della sua pelle -; ecco, se così è, allora tocca mettere agli atti l’ennesimo triste sprofondo delle nostre istituzioni, nel degrado continuo del dibattito politico. Lui, Soumahoro, quel sottofondo beluino prov…

Soumahoro come Lukaku, Vinicius, Koulibaly, Osimhen, Anguissa, e l’elenco potrebbe continuare a lungo. Accompagnato dall’insostenibile e fetida leggerezza degli ululati, degli schiamazzi cavernicoli, delle vocali onomatopeiche che piovono dagli spalti: anzi no, macché spalti. Benvenuti in curva allo stadio, pardon, in Parlamento. Se, come ha doverosamente denunciato il collega Davide Faraone, ad ogni intervento in aula dell’onorevole Aboubakar Soumahoro la maggioranza di centrodestra ne accompagna le parole con gorgheggi razzisti e versi indecenti sparati come proiettili per dileggiare la persona e colpirla non per ciò che dice (legittimamente criticabile) ma per quel che è e rappresenta plasticamente - forse anche e prima di tutto, vedi i calciatori di cui sopra, per il colore della sua pelle -; ecco, se così è, allora tocca mettere agli atti l’ennesimo triste sprofondo delle nostre istituzioni, nel degrado continuo del dibattito politico. Lui, Soumahoro, quel sottofondo beluino proveniente dai banchi della maggioranza versione ultrà l’ha definito un “oltraggio alla Costituzione”. Volendo, si potrebbe andare subito al punto e chiamarlo con il suo nome: razzismo. Razzismo, ripetiamo. Razzismo in purezza. Non occorrono esegeti dell’insulto da stadio né audio-interpreti per accertare la sostanza dell’indignata denuncia di Faraone. Basta stare ai fatti. E i fatti dicono questo. Che è sufficiente che un uomo dalla pelle scura prenda la parola, o calci un pallone, o entri in campo, o il suo nome venga scandito dallo speaker prima dell’inizio di una partita perché il peggior “pubblico” – ovvero le sacche di ignoranti suprematisti, imbecilli vari, qualcuno magari affezionato alla teoria della sostituzione etnica cara ad alcuni esponenti di primo piano del governo e della maggioranza che lo sostiene – riproduca, più o meno divertito, il verso della scimmia. Il fiore all’occhiello del razzismo più becero.


Che a indossare la divisa degli ultrà siano parlamentari della Repubblica, e dunque pubblici ufficiali che hanno giurato sulla Costituzione antirazzista, è una vergogna doppia. Né, in questo subdolo e odioso gioco al massacro (“adòss al négher”, griderebbero nelle curve più razziste del nord Italia) avrebbe senso - in teoria sarebbe superfluo - tirare fuori la vicenda politica, con parabola annessa, del deputato Soumahoro. Coinvolto con tanto di linciaggio mediatico nella brutta storia della gestione delle Coop di Latina che ha visto protagoniste moglie e suocera. Ora: da quella storia Soumahoro, per la giustizia, è uscito completamente innocente (posto che il razzismo è razzismo a prescindere da eventuali responsabilità di qualsivoglia tipo, anche di opportunità politiche). Ma per un attimo, visto che se ne è molto parlato, anche a sproposito, prendiamola in mano, la vicenda Soumahoro in quanto marito e genero. Colpisce, sorprende, addolora che la stessa maggioranza curvaiola degli ululati rivolti al collega del gruppo misto abbia un atteggiamento decisamente diverso, benevolo, nei confronti della ministra del Turismo Daniela Santanchè, finita nella bufera, lei, per il caso Visibilia, in particolare per l’uso fraudolento della Cig Covid. Due pesi e due misure. Per la “pitonessa” (copyright Dagospia) degli stabilimenti balneari, della Venere influencer d’Italia e dell’ “aeroporto a Cortina”, una difesa pelosa d’ufficio. Per il deputato con gli stivali di gomma, il pianeta della scimmie.

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