“Dopo averlo a lungo interrogato ho la certezza che mio figlio Leonardo non abbia compiuto alcun atto penalmente rilevante”. Le parole, come dichiarava Nanni Moretti in accappatoio e cuffia da pallanuoto, nel film Palombella Rossa “sono importanti”. E così, la prima osservazione che sorge leggendo il comunicato stampa del Presidente del Senato, avvocato Ignazio La Russa, è che dopo una faccenda grave come l’essere stati accusati di violenza, i figli non si ascoltino e con essi non si parli, i figli si interrogano. Questo potrebbe lasciarci desumere che Ignazio La Russa sia prima avvocato e poi padre, o che la sua paternità abbia natura poliziesca, sia egli prima ciò che fa e poi ciò che è, ma non siamo qui per cedere a conclusioni affrettate e non lo faremo. E non sottolineeremo la distanza con un’altra definizione di sé, quella del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni e cioè sono una donna, sono una madre, sono cristiana nella quale genitorialità e appartenenza religiosa vengono comunque dopo l’essere donna.
La seconda parola, che ci riporta all’importanza delle stesse, urlata da Moretti con cuffia e accappatoio, è un avverbio: penalmente. “Non abbia compiuto niente di penalmente rilevante”. Avverbio coerente con il termine interrogatorio, ma che – e su questo credo possiamo concordare tutti abbastanza facilmente – dovrebbe seguire altri avverbi che riguardano comportamenti e modi che possono pure non essere giuridicamente rilevanti o perseguibili ma che possono esserci comunque stati ed essere gravi, violare insomma quei patti di civiltà e cultura che sono alla base di una democrazia e direi della vita in comune. In effetti, la chiusura del comunicato di Ignazio La Russa, avvocato, presidente del Senato, e padre, è che non si sente di muovere alcun rimprovero al figlio Leonardo Apache accusato di violenza sessuale. Sorgerebbe naturale domandarsi cosa la ministra Eugenia Roccella pensi del secondo nome del figlio del presidente del Senato, ma lasciamo da parte questo struggente interrogativo. Il secondo paragrafo del comunicato di Ignazio La Russa, avvocato, presidente del Senato, è “Conto sulla Procura della Repubblica verso cui, nella mia lunga attività professionale ho sempre riposto fiducia, affinché faccia chiarezza con la maggiore celerità possibile per fugare ogni dubbio”. Dunque, nei primi due paragrafi di questo comunicato non c’è un solo accenno alla gravità dell’accusa, al clima culturale nel quale alcuni maschi abusano, violentano, uccidono le donne o viventi che a donne vengono assimilati perché considerati più deboli in un’ottica paternalista e patriarcale, e non c’è nemmeno la compassione per un figlio che potrebbe aver commesso un reato o di un errore essere vittima. Il presidente del Senato e avvocato anzi si dichiara sorpreso per i 40 giorni trascorsi tra violenza e querela, quando la legge italiana prevede fino a 12 mesi. Nel comunicato stampa, in breve, le responsabilità sono tutte della ragazza e del suo avvocato – ritardo presunto nella presentazione della domanda, dichiarazione di aver consumato cocaina, sospetto di simulazione perché “incrociata al mattino, sia pur fuggevolmente da me e da mia moglie, la ragazza appariva assolutamente tranquilla” – e non sfiorano nemmeno Leonardo Apache La Russa al quale, come si legge, il presidente del Senato, avvocato, e padre Ignazio La Russa, ribadisco, non sente di dover rivolgere alcun rimprovero. Nel racconto, la ragazza querelante ha dichiarato di aver incontrato Leonardo Apache La Russa e aver bevuto con lui un drink successivamente al quale non ricorda niente fino al risveglio, la mattina dopo, nuda nel letto con Leonardo Apache, nudo lui pure, che le dice di aver avuto un rapporto con lei sotto effetti di sostanze stupefacenti e che un suo amico – la ragazza non lo aveva mai visto – aveva avuto lui pure un rapporto con lei a sua insaputa dopo che entrambi l’avevano spogliata.
Furio Jesi, nel suo saggio Cultura di destra (Garzanti, 1979, poi nottetempo, 2011) osservava che la cultura di destra è “fatta di autorità e sicurezza mitologica circa le norme del sapere, dell’insegnare, del comandare e dell’obbedire”. Mi domando dunque quale mito del maschio senza macchia e senza peccato, quale norma del sapere e dell’insegnare, del comandare e dell’obbedire abbia in mente Ignazio La Russa, avvocato, Presidente del Senato, politico di lungo corso e seconda carica dello Stato, per non mostrare tenerezza né comprensione per una giovane donna e per un giovane uomo, il figlio – lui presunto abusante, lei vittima, una giovinezza non simmetrica, insomma – immersi in un sistema di violazioni e controllo dei corpi che questo suo comunicato non fa che ratificare.
Le parole di La Russa e il mito della destra del maschio che non sbaglia mai
di Chiara Valerio
Non mostra comprensione e compassione per una giovane donna che potrebbe aver subito il peggiore degli abusi. E neanche per il figlio